Nella bella città istriana di Capodistria, che ha conosciuto un concentrato di storia pazzesco, un frullato di cui ancora oggi si fatica a metterne insieme i pezzi, quando meno te lo aspetti, nella Slovenia dove il nazionalismo ha macchiato profondamente il territorio, così come ha fatto dall'altra sponda l'Italia, incontri all'improvviso un murales che raffigura Garibaldi. Personaggio in Italia controverso, simbolo dell'Unità d'Italia, ma nel sud Italia ricordato tutt'altro che con amore e passione viste le scorribande dei garibaldini nelle campagne del meridione. Garibaldi però in Italia divenne icona classica per il Risorgimento e anche simbolo nella lotta di liberazione dal nazifascismo.

Basta pensare che la più importante divisione di partigiani italiani in terra jugosalva si chiamava appunto divisione Garibaldi che si costituì in Montenegro nel 1943. E una delle poche vie che a Capodistria riporta ancora un nome dedicato ad un personaggio italiano è proprio via Giuseppe Garibaldi. Come ricorda in un suo studio Albero Cernaz la via Garibaldi negli anni '50 prese il posto di Calafati.
Così Cernaz:
Nel catasto del 1818 la via è detta Strada delle Beccarie (macellerie, ndr) Vecchie. In un documento del 1858 Via della Pescheria. Nella lista proposta nel 1883 compare anche una Calle chiusa del Macello vecchio, non ripresa però nello stradario del 1905. Nel 1956 la via ingloba il Piazzale Calafati (davanti alla pizzeria Atrij).Ciò non dovrebbe sorprendere. Anche sotto l'Impero austriaco si potevano vedere intitolate vie a personalità importanti nella cultura italofona, come Verdi, Manzoni o Petrarca ad esempio, come
successo a Ronchi, ma non si dava alcun rilievo politico a tale atto, bensì solo culturale. Nel caso di Capodistria invece non si tratta di un riconoscimento finalizzato a tutelare l'identità culturale, o identitaria, ma semplicemente di carattere politico, una via intitolata a Garibaldi non per omaggiare ciò che per l'Italia e gli italiani rappresentava Garibaldi, ma per riconoscere in verità in tal modo il contributo dato dagli italiani nella guerra di liberazione partigiana jugoslava.
D'altronde per capire lo stato delle cose a Capodistria in materia di bilinguismo e tutela dell'identità culturale, basta vedere la questione surreale del manifesto sponsorizzato dal ministero degli affari esteri italiano per il mese della moda. Scritto solo in sloveno, e con il nome del ministero in inglese. Italiano? Non pervenuto. Una cosa semplicemente incredibile, come negare l'esistenza della minoranza autoctona italiana e dei diritti in materia di bilinguismo. Il tutto è stato denunciato su Radio Capodistria da Stefano Lusa, ma ad oggi la denuncia sembra non essere stata colta, nonostante l'assurdità della situazione visto che la presunta omissione arriva da parte di chi per primo dovrebbe adoperarsi proprio per garantire la tutela del bilinguismo, interpretazioni o non interpretazioni di leggi permettendo, è una questione di dignità.
mb
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