La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

E' vero. In pochi giorni, compromessi anni di amicizia e di dialogo al confine orientale

Vi è stata una miscela esplosiva di sentimenti, pensieri, atti, tra irresponsabilità e superficialità, dall'estrema semplificazione alla giustificazione, accuse e contro accuse, botta e risposta, scivoloni e svarioni. Tensioni vicino a divenire crisi diplomatiche come non si vedevano da anni. 15 anni di discorsi istituzionali per il giorno del ricordo hanno, gradualmente, coltivato e seminato il campo della fantomatica verità istituzionale che non combacia con quella storica. Si è arrivati a chiudere il cerchio mettendo sullo stesso piano, spazzando via tutto il resto, comunisti jugoslavi e nazisti, a rivendicare Istria e Fiume e Dalmazia italiane, a dire che le Foibe sono state come se non peggio dell'Olocausto, che i campi di concentramento erano quasi un luogo dove andare a prendersi il sole, tra film, che non erano documentari, diventati strumento di propaganda politica nazionalistica dove i nazisti erano quasi quasi come i salvatori della patria i fascisti povere vittime e i partigiani bande di criminali e chissà cosa ancora. Se ne sono sentite di cotte e di crude alla fine del centenario della prima guerra mondiale, in prossimità di un momento politico delicato, il più delicato d'Europa dopo la guerra della Jugoslavia, che tra Brexit, questione catalana e nazionalismi crescenti, rischia effettivamente di implodere. Ed intanto, chi ha tirato la pietra senza nascondere la mano ha scatenato onde che stanno travolgendo i rapporti tra vicini. Senza dimenticare che in Italia come in Slovenia e Croazia esistono minoranze autoctone che ovviamente saranno le prime a pagarne le conseguenze, a causa di questo irresponsabile modo di trattare non solo la storia, ma soprattutto la storia.  Diventata arma appuntita per colpire in modo ideologico. Ha ragione Stefano Lusa quando scrive nel suo editoriale che "ora probabilmente serviranno anni per ricostruire quel clima che si respirava da queste parti fino agli inizi di settembre."  Rilevando che in Slovenia la questione è diventata di carattere nazionale, mentre in Italia estremamente periferica e locale. Ma a dirla tutta, non se ne parla neanche più in Italia. Bisogna chiedersi perchè tutto ciò è avvenuto. Se per semplice e banale irresponsabilità o per ragionate provocazioni politiche.  Forse qualcuno rimpiange i vecchi confini, i vecchi muri, le vecchie recinzioni metalliche? E' a questo che dobbiamo tornare? Dopo la chiusura vergognosa per la questione migranti, il prossimo passo potrebbe effettivamente essere questo, partendo dalla storia che non potrà mai unire, ma che se usata come arma politica, sicuramente potrà dividere.  Ed oggi sta dividendo, alla grande.

mb

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