I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

La Digos di Milano e la mostra fotografica sulla sua storia



Sul sito del Ministero dell'Interno viene pubblicizzata la mostra inaugurata presso la Scuola superiore di Polizia la mostra fotografica sulla storia della Digos di Milano. Ben 42 foto la prima sarà quella di Piazza Santo Stefano del 1968, l'ultima quella del 29 maggio 2012 sul Processo d’Appello ai membri del Partito Comunista-Politico Militare a colori, mentre la maggior parte saranno in bianco e nero. La quasi totalità delle foto sono state fornite dall'archivio del Corriere della Sera, solo due saranno dell'archivio della Questura e si riferiscono agli eventi del giorno 11 marzo 2006 le barricate di corso Buenos Aires, ovviamente è stata omessa la vicenda Pinelli, mentre ben tre foto ricordano Calabresi. E' da evidenziare altresì come la mostra ben rappresenta la repressione unilaterale verso le forze antagoniste, autonome,comuniste,anarchiche, sindacali di sinistra, nulla su quelle di destra. Insomma una mostra che ben evidenzia, specialmente con le omissioni, con le non foto, la linea "politica" della Questura di Milano.
E' singolare notare che il logo della Scuola superiore di Polizia, fondata nel 1902 che collabora con La Sapienza ed ha una biblioteca con oltre 4000 mila volumi, sia uno stemma araldico che rappresenta un libro ed una sciarpa tricolore. Il logo viene così spiegato: Il libro è simbolo della cultura e dello studio ed al suo interno è raffigurato l'emblema della Repubblica Italiana. La sciarpa tricolore rappresenta il magistero di cui è investito il funzionario di polizia nei servizi di maggiore rilevanza e rappresentatività. Il logo è contornato dalla frase 'Scientia Alitur Libertas', per evidenziare che la libertà, la cui tutela è compito della polizia, si nutre del sapere e della cultura.
Quale libertà e cultura quando si omette, in detta mostra, l'omicidio di Pinelli? Quale libertà e cultura se non si vuole scoprire la verità dal velo dell'omertà di Stato? Quale libertà e cultura con una mostra fotografica dalle grandi omissioni e dalla linea politica ben chiara?
Libertà di rappresentare l'apparenza che poi è stata anche sostanza.
Il non mostrare è certamente significativo. La non foto parla più di ogni foto pubblicata.



Seguono alcune foto della mostra fotografica:




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