Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Costituire la provincia autonoma "italoslovena" del litorale istriano sloveno


Nel Memorandum di Londra del 1954, che poneva fine alla disputa territoriale tra Italia e Jugoslavia, e alla fine dei sogni di chi voleva il TLT, con il passaggio all'amministrazione italiana della Zona A e quella B alla Jugoslavia, oggi Slovenia, si può leggere ad esempio che  nei Comuni della zona sotto amministrazione jugoslava, dove gli appartenenti al gruppo etnico italiano costituiscono un elemento rilevante (almeno un quarto) della popolazione, tali iscrizioni e tali nomi saranno in italiano, oltre che nella lingua della Autorità Amministratrice.  Su Radio Capodistria il Presidente dell'Unione Italiana afferma quanto segue:

che si arrivi a rispettare lo Statuto speciale annesso al Memorandum di Londra e dunque la particolarità del nostro territorio d’insediamento stoico in Slovenia; che si addivenga quindi alla costituzione di una provincia a statuto particolare, speciale, autonomo o come lo vogliamo chiamare che comprenda le municipalità di Ancarano, Capodistria, Isola e Pirano e nella quale la componente italiana potrà essere adeguatamente valorizzata.

Insomma, una sorta di provincia autonoma italo slovena, potrebbe essere inquadrata e definita così, che si ponga come ponte tra l'Italia e l'Istria slovena e croata.  Certo, che se si dovesse prendere il testo del Memorandum alla lettera forse dei problemi potrebbero esserci per la minoranza italiana stante il fatto che nel citato accordo si affermava che  "nei Comuni della zona sotto amministrazione jugoslava, dove gli appartenenti al gruppo etnico italiano costituiscono un elemento rilevante (almeno un quarto) della popolazione, tali iscrizioni e tali nomi saranno in italiano, oltre che nella lingua della Autorità Amministratrice". Oggi questi numeri non ci sono, ma si tratta di disposizioni sulla Carta superata da una legislazione slovena più favorevole che va oltre la questione meramente numerica, almeno sulla carta, perchè la realtà spesso è tutt'altro che serafica. 

Una proposta su cui ragionare soprattutto in un contesto come questo dove l'emergenza coronavirus ha in sostanza fatto ritornare muri e confini, nonostante la tanto osannata Nova Gorica e Gorizia, capitale europea della cultura 2025.

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