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La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

La Slovenia ha "schedato" i componenti della minoranza autoctona italiana. Intervengano le Istituzioni italiane ed europee

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Ennesima denuncia su Radio Capodistria a firma di Stefano Lusa su quella che oramai può essere definita come una vera e propria schedatura della componente della minoranza autoctona italiana in Slovenia. Dal 2014 gli elenchi elettorali con cui la minoranza italiana elegge i propri rappresentanti vengono compilati direttamente dal ministero dell'Interno. Ciò è stato possibile perchè questi elenchi sono stati consegnati dalla CAN, la comunità autogestita costiera, alle istituzioni slovene. Sarà stato fatto per ragioni di comodità, per semplificare la burocrazia, per il solito tanto sanno già chi siamo, sta di fatto che la Slovenia come Stato, conosce in quanto italiani, nome e cognome e residenza della quasi totalità della componente della minoranza autoctona italiana. Quando si propose di fare un censimento delle minoranze si aprirono mari e monti, senza dover aspettare alcun Mosè, quando si disse che la Slovenia per determinare l'appartenenza alla minoranza italiana tra i crite...

Il lockdown dell'Italia verso la minoranza italiana in Slovenia e Croazia

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Se c'è una cosa che è emersa con forza e in modo sconcertante, durante il famigerato lockdown, ovvero confinamento, è che la minoranza italiana in Slovenia e Croazia, per le istituzioni italiane, non sembrano contare molto. Del caso di Radio Capodistria se ne è discusso, al momento tutto è sospeso, ma è ben chiaro che dalle parti della Slovenia c'è chi sogna un ridimensionamento della radio ponte tra la minoranza italiana in Slovenia e la nazione madre quale l'Italia. Vogliono confinarla all'interno di una manciata di Comuni sloveni dove è presente la minoranza italiana. Nulla di più. Della situazione del bilinguismo se ne parla da tempo, bello e buono quello di facciata, ma concretamente la pratica dell'ostruzionismo è spesso la normalità. Scrivevo che era necessario valutare la realizzazione dell'osservatorio in Italia per monitorare e salvaguardare lo stato dei diritti della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. Una proposta simile è stata fatta in questi...

Quel monumento incomprensibile e incompiuto sorto a Capodistria per ricordare il ritiro dell'armata Jugoslava

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Sulla punta del molo della Miami Beach della Slovenia, Capodistria, dal 2001 sorge un manufatto che difficilmente può sfuggire all'attenzione dei più. Per alcuni aspetti ricorda quelle statue di mostri che sorgono sul ponte di Lubiana. Ma non si capisce proprio cosa sia. Due pali, che sembrano due braccia perse da qualche mostro sottomarino, poggiate su un basamento, sul quale è spiegato il senso di quell'opera. Si legge, anche con difficoltà, per il tempo che sta usurando pure le scritte,  " in occasione del X° anniversario del ritiro dell'ex armata popolare jugoslava dalla Repubblica di Slovenia...  ...il ministero della difesa e dell'interno 10 ottobre 2001" . Si tratta dunque di un manufatto che vorrebbe celebrare la fine dell'epoca jugoslava in Slovenia. Regione storica dell’Impero austroungarico che poi fece parte del Regno di Iugoslavia, poi ci fu la parentesi dell'occupazione fascista e nazista e dal 1945 al 1991 la Slovenia è stata una Repubb...

E' vero. In pochi giorni, compromessi anni di amicizia e di dialogo al confine orientale

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Vi è stata una miscela esplosiva di sentimenti, pensieri, atti, tra irresponsabilità e superficialità, dall'estrema semplificazione alla giustificazione, accuse e contro accuse, botta e risposta, scivoloni e svarioni. Tensioni vicino a divenire crisi diplomatiche come non si vedevano da anni. 15 anni di discorsi istituzionali per il giorno del ricordo hanno, gradualmente, coltivato e seminato il campo della fantomatica verità istituzionale che non combacia con quella storica. Si è arrivati a chiudere il cerchio mettendo sullo stesso piano, spazzando via tutto il resto, comunisti jugoslavi e nazisti, a rivendicare Istria e Fiume e Dalmazia italiane, a dire che le Foibe sono state come se non peggio dell'Olocausto, che i campi di concentramento erano quasi un luogo dove andare a prendersi il sole, tra film, che non erano documentari, diventati strumento di propaganda politica nazionalistica dove i nazisti erano quasi quasi come i salvatori della patria i fascisti povere vitt...

Se Osimo è diventata croata

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Una disputa  tra Slovenia e Croazia, coinvolge anche l'Italia che a sua insaputa perde una città, nota per il Trattato controverso del 1975, quasi segreto per le modalità con cui venne sottoscritto, con il quale si pose fine in un certo senso, perchè ancora vi è chi lo ritiene illegittimo, alla questione di confine nell'area territoriale del confine orientale. Osimo, una cittadina sconosciuta ai più, situata nelle Marche che è stata assegnata alla Croazia. Da quando a dire il vero non è dato sapere.  Già, perchè leggendo l' ANSA e  poi Repubblica ed anche il Sole 24ore, dunque mica fonti che non contano nulla, è emerso che "la baia di Pirano appartiene in buona parte alla Slovenia, che mantiene un accesso alle acque internazionali tramite un corridoio di 2,5 miglia nautiche vicino a Osimo, in Croazia, mentre i confini terrestri fra i due Paesi nella penisola istriana corrono lungo il percorso del fiume Dragogna e finiscono nel mezzo del canale di Sant'Odori...

La Slovenia, anche se non esiste alcuna emergenza, si prepara ad usare il pugno duro contro i migranti

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Sul sito Osservatorio balcani e caucaso Stefano Lusa denuncia senza mezzi termini che in Slovenia  La polizia potrà vietare l’ingresso nel paese agli stranieri e rispedirli da dove sono arrivati anche nel caso siano intenzionati a chiedere asilo Insomma, la Slovenia, che si è chiusa in passato con un reticolato, pericoloso ma ridicolo, poi, in parte modellato per renderlo più "attraente" dal punto di vista estetico, si prepara ad usare il pugno duro contro i migranti, pur non esistendo alcuna emergenza in tal senso. Si parla neanche di migliaia ma di centinaia di migranti, tra richiedenti asilo e non, presenti in questo giovane Stato. Se si pensa che il confinante Friuli Venezia Giulia ne ospita, pur con le problematicità del caso, migliaia, che dire?  Il tutto mentre nei Balcani si riscalda sempre di più l'aria, terra da sempre caratterizzata da guerre nazionalistiche tremende, che solo con la Jugoslavia di Tito, in un certo senso, sono finite, e dopo la mo...

La "rotta balcanica" ha fatto tappa a Gorizia

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In questo momento storico, dove tutti i Paesi hanno "usato" la questione dei profughi semplicemente per barricarsi, con recinti, reticolati, muri, in un contesto dove tutti a parole vogliono essere in Europa, ma dove nessuno si sente europeo e dove la maggior parte dei Paesi tradiscono lo spirito con cui è nata l'Europa, a Gorizia si è svolta una importante iniziativa. Città di confine, dove ancora si può trovare qualche vecchio cartello con scritto "confine di stato. Città che si è allineata perfettamente con il resto dell'Europa che ha tradito lo spirito dell'accoglienza. Non voler vedere. Quando il problema era la presunta ospitalità di Gorizia, ecco che si annientano esperimenti provvisori di accoglienza. Quando il problema è il presunto buonismo della Commissione territoriale in materia di richieste d'asilo, ecco che questa viene depotenziata. Questo modo di fare o non fare, questioni di punti di vista, corre nella direzione dei reticol...

Novecento Inedito a Gorizia: il 20 settembre mostra sulla rotta balcanica

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Tra le varie iniziative di Novecento Inedito a Gorizia, il 20 settembre a Gorizia presso il Kulturni dom, verrà inaugurata la mostra fotografica di Stefano Lusa, che ha immortalato il tremendo viaggio dei profughi lungo la "rotta balcanica". Tale mostra è stata presentata a Capodistria nel maggio del 2016.  Gorizia è la prima tappa italiana, una città che ha conosciuto pessime politiche di non accoglienza, con il 2015 e parte del 2016 anno nero, dove si è registrato anche l'intervento di Medici Senza Frontiere. Purtroppo, come ben evidenziano questi tempi, è evidente a tutti che i profughi sono diventati il bersaglio facile da colpire, l'obiettivo facile e primario per una società in fallimento, che invece di guardare la luna ha puntato il dito contro la fascia sociale più debole e senza protezione alcuna. L'Italia, con la tragedia del terremoto di Amatrice, ha ben evidenziato, quando lo vuole, che la solidarietà è possibile, ma questa solidarietà va esercita...

L'inverno sta arrivando. Foto, pensieri,crtiche ed emozioni sulla rotta balcanica

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Il 17 giugno del 2015 le autorità ungheresi annunciano la costruzione di una barriera di 175 km. Il muro Ungherese. Il 18 marzo 2016 la rotta balcanica è chiusa. In queste due date simboliche, ma devastanti per l'Europa che non c'è, vi è tutto il senso di cosa è stata la rotta balcanica per l'Europa. Questione gestita in nome e per conto dell'ordine pubblico,della sicurezza. Muri, reticolati, anche ai limiti del ridicolo, come quelli della Slovenia costati anche tanto, che hanno diviso Stati che farebbero parte dello stesso progetto, l'Europa. Ma, come detto, l'Europa non c'è. Si è spaventata, della sua stessa storia, perché l'Europa è cresciuta sotto il segno sia dell'emigrazione che immigrazione. Ma ha prevalso la chiusura, il senso di dover preservare l'Occidente dalla contaminazione dello straniero non conforme all'Occidente. Ma anche questo non è vero. Come ben hanno evidenziato alcune testimonianze raccolte nella sera del 25 maggi...

Minoranza italiana Croazia e Slovenia: EDIT, grave situazione tra licenziamenti in arrivo e rischio chiusura

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L'EDIT è l'editore dei prodotti giornalistico – editoriali in lingua italiana rivolti in primo luogo alla Comunità Nazionale Italiana di Croazia e Slovenia, residente nell’Istria e nel Quarnero. Il bacino di utenza riguarda circa 25 mila italiani e La Voce del Popolo che esce ininterrottamente a Fiume dal 1944 è uno dei sei quotidiani italiani che si pubblicano fuori dai confini d’Italia ed è pubblicato dalla EDIT. Stefano Lusa, nella sua nota trasmissione, "Il Vaso di Pandora" denuncia una situazione terribile che vive l'EDIT: "L’azienda si dibatte in una grave crisi finanziaria. Le casse sono vuote, martedì il quotidiano "La voce del popolo” è passato da 32 a 24 pagine, ma la mannaia dei tagli potrebbe non fermarsi qui." Il direttore Errol Superina, nel corso della citata trasmissione ha affermato, come si riporta sul sito di Radiocapodistria: "Si profila uno scenario drammatico. La settimana prossima predisporrò già una lista di licen...

Via il filo spinato dall'Istria. Ma a quanto pare via sono andati i fiori portati contro quel "muro"

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Stefano Lusa è un noto giornalista di RadioCapodistria e scrive anche per il noto  sito Osservatorio Balcani e Caucaso , per il quale ha effettuato un rilevante ed importante reportage sulla così detta "rotta balcanica". Segue da diverso tempo la rotta dei migranti ed ha seguito anche il gesto simbolico, come promosso dalla Provincia di Gorizia, insieme ad alcuni Sindaci dell'Isontino, e  dall’Unione italiana  per dire no ai muri al confine.  Iniziativa simbolica sicuramente significativa a livello politico, ma, ecco il ma. Nella parte finale del suo reportage su tale iniziativa denuncia " Un gesto simbolico, quello di mettere dei mazzi di fiori al confine, talmente simbolico, che alla fine della cerimonia dei solerti poliziotti li hanno fatti rimuovere. L’autorizzazione era stata data a patto che tutto fosse stato lasciato così com’era prima dell’inizio della cerimonia. Sulla rete così continuano a rimanere solo i resti della protesta andata in scena a Drag...