I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Capodistria ed il ritorno dei vecchi nomi. Ma c'è già il caso di Biagio Giuliani o Biagio Zulian?



Citato come uno dei tanti eroi veneti dimenticati. A Venezia esiste una lapide che così recita

 


 Alla memoria

del capitano BIAGIO ZULIAN

da Capodistria

che il XXIV giugno del MDCXLV

durante la guerra di Candia

piuttosto che rendere al turco

il forte di San Todero presso la Canea

diede fuoco alle polveri

seppellendo sotto le rovine

sè i compagni e i nemici

superbo esempio

 di fedeltà al dovere e alla patria

fino al sacrificio



In uno dei siti che tratta degli eroi veneti dimenticati così si parla di Biagio Zulian:


Nel 1645 Venezia si trovava nuovamente ad affrontare da sola l’avanzata turca nel Mediterraneo orientale che investiva ora l’isola di Creta (Candia). L’ insufficiente organizzazioni per il rifornimento e la difesa dell’isola, permise ai turchi la conquista dell’isola fortezza di San Teodoro, caposaldo strategico. Non potendo resistere alle forze nemiche superiori sia di numero che in potenza di fuoco, il comandante veneziano del forte il capodistriano Biagio Zulian in un estremo atto di sacrificio, portò con sé nei sotterranei dove erano custodite le munizioni la moglie ed i figli ed appiccò il fuoco alle polveri trasformando il forte in una gigantesca bomba che travolse i suoi pochi uomini rimasti ed i nemici già penetrati nel forte.

A Capodistria, stanno ritornando, finalmente, nel rispetto dell'identità plurale della città istriana, i vecchi nomi dei luoghi. Non senza polemiche. Eclatante fu il caso di piazza Duomo posta sotto piazza Tito, la targa venne rimossa in un primo tempo nel giro di poche ore come atto di protesta anche se mai rivendicato. Tra i vecchi nomi che ritornano vi è quello del capitano Biagio Zulian. Solo che nella targa viene tradotto nella sua forma italianizzata in Biagio Giuliani come si può vedere nell'immagine tratta da TV Capodistria.

Allora quello che ci si chiede è siamo certi che il nome corretto sia Biagio Giuliani? E non Biagio Zulian come lo ricordano i veneti ed a Venezia in una propria lapide? C'è anche un testo di Giovanni Quarantotti che cita il capitano capodistriano semplicemente come Biagio Zulian. 


E se non bastasse a Venezia una via del lido riporta proprio il nome di Biagio Zulian.


mb

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