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La Slovenia, anche se non esiste alcuna emergenza, si prepara ad usare il pugno duro contro i migranti


Sul sito Osservatorio balcani e caucaso Stefano Lusa denuncia senza mezzi termini che in Slovenia 
La polizia potrà vietare l’ingresso nel paese agli stranieri e rispedirli da dove sono arrivati anche nel caso siano intenzionati a chiedere asilo
Insomma, la Slovenia, che si è chiusa in passato con un reticolato, pericoloso ma ridicolo, poi, in parte modellato per renderlo più "attraente" dal punto di vista estetico, si prepara ad usare il pugno duro contro i migranti, pur non esistendo alcuna emergenza in tal senso. Si parla neanche di migliaia ma di centinaia di migranti, tra richiedenti asilo e non, presenti in questo giovane Stato. Se si pensa che il confinante Friuli Venezia Giulia ne ospita, pur con le problematicità del caso, migliaia, che dire?  Il tutto mentre nei Balcani si riscalda sempre di più l'aria, terra da sempre caratterizzata da guerre nazionalistiche tremende, che solo con la Jugoslavia di Tito, in un certo senso, sono finite, e dopo la morte di Tito, come è noto, si è frantumata quella convivenza, passando da guerre violentissime, che rischiano di tornare. Non si rimane indifferenti al riarmo della Serbia, ed alle tensioni che sussistono con la Croazia, ma sono anche altri i fronti tesi. I Migranti, imprigionati per lungo tempo dalla fantomatica rotta balcanica, che ha fatto tremare, a causa di campagne mediatiche insensate anche l'Italia, che non è stata minimamente sfiorata da una via che difficilmente si riaprirà, ora vivono, la problematica del gelo, del freddo, che in questi giorni si accanisce nell'Est Europa determinando l'ennesima emergenza umanitaria.

Stefano Lusa afferma, in merito alle nuove intenzioni di un sistema repressivo "gentile" che vorrebbe adottare la Slovenia che
La norma verrebbe attivata solo qualora le migrazioni minacciassero l’ordine pubblico e la sicurezza dello stato. Il provvedimento avrebbe una durata di sei mesi (con possibilità di proroga) e per metterlo in atto si dovrà raccogliere, di volta in volta, una maggioranza di due terzi in parlamento, mentre per cancellarlo basterà quella semplice. In pratica una sorta di stato d’emergenza che la camera potrà proclamare su proposta del governo nel caso si dovesse riaprire la rotta balcanica o se la pressione dei migranti dovesse diventare troppo alta.
Dunque ancora una volta si risponde ad una questione umanitaria, con soluzioni di ordine pubblico, di sicurezza pubblica. E' da segnalare, come si riporta nel sito dell'Osservatorio anche che

le organizzazioni umanitarie, intanto, hanno parlato di diritti umani dei profughi non rispettati, di assenza di strumenti per opporsi al libero arbitrio della polizia, nonché di un provvedimento che respinge in massa alle frontiere i migranti. L’ufficio del tutore dei diritti dell’uomo ha detto chiaramente di non essere stato consultato in fase di stesura della legge e ha annunciato che se ci saranno violazioni dei diritti dei migranti è intenzionato ad intervenire. Scontato che la legge finisca al vaglio della Corte costituzionale.
Insomma, la via ungherese continua a fare scuola, mandando al macero ogni minima idea, oggi utopistica, di Mitteleuropa.

Marco Barone 

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