Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A. Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...
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Quel monumento incomprensibile e incompiuto sorto a Capodistria per ricordare il ritiro dell'armata Jugoslava
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Sulla punta del molo della Miami Beach della Slovenia, Capodistria, dal 2001 sorge un manufatto che difficilmente può sfuggire all'attenzione dei più. Per alcuni aspetti ricorda quelle statue di mostri che sorgono sul ponte di Lubiana. Ma non si capisce proprio cosa sia. Due pali, che sembrano due braccia perse da qualche mostro sottomarino, poggiate su un basamento, sul quale è spiegato il senso di quell'opera. Si legge, anche con difficoltà, per il tempo che sta usurando pure le scritte, "in occasione del X° anniversario del ritiro dell'ex armata popolare jugoslava dalla Repubblica di Slovenia...
...il ministero della difesa e dell'interno 10 ottobre 2001".
Si tratta dunque di un manufatto che vorrebbe celebrare la fine dell'epoca jugoslava in Slovenia. Regione storica dell’Impero austroungarico che poi fece parte del Regno di Iugoslavia, poi ci fu la parentesi dell'occupazione fascista e nazista e dal 1945 al 1991 la Slovenia è stata una
Repubblica Socialista federata alla Iugoslavia del maresciallo Josip
Tito, da cui è divenuta indipendente nel giugno del 1991. Fu la prima a rompere con la Jugoslavia socialista, per diventare l'Eldorado dei Balcani del capitalismo occidentale. Il tutto in una città dove gli omaggi al periodo jugoslavo continuano ad esistere, come piazza Tito, così come busti come quello di Pinko Tomazic o vie o targhe dedicate agli eroi del popolo antifascisti, in un Paese dove l'antifascismo ha permesso il riscatto nazionale e la salvaguardia dell'identità slovena e spesso si mescola con nazionalismo. Probabilmente si tratta di un manufatto incompiuto come ti ha ricordato in una delle camminate in terra capodistriana, con ironia, Stefano Lusa di Radio Capodistria. E' ancora lì quella roba, non se ne capisce il motivo, avrebbero certamente potuto fare di meglio, piuttosto che quell'accozzaglia incomprensibile che sembra essere uscita da un fumetto Horror della Transilvania. Un monumento che guarda verso Trieste, come guardava verso l'Italia quello storico di Nazario Sauro che venne abbattuto dai tedeschi nel '44.
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