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Addio alla vecchia storica pensilina dell'aeroporto di Ronchi

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I luoghi cambiano, si modernizzano, si adattano alle esigenze dei nuovi tempi e con un colpo di ruspa o martello pneumatico sparisce il passato. Spazzato via. C'era una volta, si potrebbe iniziare così, quella pensilina che accompagnava il passeggero ai piedi dell'aeroporto. Il tempo aveva segnato il suo corso, inesorabile. Oggi con il nuovo restyling del nostro scalo che non è più inquadrabile con un aeroporto piccolo, ma medio, visto che ha superato abbondantemente la soglia di un milione di passeggeri, si è dato spazio a nuove visioni, a cielo aperto senza più quella storica pensilina che rimarrà nei ricordi di chi l'ha vissuta.  

I benzinai di confine e il mondo in guerra

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Si immagini questa scena: siamo sul confine, in quella terra di mezzo che per decenni è stata un elastico tra mondi diversi. C’è una fila interminabile di lamiere sotto il sole, un serpentone che sbuffa gas di scarico. E poi c’è il cartello, scritto magari a mano, con quel tratto nervoso di chi ne ha viste tante: "Massimo 30 litri" . Perché  la storia non si fa solo nei palazzi del potere, tra i generali che spostano le bandierine sulle mappe o i ministri che firmano decreti tra Washington e Tel Aviv. La storia, quella vera, quella che morde, la vedi lì, alla pompa di benzina. È un paradosso straordinario! Il confine, che dovrebbe essere una linea astratta, diventa improvvisamente il luogo più concreto del pianeta.   C’è questa massa di gente che non sta cercando la gloria, ma sta cercando di far quadrare i conti. Perché quando il mondo "va in tilt" per una guerra decisa altrove, la prima cosa che salta è la sicurezza del domani. Risparmiare dieci euro sul pieno div...

Nel monfalconese furono in migliaia a volere la Jugoslavia di Tito e il comunismo e non furono loro gli anti italiani

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Per raccontare la storia di un territorio, di un pezzo di terra così tormentato, bisognerebbe avere in mano gli attrezzi del mestiere. E invece, guardiamoci intorno: cosa vediamo? Vediamo la Storia ridotta a una merce da svendita, usata e calpestata da una politica da quattro danari. Una politica che parla a una società che, diciamocelo chiaramente, è diventata un po' burbera, un po' vuota, terribilmente approssimativa. Si specula sull’ignoranza, si usano i dogmi della propaganda come se fossero verità rivelate. E badate bene, questo è esattamente quello che è successo per decenni sul confine orientale. L’Italia sfracellata e la ricerca della verginità. Dobbiamo immaginarci l’Italia del '45. È un Paese sfracellato, uscito a pezzi dalla seconda guerra mondiale. Si è salvato il salvabile solo grazie alla Resistenza, solo perché a un certo punto si è deciso di rinnegare i nazisti — di tradirli, se vogliamo usare le parole forti della cronaca. E allora cosa fa, questa nuova Ita...

Chichiarelli e la grande inchiesta mancata sul mondo dell'arte corrotto

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Roma, quartiere Talenti. È una notte di settembre del 1984. Via Ferdinando Martini. Il buio è denso, di quelli che nascondono bene i segreti, ma non il rumore secco dei colpi di pistola.Precisi. Un’esecuzione in piena regola. A terra resta un uomo. Si chiama Antonio Giuseppe Chichiarelli , ma per tutti, nel mondo dell’arte e in quello delle ombre, lui è solo "Rally" .  Aveva urlato contro il killer, cercò di affrontarlo prima di essere ucciso, ma non ebbe scampo. Ma chi era davvero Tony Chichiarelli? Un artista mancato? Un falsario geniale? O un ingranaggio pericoloso in un meccanismo molto più grande di lui? Chichiarelli non era un soggetto qualunque. Era un talento straordinario. Le sue opere originali si racconta che fossero notevoli e più autentiche delle sue riproduzioni. Uno capace di dipingere un De Chirico o un Guttuso così bene che persino gli esperti restavano a bocca aperta. Ma non si fermava alle tele. No. Nella sua villa trovano di tutto   come i ti...

Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Goccia di nebbia

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  Altro non siamo che goccia di nebbia dispersa nel silenzio travolta dal mistero di una esistenza senza senso ma è   

Opacchiasella, Oppacchiasella, Opachiasella, un nome e tanta confusione

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Un piccolo borgo carsico, che ancora oggi ognuno chiama a modo suo. Oppacchiassella, è il nome che si può leggere sul lastrone ai piedi del Sacrario di Redipuglia,  ma il Piccolo, ad esempio, nel 1915 ma anche nel 1942, la chiamava Opachiasella.                                                                            Il Piccolo del 1915                                                                            Il Piccolo del 1942   In alcune carte geografiche e del catasto dell'Impero austriaco, veniva chiamata   Oppacchiasella come negli atti desumibili da  der Gemeinde Op. im Istrianer...