Passa ai contenuti principali

Minoranza italiana Croazia e Slovenia: EDIT, grave situazione tra licenziamenti in arrivo e rischio chiusura


L'EDIT è l'editore dei prodotti giornalistico – editoriali in lingua italiana rivolti in primo luogo alla Comunità Nazionale Italiana di Croazia e Slovenia, residente nell’Istria e nel Quarnero. Il bacino di utenza riguarda circa 25 mila italiani e La Voce del Popolo che esce ininterrottamente a Fiume dal 1944 è uno dei sei quotidiani italiani che si pubblicano fuori dai confini d’Italia ed è pubblicato dalla EDIT. Stefano Lusa, nella sua nota trasmissione, "Il Vaso di Pandora" denuncia una situazione terribile che vive l'EDIT: "L’azienda si dibatte in una grave crisi finanziaria. Le casse sono vuote, martedì il quotidiano "La voce del popolo” è passato da 32 a 24 pagine, ma la mannaia dei tagli potrebbe non fermarsi qui." Il direttore Errol Superina, nel corso della citata trasmissione ha affermato, come si riporta sul sito di Radiocapodistria: "Si profila uno scenario drammatico. La settimana prossima predisporrò già una lista di licenziamenti che coinvolgerà forse anche la metà del personale. (…) Si passerà ad una forte riduzione degli stipendi ed al blocco completo della stampa dei manuali scolastici. (…) Temo che siamo prossimi ad abbassare la saracinesca. (…) In questi ultimi due anni, dopo che ho rilevato l’Edit dalla precedente gestione, siamo riusciti a rimettere la casa editrice nelle condizioni di funzionare normalmente. Fossimo stati ammessi alla 250/90 (i finanziamenti per la stampa estera n.d.r) oggi avremmo chiuso in pareggio". A Stefano Lusa ho posto una domanda semplice : perché non sono stati ammessi ai finanziamenti della Legge 7 agosto 1990, n. 250? La risposta per quanto semplice è stata inquietante: Richiesta inviata in ritardo. Che si aggiunge ad una situazione complessa, sia essa organizzativa, sia essa burocratica che probabilmente anche politica. Certamente delle responsabilità ci sono ed andranno appurate con le dovute conseguenze, però se a ciò si aggiungono le continue riduzioni dei finanziamenti che arrivano anche dalla Croazia, ad esempio, a favore delle minoranze, Paese che, come è noto, vede il ritorno dei peggiori nazionalismi ed neofascismi, tanto che il coordinamento delle Comunità Ebraiche ha deciso di non partecipare alla commemorazione organizzata dallo Stato in ricordo delle vittime del campo di Jasenovac e muoversi in via dipendente, come forma di protesta contro il governo croato accusato soprattutto, a causa degli eventi politici quotidiani, di favorire una rivitalizzazione del movimento ustascia, si può ben capire la gravità della situazione. Ora, pur non avendo condiviso alcune linee della Voce del Popolo, rimango dell'idea che i diritti delle minoranze vanno sempre difesi, protetti e rivendicati. Se la questione dell'EDIT rimane circoscritta solo all'interno della "minoranza italiana" in Croazia ed in Slovenia e se non ci sarà qualche intervento da parte del nostro Governo, il destino dei lavoratori e non solo dei lavoratori pare essere drammaticamente segnato nell'indifferenza generale. La politica nostrana è a conoscenza di quanto sta accadendo all'EDIT? 

Commenti

  1. Se chiude l'EDIT, si prospetta un veloce (e voluto) inpoverimento culturale dell'etnia italiana in Slovenia e Croazia. Mi sa che c'e' l'intenzione di annientare una nazione autoctona

    RispondiElimina
  2. ci sono fatti: i fascismi e la loro puzza schifosa e violenta,verbale prima ,fisica poi,stanno diffondendosi in tutta EUROPA,in primis nell'est che li vede fomentati da divisioni tribali in primis.Non esiste IL solito vittimismo contro gli italiani COME ETNIA ,che hanno scelto loro con l'esilio di ABBANDONARE QUEI TERRITORI,troppo celermente ,a differenza di altri popoli che invece in pessime situazioni hanno resistito......
    LA VOCE DEL POPOLO: I posti di lavoro andrebbero difesi soprattutto dal governo italiano proprio per seminare di multietnicita'questi territori,MA questi governi pensano a ben altro che a 20 30 lavoratori....

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Koper o Capodistria?Fiume o Rijeka?Merna o Miren?Londra o London? Trieste e Trst?

Esistono diversi processi di italianizzazione, i più noti sono quelli figli dell'abitudine, figli di quel modo di fare che hanno trasformato London in Londra, Berlin in Berlino, Barcelona in Barcellona, Marseille in Marsiglia ecc. Si dirà che è semplice traduzione. Fattore tipico di tutte le lingue. Poi vi sono luoghi che sono stati soggetti all'italianizzazione forzata tramite la nota opera nazionalfascista e di esempi ve ne sono a bizzeffe, se ne perde il conto, sia in Italia che in Slovenia che in Croazia che ovunque l'Italia abbia operato in tal modo.
Ad esempio Redipuglia  ha storpiato lo sloveno Sredipolje. In altri casi si utilizza l'italianizzazione per rispetto anche della comunità italiana che vi abita, non chiamare quei luoghi con il loro nome italiano significherebbe negare l'esistenza della comunità italiana, almeno per gli italiani autoctoni del luogo è così, pensiamo Capodistria il cui nome in sloveno è Koper, o Rijeka diventata Fiume. Italianizzazi…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Nella Gradoaustronostalgia i commercianti dicono no ai richiedenti asilo a rischio l'immagine. Pazzesco

L'immagine è tutto. Niente immagine, niente business. La partita a ping pong si gioca tra Grado e le sue frazioni, con la Prefettura che svolge il ruolo di osservatore, ma prima o poi dovrà fischiare la fine di questa partita ed una decisione andrà presa. Se a Fossalon si è assistito a di tutto e di più, dalla deprimente marcia dei trattori, fumosissima visto che non ci sarà, a pensieri figli di una visione distorta del mondo, come se chi voleva ospitare 18 richiedenti asilo si apprestasse a dare accoglienza a 18 criminali incalliti, a Grado si assiste alla reazione di chi ha voce e peso economico importante. Il mondo del commercio. Sul Piccolo del 15 ottobre si apprende che  «Ormai da qualche settimana - ha spiegato il responsabile locale di Confcommercio, Fumolo - si parla dell'ipotesi di ospitalità ad un gruppo di migranti anche da parte del Comune di Grado e la nostra associazione di categoria esprime preoccupazione per le ripercussioni negative che questa azione potr…