Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine


Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia, la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO, che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la guerra per decenni succede che c'è un posto silente. Il Monastero di Castagnevizza, letteralmente un'oasi fuori dal tempo. Ma la cosa veramente straordinaria, quella che lascia a bocca aperta, è quando si entra in questo luogo tanto semplice quanto immenso. Perché appena si varca quella soglia, tutta quella confusione di confini, di bandiere, di tensioni politiche semplicemente sparisce. Svanisce tutto e si viene travolti da una cosa che oggi sembra quasi un reperto archeologico: il profumo. E non un profumo qualunque. Parliamo delle rose Bourbon. Qui c'è una collezione che è una roba assurda! Forse la più ricca del mondo, sicuramente una delle prime in Europa. Rose che arrivano direttamente dal 1840. Si racconta che di 1500 varietà create nel corso dei secoli, ne sono sopravvissute appena un centinaio. È una strage botanica, verrebbe da dire, eppure, in questo piccolo angolo di pace, quelle sopravvissute ci sono quasi tutte. Sono lì, tenaci, che fioriscono ogni anno come se la Guerra Fredda non fosse mai esistita, come se i Borbone di Francia non fossero finiti proprio qui, in esilio, a morire lontano da Versailles. È un posto che sembra uscito da un romanzo. Altro che Umberto Eco! Il vero "Nome della Rosa" lo senti qui, camminando tra questi petali che hanno visto passare imperi e ideologie, restando sempre uguali a se stessi. Quando sei lì dentro, nel silenzio di quel giardino, capisci che c'è una bellezza che vince sulla cronaca. È un posto dove il resto, per qualche minuto, per il tempo in cui si decide di essere lì trattenuti, semplicemente, non conta più nulla. Ed è una cosa meravigliosa.

 mb


 


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