Passa ai contenuti principali

L'inverno sta arrivando. Foto, pensieri,crtiche ed emozioni sulla rotta balcanica


Il 17 giugno del 2015 le autorità ungheresi annunciano la costruzione di una barriera di 175 km. Il muro Ungherese. Il 18 marzo 2016 la rotta balcanica è chiusa. In queste due date simboliche, ma devastanti per l'Europa che non c'è, vi è tutto il senso di cosa è stata la rotta balcanica per l'Europa. Questione gestita in nome e per conto dell'ordine pubblico,della sicurezza. Muri, reticolati, anche ai limiti del ridicolo, come quelli della Slovenia costati anche tanto, che hanno diviso Stati che farebbero parte dello stesso progetto, l'Europa. Ma, come detto, l'Europa non c'è. Si è spaventata, della sua stessa storia, perché l'Europa è cresciuta sotto il segno sia dell'emigrazione che immigrazione. Ma ha prevalso la chiusura, il senso di dover preservare l'Occidente dalla contaminazione dello straniero non conforme all'Occidente. Ma anche questo non è vero. Come ben hanno evidenziato alcune testimonianze raccolte nella sera del 25 maggio a Capodistria/Koper. Nel giorno del compleanno della importante Radio Capodistria, si è svolta una significativa iniziativa. Insieme alla Comunità degli italiani “Santorio Santorio” di Capodistria e con il sostegno della Comunità autogestita della nazionalità italiana di Capodistria, si è realizzato l' evento-dibattito dal titolo: “L’inverno sta arrivando” – Il viaggio dei profughi lungo la rotta balcanica. Al dibattito, condotto dalla giornalista Barbara Costamagna, hanno partecipato Stefano Lusa, caporedattore del programma informativo di Radio Capodistria, Ervin Hladnik Milharčič, editorialista del Dnevnik, Vesna Humar, giornalista delle Primorske novice e Marco Vacca, fotogiornalista di Milano.


Al dibattito, apprezzato da una buona partecipazione di pubblico, è seguita l’inaugurazione di una mostra – installazione di fotografie scattate da Stefano Lusa in qualità di inviato di Radio Capodistria sui confini esterni dell’ Unione Europea e nei centri di raccolta dei migranti. L’installazione è stata realizzata con il contributo dell’UNHCR. 
Radio Capodistria ha seguito la rotta balcanica praticamente fin dall'inizio e sino alla sua morte.
Denunciando con forza la prevalenza della gestione della "crisi" come fattore di sicurezza e non umanitario. E le foto della mostra sono didattiche, importanti, da vedere e dovrebbero circolare anche nelle nostre scuole, nei nostri luoghi, per capire cosa hanno vissuto i profughi, come sono stati trattati.  Dalle tendopoli provvisorie ed improvvisate, alla non accoglienza, all'entrata nei campi, dove venivi accolto da operatori con la mascherina, con una busta con dentro una bottiglia d'acqua, del pane, una scatoletta ed un foglietto illustrativo. Materiale che ti è stato consegnato, durante l'evento di Capodistria, per capire e toccare.
Ma vi è stata la possibilità di toccare materialmente un pezzo del reticolato simile a quello ancora incredibilmente presente tra il confine sloveno/croato, collocato dalla Slovenia. Pare essere stato comperato dalla Spagna. Tagliente, futile, insensato, forse. Forse perché alla fine la rotta balcanica è stata chiusa. Forse perché quel reticolato non era un messaggio diretto solo all'Europa, ma ai profughi, ma anche alla vicina Croazia. Forse perché l'Europa ha scaricato, pagando, il tutto alla Turchia, perché noi Europei, non potessimo vedere ciò che accade. E non lo vediamo. Ma, piaccia o non piaccia vi sono cose che nel tempo non verranno rimosse grazie alle testimonianze, alle foto, alla memoria, alla storia. Cose che si potranno vedere attraverso le foto dell'inverno sta arrivando.Quando osservi quelle foto, soprattutto dopo aver ascoltato le testimonianze di chi ha conosciuto la rotta balcanica, di chi ha raccontato la rotta balcanica la prima cosa che pensi è che pare essere passata una eternità. Eppure pochi mesi sono passati. 
Eppure di emigrazione ed immigrazione si continua a morire,



Commenti

Post popolari in questo blog

Dal "daspo urbano per chi offende il giorno del ricordo"al concetto di slavo che offende la Trieste italiana. Ma Saranno gli "slavi" a salvare Gorizia e Trieste

E' un mondo difficile diceva una nota canzoncina che per diverso tempo veniva trasmessa dalle nostre radio. Un mondo difficile, che è letteralmente virato verso forme di chiusura e rigidità a causa di una globalizzazione letteralmente selvaggia.

Diversi media hanno avuto un ruolo nefasto in tutto ciò, dal momento in cui per anni hanno favorito, sotto il nome di una fantomatica democrazia, l'affermazione di concetti indegni, di quel veleno sociale, di quelle narrazioni nocive per la convivenza civile e pacifica, che hanno riabilitato le peggiori istanze e rinforzato a dismisura quei "quattro provoloni"di neofascisti, mentre "quattro provoloni" non sono più indistintamente i razzisti. Tra i fatti di Macerata, come poi ripetutesi vicino ad Enna, e quanto accaduto nel Confine Orientale in soli 25 anni di occupazione italiana subito dopo la fine della prima guerra mondiale vi è stato un solo filo di continuità. Qui il fascismo si è realizzato prima che altrove,…

Altro che "buonascuola" in Italia siamo degli analfabeti rispetto all'Europa, il rapporto ISTAT sullo stato dell'istruzione in Italia

L'ISTAT ha pubblicato un corposo rapporto incentrato sulla questione della conoscenza.  Ed emerge una fotografia del Paese devastante. Da un lato hai la propaganda di chi racconta un Paese che esiste solo nella sua mente che mente, a partire da chi difende la peggior legge mai scritta in Italia in materia di legislazione scolastica quale la "buonascuola" bocciata da quasi l'intera comunità scolastica con uno sciopero epocale nel maggio 2015. Dall'altro hai la realtà che ti narra un Paese in estrema difficoltà e povertà e diffusa ignoranza. L'Istat rileva chiaramente che "in Italia la recessione, anche per i vincoli di finanza pubblica dovuti al debito, è stata più profonda rispetto a tutte le altre economie europee, riportando il potere d’acquisto delle famiglie nel 2012 indietro fino ai livelli degli anni Novanta."
E ciò sotto gli occhi di tutti.  A livello di conoscenza afferma che "L’Italia è un’economia industriale ad alto reddito ma ano…

Scuola e nuove Indicazioni Nazionali,sì alla storia del '900 ma si parla di "ricordo della liberazione" e "momento di concordia nazionale"

Come si è sempre detto nelle nostre scuole si sa tutto della storia dell'uomo primitivo, della donna primitiva, tutto della storia romana, qualcosa sull'Italia risorgimentale, meno che niente di tutta la storia del '900, in un Paese che ha un forte ritardo d'istruzione rispetto ai Paesi più sviluppati e che corre nella direzione della scuola delle competenze in chiave europea abbandonando quello spirito critico ed umanistico che ne ha sempre segnato la forza e la differenza. Vanno in questa direzione, per diversi aspetti, le nuove indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, formalizzate con D.M. n. 254 del 13 novembre 2012. Se da un lato si riconosce valenza alla lingua italiana e valorizzazione agli atri idiomi diffusi in Italia, si persevera in modo pesante sulla via delle competenze in chiave europea per la realizzazione di quel modello di certificazione nazionale delle competenze che ha favorito processi che v…