Verde, bianco, rosso e a stelle e strisce: l'incredibile parabola del nazionalismo italiano con l'ostentazione del tricolore ovunque

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Ora, pensate per un momento a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi. Se persino sul Silos di Monfalcone, un edificio industriale, un pezzo di storia del lavoro — hanno piazzato due tricolori mastodontici, visibili a chilometri di distanza... beh, di cosa ci stupiamo più? Siamo di fronte a quella che, storicamente parlando, è una clamorosa, inequivocabile ostentazione della bandiera nazionale!  E la cosa straordinaria, se ci pensate, è che noi italiani con questa bandiera abbiamo sempre avuto un rapporto, come dire... complicato . Non  è come negli Stati Uniti o in Francia! In Italia non c'è mai stata quella viscerale, profonda simpatia popolare per il vessillo. Perché siamo più regionalisti, perchè l'Italia è composita, complessa, senza dimenticare il passato che sicuramente ha lasciato il segno. E badate bene, è un paradosso incredibile: stiamo parlando della bandiera della Costituzione, la bandiera nata dalle lotte del Risorgimento e poi rifondata dalla Resistenza! ...

Nel sito della CIA si ricorda il bilinguismo in Slovenia anche se sfugge Ancarano, e in FVG si dimenticano del friulano e tedesco ma ricordano lo sloveno



Leggermente più piccola del New Jersey. Così appare la Slovenia nell'immaginario USA. Nel sito della CIA  a proposito della storia della Slovenia si ricorda che le terre slovene fecero parte dell'Impero austro-ungarico fino alla dissoluzione di quest'ultimo alla fine della prima guerra mondiale. Nel 1918, gli sloveni si unirono ai serbi e ai croati per formare un nuovo stato multinazionale, che è stato nominato Jugoslavia nel 1929. Dopo la seconda guerra mondiale la Slovenia divenne una delle repubbliche nella nuova Jugoslavia, che, sebbene comunista, tengono a precisare alla CIA, prese le distanze dall'Unione Sovietica e ha testato il movimento non allineato.  A detta degli americani, però, insoddisfatti dall'esercizio del potere da parte dei serbi, gli sloveni sono riusciti a stabilire la loro indipendenza nel 1991 dopo una breve guerra di 10 giorni. Concludono rimarcando che i legami storici con l'Europa occidentale, l'economia in crescita e una democrazia stabile sono stati importanti nella transizione post comunista della Slovenia che non a caso è entrata sia nella NATO che nell'UE nel  2004 per unirsi alla zona euro e alla zona Schengen nel 2007. Poche righe per rappresentare secoli di storia con una sintesi più o meno efficace. La lingua principale parlata è lo sloveno, seguita dal serbo, e si ricorda che sia l'italiano che l'ungherese sono garantite come lingue nelle municipalità dove risiedono le rispettive comunità. Quando si citeranno le città dove è presente la comunità italiana queste saranno accompagnate nella formulazione bilingue, ad esempio  Izola/Isola Koper-Capodistria Piran/Pirano ma Ankaran non sarà Ancarano. Sfuggita. Come sfugge alla CIA che in Italia si parlano 12 lingue, si rimarcherà che in Friuli Venezia Giulia tra Trieste e Gorizia si parla anche lo sloveno, ma del friulano, ad esempio non c'è traccia come non c'è traccia del tedesco. 

 


Curiosi anche i nomi delle regioni italiane. Vengono presentate così:  "Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio (Latium), Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte (Piedmont), Puglia (Apulia), Toscana (Tuscany), Umbria, Veneto; autonomous regions: Friuli Venezia Giulia, Sardegna (Sardinia), Sicilia (Sicily), Trentino-Alto Adige (Trentino-South Tyrol) or Trentino-Suedtirol (German), Valle d'Aosta (Aosta Valley) or Vallee d'Aoste (French)".

 

mb

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