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Visualizzazione dei post con l'etichetta capodistria

Europa ed Egitto: Storia di un Amore Sincero e dei suoi 7,4 Miliardi di ragioni che fanno il torto ai diritti umani

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Dal lontano 2013, il caro Egitto ha un "faraone" nuovo di zecca. Prima un comodo e sempre verde colpo di Stato militare, poi una serie di "rigorosissime" ed "imparziali" elezioni farsa, e il gioco è fatto: il trono è assicurato. Nel frattempo, sul fronte dei diritti umani e della libertà di stampa... rullo di tamburi ... non è cambiato assolutamente un beneamato nulla. Ma ehi, a chi vuoi che importi se Giulio Regeni è stato torturato e ammazzato da un regime canaglia? Di sicuro non alla cara e nobile Unione Europea, a cui di tutta questa storia non è mai fregato un fico secco. Certo, la diplomazia europea ci ha regalato momenti d'altissimo teatro: Le storiche Risoluzioni UE: utilissime per pulirsi la coscienza, stampate su carta meravigliosa, perfetta come carta straccia o per fare le barchette. I Valori Etici: comodamente riposti in soffitta per far spazio al vero motore del mondo: i quattrini . La svolta del 2024: Abbracci, Sorrisi e Bonifici Perch...

Quella manifestazione che non c'è stata di 6mila italiani contro l'Austria a Porta Istria, che non esiste. Era Capodistria...

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  La Stampa del 10 luglio 1910, pubblicava una rettifica, singolare, verso una informativa che lo stesso quotidiano riceveva da un giornale tedesco con il quale si sosteneva che a Porta d'Istria 6 mila italiani inneggiarono contro l'Austria, a sostegno dell'Italia, cantando con l'Inno di Garibaldi.    Pochi giorni dopo arriva una clamorosa smentita per l'epoca.  Che ben dimostra come la propaganda, sia nell'una che nell'altra direzione, poteva partorire delle cose incredibili e funzionali a fomentare tensione, anche se forse, in fondo qualcosa di vero vi poteva essere.  Nella rettifica pubblicata sulla Stampa si legge che " Alcuni giornali, tra i quali il vostro, hanno pubblicato due giorni or sono la seguente notizia da Berlino: Seimila italiani di Trieste sono venuti in Dalmazia e a Porta Istria, davanti al Leone di San Marco, eretto alle porte della città, ed hanno gridato: Abbasso l'Austria Viva l'Italia. Hanno intonato l'Inno di Garibal...

Stiamo intasando il golfo di Trieste di grandi navi. Quanto è sostenibile a livello ambientale?

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Il golfo di Trieste è una meravigliosa insenatura dell'Alto Adriatico che unisce in un colpo solo tre Stati, Italia, Slovenia e Croazia, da Grado, a punta Salvore. Tre sono i porti principali e importanti che dominano questo golfo, Trieste, Capodistria e Monfalcone. Un golfo dove c'è la riserva naturale dell'isola della Cona e di Miraramare, e nel mezzo vi passano decine di navi grandi, piccole, dalle grandi navi mercantili alle grandi navi da crociera.    L'inquinamento è assolutamente assicurato, diversi studi, soprattutto per quanto riguarda le navi da crociera hanno ben evidenziato quanto siano problematiche a livello ambientale, centinaia di navi da crociera inquinano quanto l'intero parco macchine di tutta l'Europa.  Le stanno respingendo da Venezia, perchè Venezia deve essere protetta, tutelata. Ma quei giganti però nel golfo di Trieste ci possono stare. E chi lo ha deciso? Possono invadere le rive triestine, conquistare i moli della città giuliana, come ...

Anni '20 in Istria, dalla bandiera rossa vietata a Pirano, all'arresto di maestri sloveni a Capodistria

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  10 novembre 1920, nella tornata della Camera del Regno d'Italia viene proposta una telegrafica interpellanza su quanto accaduto a Pirano qualche giorno prima. L'interrogazione era diretta al presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, per sapere se fosse necessario o meno un suo intervento verso il il maresciallo dei carabinieri di Pirano, " che le camere del lavoro sono istituzioni ammesse tanto dalle leggi austriache, quanto da quelle italiane; e che quando egli grida ai rappresentanti della camera del lavoro di Pirano che « è ora di finirla con le camere del lavoro » dice una sciocchezza". Concludendo l'interrogazione " per sapere quale legge o bando abbia autorizzato le autorità di Pirano ad impedire l'esposizione della bandiera rossa, contrariamente a quanto avveniva invece in altre parti dell'Istria. Cinque anni dopo, altra situazione incresciosa che si verifica nella zona della vicina Capodistria. Sempre una interrogazi...

La questione del consolato italiano di Capodistria è anche negli archivi della NATO

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  Sulla vicenda del consolato italiano a Capodistria avevo già dedicato un breve scritto dopo quanto rintracciato negli archivi della CIA. C'era una chiara opposizione da parte jugoslava nel voler vedere nel proprio territorio un riferimento istituzionale di simile importanza, di connessione politica e governativa con l'Italia, tanto che si propose di realizzarlo nei paraggi di Lubiana. cioè il più lontano possibile da Capodistria. Da canto loro, anche su Trieste si registrarono dei muri sull'apertura del consolato jugoslavo in città.  Una vicenda calda, che determinò complesse trattative e si risolse con una lettera d'intenti di reciprocità che venne inserita nel Memorandum di Londra del 1954. Tanto calda fu la questione diplomatica che è presente anche negli archivi della NATO. Due documenti, del 6 ottobre 1954, uno in versione inglese e l'altro in versione francese infatti richiamano la questione conclusiva del consolato in relazione a quanto emerso ne Memorand...

Quel battibecco in Parlamento sui nomi dei luoghi: se per gli italianissimi si diceva Capo d'Istria e non Capodistria

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Si potrebbe iniziare con il canonico correva l'anno 13 dicembre 1921 e alla Camera del Regno d'Italia si stava discutendo della problematica che interessava da un lato la chiusura di settanta scuole slovene nell'Istria e dall'altra quella sulla italianizzazione di alcuni toponimi. Il problema della chiusura delle scuole slovene venne sollevato con alcune interrogazioni dai deputati Scek, Podgornik e Lavrencic.  Ma Suvich uno dei massimi esponenti dell'irredentismo giuliano e fascista triestino della prima ora tanto che sotto Mussolini fu anche sottosegretario alla Finanze, agli Esteri e nominato ambasciatore in America, in modo piccato fece notare che "qui si tratta di città istriane, città cioè perfettamente italiane, come Capo d'Istria, Pola, Parenzo, Lussin, ecc., distretti che hanno nomi storici italiani, che sono abitati da italiani, e che invece nelle interrogazioni di quei deputati compaiono con nomi slavi".    Il deputato Podgornik esponente de...

Si chiama Trieste Airport FVG ma non c'è un solo cartello stradale che lo indica così

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Nel 2016, con il processo di privatizzazione, lo scalo aeroportuale del FVG prenderà il nome di Trieste Airport Friuli Venezia Giulia. Mentre continuerà a rimanere intitolato a Brazzà.  Brazzà è Nato a Roma nel 1852 e morto a Dakar nel 1905, la sua famiglia aristocratica era originaria del Friuli,  prese anche la cittadinanza francese, divenne ufficiale della Marina di Francia, fu esploratore ma nell'ambito del colonialismo operando per l'interesse francese.  Dunque uno scalo intitolato ad un colonialista. Intitolazione sicuramente da rivedere . Intanto, è singolare osservare che in questi anni non si è rinnovata la segnaletica stradale che indica il Trieste Airport. Son rimasti i cartelli vecchi, genericamente indicando aeroporto, oppure aeroporto del Friuli Venezia Giulia, il vecchio nome. Singolare osservare invece come nei nuovi cartelli stradali collocati in prossimità dello scalo aeroportuale e bilingue, invece il nome dello scalo non solo non sia riportato, con...

E all'improvviso incontri Garibaldi a Capodistria

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Nella bella città istriana di Capodistria, che ha conosciuto un concentrato di storia pazzesco, un frullato di cui ancora oggi si fatica a metterne insieme i pezzi, quando meno te lo aspetti, nella Slovenia dove il nazionalismo ha macchiato profondamente il territorio, così come ha fatto dall'altra sponda l'Italia, incontri all'improvviso un murales che raffigura Garibaldi. Personaggio in Italia controverso, simbolo dell'Unità d'Italia, ma nel sud Italia ricordato tutt'altro che con amore e passione viste le scorribande dei garibaldini nelle campagne del meridione. Garibaldi  però in Italia divenne  icona classica per il Risorgimento e anche simbolo nella lotta di liberazione dal nazifascismo.    Basta pensare che la più importante divisione di partigiani italiani in terra jugosalva si chiamava appunto divisione Garibaldi che si costituì in Montenegro nel 1943. E una delle poche vie che a Capodistria riporta ancora un nome dedicato ad un personaggio italiano è p...

Quella prova di forza jugoslava su Capodistria nel luglio del '48 contro il tentativo di colpo di stato di irredentisti triestini

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Il partito comunista jugoslavo aveva ordinato per il 20 luglio del 1948 di svolgere a Capodistria una imponente esercitazione militare. Esercitazione che, a detta della CIA, aveva una grande valenza simbolica, visto che, come si precisa nell'informativa, vi erano vari elementi che portavano a credere che circoli irredentisti triestini fossero pronti a compiere un colpo di Stato per occupare Capodistria. Vennero mobilitati ben 2315 militari dell'esercito jugoslavo. Venne avvisata, si legge nell'atto, la popolazione capodistriana di non allarmarsi alla vista di migliaia di militari, o se avessero sentito degli spari, perchè era solo un'esercitazione militare. L'operazione era caratterizzata da due fasi, che doveva simulare operazioni d'attacco e di difesa, una via terra, una via mare, e includeva diversi battaglioni, anche truppe in bicicletta, i punti di riferimento erano, come si legge nel documento, San Canziano, Isola, il vallone di Capodistria. Si sottolinea...

Quando a Capodistria la Jugoslavia si oppose all'apertura del consolato italiano perchè "c'erano pochi italiani"

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  In un bel palazzotto rosa sulle rive capodistriane sventolano la bandiera europea e quella italiana. Siamo in via Belvedere, una delle vie più suggestive della città istriana dove lo sguardo si perde nella bellezza del golfo di Trieste. Eppure la storia di questo consolato è stata travagliata, tutt'altro che scontata. Ad esempio in un documento conservato negli archivi della CIA  del 16 luglio 1954 si relaziona dello stato delle cose tra Italia e Jugoslavia sulla questione di Trieste. Si relaziona delle proposte e scambi di vedute tra l' ambasciatore Brosio per parte italiana, e Velebit per parte jugoslava. Tra i punti di scontro c'era la questione del consolato italiano a Capodistria. L'Italia insisteva per aprirlo, ma la Jugoslavia, per voce di Velebit, si rifiutava con fermezza, motivando che c'erano pochi italiani e che in base alle condizioni di reciprocità sarebbe stato invece favorevole all'apertura del consolato italiano fuori dall'aria del TLT, ad...

Dal goriziano al triestino è necessario andare oltre l'Italia e la Slovenia, serve una Regione europea transfrontaliera

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Se c'è un qualcosa che è emerso con forza durante questi lunghi mesi di misure restrittive dovute all'emergenza coronavirus è l'assurdità di quella burocrazia che ha contribuito a dividere territori che oramai si mescolano da tempo, pur mantenendo con fermezza preservate le proprie identità. Blocchi di cemento, pietre, reti, certificazioni, moduli, test, nella maggior parte dei casi ignorati, perchè un modo di ritrovarsi lo si trova sempre in un territorio che nessuno dotato di un cervello funzionante ha intenzione di militarizzare. C'è chi ha trionfato e urlato alla vittoria in questo periodo, vittoria di Pirro, come alcuni commercianti di qui che hanno beneficiato delle chiusure di là, ma appena i blocchi cadranno, si ritornerà come prima a lamentarsi ed invocare interventi di assistenzialismo od aiuto statale. Diciamolo pure, il '900 è stato un secolo distruttivo per questa terra, nazionalismi dall'una e dall'altra parte conditi con l'ideologia di tur...

Capodistria ed il ritorno dei vecchi nomi. Ma c'è già il caso di Biagio Giuliani o Biagio Zulian?

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Citato come uno dei tanti eroi veneti dimenticati. A Venezia esiste u na lapide che così recita     Alla memoria del capitano BIAGIO ZULIAN da Capodistria che il XXIV giugno del MDCXLV durante la guerra di Candia piuttosto che rendere al turco il forte di San Todero presso la Canea diede fuoco alle polveri seppellendo sotto le rovine sè i compagni e i nemici superbo esempio   di fedeltà al dovere e alla patria fino al sacrificio In uno dei siti che tratta degli eroi veneti dimenticati così si parla di Biagio Zulian : Nel 1645 Venezia si trovava nuovamente ad affrontare da sola l’avanzata turca nel Mediterraneo orientale che investiva ora l’isola di Creta (Candia). L’ insufficiente organizzazioni per il rifornimento e la difesa dell’isola, permise ai turchi la conquista dell’isola fortezza di San Teodoro, caposaldo strategico. Non potendo resistere alle forze nemiche superiori sia di numero che in potenza di fuoco, il comandante veneziano del forte il capodistriano Biagio ...

Nel sito della CIA si ricorda il bilinguismo in Slovenia anche se sfugge Ancarano, e in FVG si dimenticano del friulano e tedesco ma ricordano lo sloveno

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Leggermente più piccola del New Jersey. Così appare la Slovenia nell'immaginario USA. Nel sito della CIA   a proposito della storia della Slovenia si ricorda che le terre slovene fecero parte dell'Impero austro-ungarico fino alla dissoluzione di quest'ultimo alla fine della prima guerra mondiale. Nel 1918, gli sloveni si unirono ai serbi e ai croati per formare un nuovo stato multinazionale, che è stato nominato Jugoslavia nel 1929. Dopo la seconda guerra mondiale la Slovenia divenne una delle repubbliche nella nuova Jugoslavia, che, sebbene comunista, tengono a precisare alla CIA, prese le distanze dall'Unione Sovietica e ha testato il movimento non allineato.   A detta degli americani, però, insoddisfatti dall'esercizio del potere da parte dei serbi, gli sloveni sono riusciti a stabilire la loro indipendenza nel 1991 dopo una breve guerra di 10 giorni. Concludono rimarcando che i legami storici con l'Europa occidentale, l'economia in crescita e una democ...

Costituire la provincia autonoma "italoslovena" del litorale istriano sloveno

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Nel Memorandum di Londra del 1954, che poneva fine alla disputa territoriale tra Italia e Jugoslavia, e alla fine dei sogni di chi voleva il TLT, con il passaggio all'amministrazione italiana della Zona A e quella B alla Jugoslavia, oggi Slovenia, si può leggere ad esempio che  nei Comuni della zona sotto amministrazione jugoslava, dove gli appartenenti al gruppo etnico italiano costituiscono un elemento rilevante (almeno un quarto) della popolazione, tali iscrizioni e tali nomi saranno in italiano, oltre che nella lingua della Autorità Amministratrice.  Su Radio Capodistria il Presidente dell'Unione Italiana afferma quanto segue: che si arrivi a rispettare lo Statuto speciale annesso al Memorandum di Londra e dunque la particolarità del nostro territorio d’insediamento stoico in Slovenia; che si addivenga quindi alla costituzione di una provincia a statuto particolare, speciale, autonomo o come lo vogliamo chiamare che comprenda le municipalità di Ancarano, Ca...

Se i nomi di cui si chiede la riesumazione a Capodistria sono quasi tutti contenuti nell'albo caduti e dispersi della RSI

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Non è tanto in discussione la questione della pietà umana, del diritto dei famigliari a deporre un fiore sulla tomba di un proprio parente. Ma una questione di completezza dell'informazione storica. Nulla di più. Sul Piccolo è stata pubblicata la lettera a firma di Piero Sardos Albertini in qualità di presidente della Fameia Capodistriana, con la quale ha chiesto, riportando l'elenco di “cittadini italiani scomparsi da Capodistria nel maggio del 1945” di provvedere alla riesumazione delle salme la cui esplorazione territoriale sarebbe comunque di gran portata e con poche certezze di successo. Ma non è tanto questo il punto. Quello che per completezza voglio far notare è che la quasi totalità dei nomi di cui si indica la richiesta di provvedere con la riesumazione sono riportati nell'Albo Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana realizzato in “onore delle Famiglie dei Caduti e dei Dispersi della Repubblica Sociale Italiana!". Così si legge in questo albo in ...

Quel monumento incomprensibile e incompiuto sorto a Capodistria per ricordare il ritiro dell'armata Jugoslava

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Sulla punta del molo della Miami Beach della Slovenia, Capodistria, dal 2001 sorge un manufatto che difficilmente può sfuggire all'attenzione dei più. Per alcuni aspetti ricorda quelle statue di mostri che sorgono sul ponte di Lubiana. Ma non si capisce proprio cosa sia. Due pali, che sembrano due braccia perse da qualche mostro sottomarino, poggiate su un basamento, sul quale è spiegato il senso di quell'opera. Si legge, anche con difficoltà, per il tempo che sta usurando pure le scritte,  " in occasione del X° anniversario del ritiro dell'ex armata popolare jugoslava dalla Repubblica di Slovenia...  ...il ministero della difesa e dell'interno 10 ottobre 2001" . Si tratta dunque di un manufatto che vorrebbe celebrare la fine dell'epoca jugoslava in Slovenia. Regione storica dell’Impero austroungarico che poi fece parte del Regno di Iugoslavia, poi ci fu la parentesi dell'occupazione fascista e nazista e dal 1945 al 1991 la Slovenia è stata una Repubb...