La mostra "memorie ritrovate" di Monfalcone? Mostra politica di stampo nazionalista

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Dobbiamo dircelo chiaramente, senza girarci intorno: quando prendi l’arte e la schiaffi a forza dentro la politica, cosa pretendi che ne esca fuori?! Ne esce una cosa che con l'arte non c'entra più un accidente! Ne esce propaganda, pura. Ed è esattamente quello che sta succedendo con la mostra "Memorie ritrovate" a Monfalcone. Ma io vi sfido ad entrarci! Voi entrate lì e cosa vi trovate davanti? Una galleria d'arte? Ma neanche per idea! Vi sembra di essere piombati a piedi giunti dentro la sede di una di quelle organizzazioni ultra-nazionaliste che per decenni hanno fatto dell'antijugoslavismo il loro dogma sacro e intoccabile! È un'operazione scopertamente politica, di uno stampo nazionalista che fa rizzare i capelli! E badate bene: il problema non sono gli artisti! Sia chiara una cosa: qui nessuno sta mettendo in discussione la grandezza o la qualità delle opere di Pietro Fragiacomo, di Guido Grimani, di Piero Coelli o di Carà. Per carità divina! L...

L'inverno sta arrivando. Foto, pensieri,crtiche ed emozioni sulla rotta balcanica


Il 17 giugno del 2015 le autorità ungheresi annunciano la costruzione di una barriera di 175 km. Il muro Ungherese. Il 18 marzo 2016 la rotta balcanica è chiusa. In queste due date simboliche, ma devastanti per l'Europa che non c'è, vi è tutto il senso di cosa è stata la rotta balcanica per l'Europa. Questione gestita in nome e per conto dell'ordine pubblico,della sicurezza. Muri, reticolati, anche ai limiti del ridicolo, come quelli della Slovenia costati anche tanto, che hanno diviso Stati che farebbero parte dello stesso progetto, l'Europa. Ma, come detto, l'Europa non c'è. Si è spaventata, della sua stessa storia, perché l'Europa è cresciuta sotto il segno sia dell'emigrazione che immigrazione. Ma ha prevalso la chiusura, il senso di dover preservare l'Occidente dalla contaminazione dello straniero non conforme all'Occidente. Ma anche questo non è vero. Come ben hanno evidenziato alcune testimonianze raccolte nella sera del 25 maggio a Capodistria/Koper. Nel giorno del compleanno della importante Radio Capodistria, si è svolta una significativa iniziativa. Insieme alla Comunità degli italiani “Santorio Santorio” di Capodistria e con il sostegno della Comunità autogestita della nazionalità italiana di Capodistria, si è realizzato l' evento-dibattito dal titolo: “L’inverno sta arrivando” – Il viaggio dei profughi lungo la rotta balcanica. Al dibattito, condotto dalla giornalista Barbara Costamagna, hanno partecipato Stefano Lusa, caporedattore del programma informativo di Radio Capodistria, Ervin Hladnik Milharčič, editorialista del Dnevnik, Vesna Humar, giornalista delle Primorske novice e Marco Vacca, fotogiornalista di Milano.


Al dibattito, apprezzato da una buona partecipazione di pubblico, è seguita l’inaugurazione di una mostra – installazione di fotografie scattate da Stefano Lusa in qualità di inviato di Radio Capodistria sui confini esterni dell’ Unione Europea e nei centri di raccolta dei migranti. L’installazione è stata realizzata con il contributo dell’UNHCR. 
Radio Capodistria ha seguito la rotta balcanica praticamente fin dall'inizio e sino alla sua morte.
Denunciando con forza la prevalenza della gestione della "crisi" come fattore di sicurezza e non umanitario. E le foto della mostra sono didattiche, importanti, da vedere e dovrebbero circolare anche nelle nostre scuole, nei nostri luoghi, per capire cosa hanno vissuto i profughi, come sono stati trattati.  Dalle tendopoli provvisorie ed improvvisate, alla non accoglienza, all'entrata nei campi, dove venivi accolto da operatori con la mascherina, con una busta con dentro una bottiglia d'acqua, del pane, una scatoletta ed un foglietto illustrativo. Materiale che ti è stato consegnato, durante l'evento di Capodistria, per capire e toccare.
Ma vi è stata la possibilità di toccare materialmente un pezzo del reticolato simile a quello ancora incredibilmente presente tra il confine sloveno/croato, collocato dalla Slovenia. Pare essere stato comperato dalla Spagna. Tagliente, futile, insensato, forse. Forse perché alla fine la rotta balcanica è stata chiusa. Forse perché quel reticolato non era un messaggio diretto solo all'Europa, ma ai profughi, ma anche alla vicina Croazia. Forse perché l'Europa ha scaricato, pagando, il tutto alla Turchia, perché noi Europei, non potessimo vedere ciò che accade. E non lo vediamo. Ma, piaccia o non piaccia vi sono cose che nel tempo non verranno rimosse grazie alle testimonianze, alle foto, alla memoria, alla storia. Cose che si potranno vedere attraverso le foto dell'inverno sta arrivando.Quando osservi quelle foto, soprattutto dopo aver ascoltato le testimonianze di chi ha conosciuto la rotta balcanica, di chi ha raccontato la rotta balcanica la prima cosa che pensi è che pare essere passata una eternità. Eppure pochi mesi sono passati. 
Eppure di emigrazione ed immigrazione si continua a morire,



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