Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Pensateci bene. Quando noi oggi passeggiamo per i centri di certe nostre città, ci troviamo spesso di fronte a degli spazi che, francamente, non hanno più alcun senso. E prendiamo un caso formidabile, un caso che se ci pensate lascia davvero sbalorditi: Monfalcone.  Ora, bisogna fare un passo indietro. Ai tempi dell'Impero Asburgico — ah, che tempi per l'urbanistica, signori! — quelle che venivano chiamate, non a caso, le "Piazze Grandi", avevano una caratteristica che oggi a molti sembra un'anomalia, un corpo alieno, ma che allora era assolutamente ovvia: gli alberi. Gli alberi facevano parte integrante della veduta urbana! Era così a Trieste, per dirne una. Poi, nel corso del Novecento, cosa ci è saltato in mente? Abbiamo preso questi luoghi e li abbiamo trasformati in sterminate spianate di cemento. O di marmo, per chi voleva fare le cose in grande. Spazi che oggi, in piena estate, diventano semplicemente dei forni a cielo aperto.  Ma torniamo a Monfalcone, p...

Anni '20 in Istria, dalla bandiera rossa vietata a Pirano, all'arresto di maestri sloveni a Capodistria

 

10 novembre 1920, nella tornata della Camera del Regno d'Italia viene proposta una telegrafica interpellanza su quanto accaduto a Pirano qualche giorno prima. L'interrogazione era diretta al presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, per sapere se fosse necessario o meno un suo intervento verso il il maresciallo dei carabinieri di Pirano, "che le camere del lavoro sono istituzioni ammesse tanto dalle leggi austriache, quanto da quelle italiane; e che quando egli grida ai rappresentanti della camera del lavoro di Pirano che « è ora di finirla con le camere del lavoro » dice una sciocchezza". Concludendo l'interrogazione" per sapere quale legge o bando abbia autorizzato le autorità di Pirano ad impedire l'esposizione della bandiera rossa, contrariamente a quanto avveniva invece in altre parti dell'Istria. Cinque anni dopo, altra situazione incresciosa che si verifica nella zona della vicina Capodistria. Sempre una interrogazione prodotta alla Camera, esattamente il 19 novembre 1925. La questione riguardava il comportamento assunto sempre dai Reali carabinieri di Cosina (Pola) i quali impedirono l'adunanza dell'Associazione professionale fra maestri slavi dell'Istria che in base al permesso della sottoprefettura di Capodistria si doveva tenere il 17 maggio 1925 a Piedimonte d'Istria, perquisirono i presenti, sequestrando loro tutte le carte e fermarono dodici di loro, privandoli per più ore della libertà personale. Si ricordava che l'associazione fosse legalmente costituita e puramente professionale, e benché nell'occasione indicata non fosse risultato nulla a carico dell'associazione e dei suoi componenti, dopo alcuni giorni furono praticate in varie parti dell'Istria, presso alcuni dei partecipanti all'adunanza, perquisizioni domiciliari senza che esistessero le premesse di legge e senza che fossero osservate le forme prescritte. Fatti indicativi di quale fosse il comportamento assunto da una parte delle istituzioni italiane in quelle terre appena conquistate. Repressione e provocazione verso i comunisti, i simboli del comunismo e gli sloveni.

mb



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