Via il filo spinato dall'Istria. Ma a quanto pare via sono andati i fiori portati contro quel "muro"


Stefano Lusa è un noto giornalista di RadioCapodistria e scrive anche per il noto sito Osservatorio Balcani e Caucaso, per il quale ha effettuato un rilevante ed importante reportage sulla così detta "rotta balcanica". Segue da diverso tempo la rotta dei migranti ed ha seguito anche il gesto simbolico, come promosso dalla Provincia di Gorizia, insieme ad alcuni Sindaci dell'Isontino, e dall’Unione italiana  per dire no ai muri al confine. 
Iniziativa simbolica sicuramente significativa a livello politico, ma, ecco il ma. Nella parte finale del suo reportage su tale iniziativa denuncia " Un gesto simbolico, quello di mettere dei mazzi di fiori al confine, talmente simbolico, che alla fine della cerimonia dei solerti poliziotti li hanno fatti rimuovere. L’autorizzazione era stata data a patto che tutto fosse stato lasciato così com’era prima dell’inizio della cerimonia. Sulla rete così continuano a rimanere solo i resti della protesta andata in scena a Dragogna qualche settimana fa".
Ad una mia richiesta di puntualizzare meglio questo passaggio, ovvero se i fiori sono stati rimossi dalla Polizia o da altri, ha così risposto" I poliziotti hanno intimato a uno degli organizzatori di portarseli via". Ed hanno eseguito. Ora, a quanto pare anche i fiori recano fastidio. In un Paese che ha militarizzato la questione dell'accoglienza. Ma possibile, in base a quanto denunciato, che si deve scendere a compromessi inaccettabili anche per una iniziativa del genere? Perché non avere il coraggio di portare e lottare fino alla fine per le proprie idee? Per il gesto simbolico che alla fine dei conti si è tradotto in cosa? 
In Provincia di Gorizia la situazione, per quanto riguarda la non accoglienza dei migranti, è disastrosa. Quanti sono i Comuni dell'Isontino che hanno fatto la loro parte? Il caso di Gorizia è in modo deprimente noto, ma questo non significa che si rimane indifferenti verso il non fare, verso il trincerarsi dietro una, cento e mille scuse anche di tipo burocratico. Sono le Istituzioni che devono attivarsi ed agire.  
Portare dei fiori, per poi rimuoverli, perché l'accordo o meglio l'autorizzazione per quella breve manifestazione, per come denunciato, voleva che tutto doveva tornare come prima era, per protestare contro una politica militare e scellerata di alcuni Governi dell'Est Europa, rischia di favorire il fatto che tutto ritorni effettivamente, come prima era di depositare quel mazzo di fiori, e sarebbe anche curioso sapere che fine hanno fatto. La forza delle idee è volata via, come un petalo di fiore catturato da un refolo di bora. E comunque se la voce, giusta e condivisibile, di quell'atto di protesta era via il filo spinato dall'Istria, via, a quanto pare, sono andati i fiori, portati proprio contro quel "muro" spinato e doloroso.
La situazione odierna è grave e  finirà male, primo perché quello che accade da diversi mesi, in modo sistematico è semplicemente voluto, un fenomeno di queste dimensioni che ha dei burattinai è sconvolgente, secondo perché  a livello di comunicazione in buona parte e politico in via prevalente il tutto viene usato come propaganda finalizzata ad incentivare il razzismo e l'intolleranza, ed accade che in situazioni allucinanti, ad esempio, come quelle di Colonia non riesci più ad inquadrare nella giusta dimensione i fatti, le responsabilità, le colpe, generalizzando.  Generalizzare per banalizzare, banalizzare per risollevare il razzismo.  Sono le così dette narrazioni tossiche, come direbbe Wu Ming1, che hanno lo scopo di fomentare chiusure, razzismi e nazionalismi. E di queste tossine si può morire in cattivo modo e sicuramente la prima a morire sarà l'Europa, perché il fenomeno immigratorio odierno, nato da politiche guerrafondaie e colonialiste Occidentali, ha come scopo, per come incanalato, non gestito, e strumentalizzato, quello di colpire l'Europa. I migranti, inconsapevolmente, sono diventati dei missili. Sta a noi a fare in modo che da missili sistemici e mediatici ritornano ad essere quello che realmente sono, esseri umani, come noi. 

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