Il 15 ottobre segna l'inizio di una nuova fase.
Una fase annunciata pubblicamente da tempo,
una fase ignorata da tanti, e tollerata per altri
fini dal sistema.
Questa fase si chiama fine della tregua sociale.
Quello che ora dirò e forse sarà uno dei pochi
articoli ove ancora si potranno esprimere valutazioni libere, è
frutto di quello che ho visto con i miei occhi, respirato e percepito
per le vie di Roma nella giornata del 15 ottobre.
Però è necessaria una premessa.
Passeggiare la sera del 15 ottobre, nella Piazza di
San Giovanni, ove vedevi i resti di una dura lotta, dove vedevi il
volto di una città sorpresa e forse sconvolta mi ha dato da
riflettere.
Tali riflessioni mi spingono anche a dire che
dobbiamo, tutte e tutti prepararci a misure repressive preventive
senza precedenti.
O meglio tali precedenti avevano trovato
affermazione durante il regime fascista.
Presto, molto presto, nel nome della sicurezza,
dell'Ordine Pubblico, invocheranno misure di arresti preventivi,
censure, limitazioni pesantissime della libertà personale, si
colpirà la rete, internet, si colpirà ogni forma di dissenso a tale
sistema, si massacrerà il conflitto della Val di Susa, ed il tutto
semplicemente perchè il sistema deve tutelarsi.
Ripeto, questo probabilmente sarà uno dei pochi
articoli che si potranno scrivere ancora liberamente, perchè il
tempo della concessione della libertà di critica ed espressione è
giunto alla sua fine.
Ciò perchè ogni forma di dissenso o critica verrà
interpretata come istigazione alla violenza, alla destabilizzazione
dell'Ordine Pubblico, del sistema.
La Costituzione per qualche tempo potrà essere
chiusa in soffitta.
E' iniziata una nuova fase.
Dura.
Molto dura.
Andiamo per ordine.
Allora quello che è accaduto a Roma era
prevedibile.
Come prevedibili sono le conseguenze.
Divisione del non movimento, accanimento della
repressione preventiva e strumentalizzazioni.
Già da alcuni giorni su indymedia emergevano le
spaccature del non movimento, per la giornata del 15 ottobre.
Parlo di non movimento per un semplice motivo.
Perchè il movimento non si crea con i documenti,
non si crea con la burocrazia, o meglio il movimento non si crea.
Nasce in modo libero e spontaneo.
In Italia vi sono realtà organizzate che hanno
lavorato per tale giornata, decidendo in momenti assembleari come si
doveva svolgere la detta manifestazione.
Partenza da Piazza della Repubblica , termine a San
Giovanni con interventi brevi e mirati da parte di vari
rappresentanti delle tante realtà organizzate che hanno lavorato per
la riuscita di tale giornata, detta e conosciuta come giornata
dell'indignazione mediterranea.
Ma altre realtà, già da tempo manifestavano il
loro dissenso, verso quella che in sostanza diveniva una classica
manifestazione comunicativa, pacifica ecc ecc.
Ed avevano fatto trapelare che a Roma le cose
sarebbero andate diversamente.
E così è stato.
Dunque, nessuna sorpresa.
Con ciò, sia ben chiaro che non voglio deprecare il
lavoro delle varie strutture, centri sociali ecc, ma semplicemente
mettere nero su bianco una prima questione, quello del 15 ottobre non
era un movimento spontaneo, nato lontano dalle organizzazioni della
sinistra c.d antagonista, ma organizzato sin dall'origine della sua
presunta costituzione.
Deve essere riconosciuto a tali organizzazioni, dai
Cobas in poi il merito di aver aiutato la gente a venire in piazza.
Di aver contribuito alla realizzazione della più
grande e partecipata giornata di mobilitazione europea.
I numeri erano gli stessi di Genova 2001.
Le persone probabilmente anche.
Io esprimo delle considerazioni , sulla base di
quello che ho visto con i miei occhi a Roma, per le strade di Roma,
nel lungo pomeriggio del 15 ottobre.
Breve cronaca:
Il corteo parte tranquillamente.
Tanta, tantissima partecipazione.
Tante bandiere, tanti colori, ma nello stesso tempo
viva tensione, perchè si era consapevoli del fatto che qualcosa
poteva accadere.
E dopo pochi minuti ecco i primi eventi.
Se così possiamo chiamarli.
Auto bruciate.
Operazione che potrebbe avere un duplice senso.
Rallentare il corteo per proseguire con l'azione,
dura o attirare l'attenzione delle forze dell'ordine per liberare i
settori da loro presidiati, i Palazzi di rappresentanza del Potere.
In ogni caso l'effetto era rischioso per
l'incolumità dei manifestanti.
Rischiare di far subire le cariche della polizia a
chi era sceso in Piazza con altre intenzioni e non dotato neanche di
strumenti difensivi era una follia, come follia era l'idea di
bruciare le auto accanto al passaggio del corteo, perchè il pericolo
dell'esplosione era enorme.
Deve essere detto che ho visto i carabinieri a pochi
metri dalle prime auto bruciate e non sono intervenuti, ed i vigili
de fuoco sono intervenuti quando la prima auto attaccata, era già
andata letteralmente in fumo...
I segnali quindi erano chiari.
Un corteo di incazzati che si era mescolato nel
corteo degli indignati.
Ed in tal momento emerge la rottura, storica ed
enorme.
Gli indignati, o meglio buona parte degli indignati,
si dissociano dagli incazzati.
E partono le contestazioni, chi urla fuori, chi li
chiama fascisti.
Si viene anche alle mani con alcuni manifestanti che
hanno realizzato queste operazioni dette e chiamate delinquenziali.
La stampa li chiamerà teppisti, vandali,
delinquenti ecc.
Loro urlavano di essere antifascisti.
Queste dinamiche si ripetono fino all'arrivo a San
Giovanni.
Tra cassonetti bruciati, vetrine delle banche e
delle agenzie di lavoro interinale rotte ed auto bruciate accade ciò
che era già stato annunciato.
La parte del corteo chiamata pacifista entra a San
Giovanni per la via non autorizzata, ma autorizzata in tal momento
dalla polizia, la parte del corteo "dura" continua il
tragitto per quella che era la via autorizzata ma che in tal momento
è diventata non autorizzata.
Gli scontri sono duri e violenti.
I video che girano in rete sono chiari.
Io come tanti abbiamo vissuto l'effetto
accerchiamento.
A San Giovanni eravamo accerchiati dalle forze
dell'ordine.
Via di fuga inesistenti.
Chi cerca riparo sugli scalini della chiesa, chi
dietro il tir dei Cobas.
Tra fumi, e botti incredibili, la piazza, dopo ore
di resistenza, viene occupata dalle forze dell'ordine.
Il tir dei cobas viene, intenzionalmente,
spintonato da un mezzo blindato delle forze dell'ordine, manifestanti
inermi subiscono cariche indiscriminate da parte delle forze
dell'ordine, un elicottero della polizia spara tre
lacrimogeni dall'alto al centro della piazza, ma di tutto questo
non si dirà nulla.
Come non si dirà nulla del fatto che molti
manifestanti che hanno vissuto attivamente la guerriglia in San
Giovanni non erano incappucciati.
Non era il "mostro" black bloc.
Erano tanti e ripeto tanti, che anche in modo
confuso, hanno sfogato la propria rabbia ed iniziato un diverso
percorso di conflitto sociale.
E su questo elemento bisogna riflettere.
Perchè dire e sostenere che erano solo quattro
delinquenti, è un grave errore.
Vorrebbe dire non comprendere cosa accade in Italia.
Vorrebbe dire che non si è capito che il tempo
della tregua sociale è finito.
Punto.
Eppure io ho visto tutto con i miei occhi.
Da tale giornata si possono dedurre varie
conclusioni.
Gli scontri di San Giovanni sono una diretta
conseguenza della crisi in cui ci troviamo.
Questo è il punto nodale della questione che deve
rimanere al centro dell'attenzione.
Ed il sistema deve attivarsi per debellare tali
forme conflittuali.
E lo farà ed anche duramente.
Ma nello stesso tempo ciò che è emerso è una
rottura storica, molto più consistente di Genova 2001.
Una rottura storica e sociale con determinate
modalità di gestione della Piazza.
Una rottura storica che porterà alla resa dei conti
con le varie anime laiche del movimento conflittuale ed antagonista.
L'entrata in Piazza San Giovanni è avvenuta alle
condizioni dettate dall'anima ribelle al coordinamento del 15
ottobre. E' avvenuta in modo violento e non pacifico.
E tale atto segna una rottura storica. Infatti, le
letture che vengono date è che quello è stato una vero attacco al
movimento del 15 ottobre e non ai palazzi del potere che non sono
stati sfiorati dalla guerriglia.
Quel giorno si dovevano tracciare i confini.
Ed i confini sono stati tracciati.
Una parte del corteo che ora chiamerò pacifico, ha
provato a rimanere nella Piazza autorizzata , ma a causa sia degli
scontri che delle cariche violente delle forze dell'Ordine ha dovuto
battere in ritirata per le vie di Roma.
Si è abbandonata la Piazza dove doveva terminare il
corteo.
Tale atto è storicamente importante ma anche
deprimente.
Perchè è una sconfitta.
Quella piazza è rimasta, dopo la guerriglia,
presidiata dalle forze dell'ordine, e non certo dagli accampamenti
degli indignati, come era stato previsto all'origine.
Si è deciso, anche per ovvie ragioni di difesa
personale, di abbandonare il luogo di quel conflitto, che la maggior
parte del corteo non ha visto come proprio.
Non hanno condiviso quelle modalità di
manifestazione dell'indignazione.
Non hanno condiviso quelle pratiche di lotta.
E la rottura è emersa.
Il 14 dicembre era diverso.
Era diverso perchè non pianificato e non
organizzato.
Il 15 ottobre era stato annunciato, previsto e
organizzato.
Altra questione che è emersa è la c.d
inadeguatezza delle forze dell'ordine.
Da giorni le forze dell'ordine lamentano i tagli e
le carenze di risorse.
E guarda caso, il giorno prima della manifestazione,
giungono notizie che proprio le forze dell'ordine subiranno dei
pesanti tagli, oltre ovviamente quelli già realizzati in altri
Ministeri.
Ed allora, ecco poche forze dell'Ordine a
fronteggiare quella piazza.
Il risultato?
Lo avete visto.
Quindi, il comportamento delle Forze dell'Ordine,
consistente in sostanza nel permettere certe azioni è
paradossalmente voluto o quantomeno non si è fatto di tutto per
evitarlo.
E visto quello che le varie forze di Polizia hanno
fatto a Genova o in Val di Susa, stento, con gran fatica, a credere
che non avevano i mezzi e le risorse per contrastare o prevenire
determinate situazioni.
Hanno mandato in Piazza poliziotti sacrificabili per
una causa più ampia.
Questa causa si chiama repressione preventiva.
Perchè?
Perchè non aspettavano altro.
E se ciò non accadeva per il conflitto come attuato
da manifestanti incazzati, organizzati e non infiltrati, e se
infiltrati vi erano, erano veramente pochi e non determinanti,
certamente sarebbe accaduto per opera proprio degli infiltrati.
Di cosa parlo?
A giorni noterete come si attueranno misure di
repressione preventiva.
Arresti preventivi, privazioni delle libertà sia
costituzionali che personali nel nome dell'Ordine Pubblico ed attacco
mirato alla rete, internet.
Altra questione che è emersa, ma in linea con la rottura con
determinate realtà conflittuali, che tutti conoscono e tutti sanno
chi sono, sono le pratiche di denuncia poste in essere dagli
indignati.
Io esprimo solo delle considerazioni generali ma
anche personali, agli indignati, voglio chiedere, ma chi è oggi il
vero delinquente?
Chi manifesta, anche in modo violento e duramente la
propria incazzatura in Piazza, ?
O chi controlla questo sistema capitalistico? Chi
uccide le persone sul lavoro? Chi uccide bambine, donne e uomini in
fottute guerre per il petrolio? Chi sperpera danaro pubblico?
Si possono mettere entrambe le categorie sullo
stesso piano?
Perchè il fine è lo stesso.
Nel momento in cui denuncio, a parer mio, chi ha
attuato quelle forme di lotta, condivisibili o meno che siano, vuol
dire che attuo pratiche certamente non di rottura con il
sistema che si vuole o meglio si dice di voler contrastare.
Infine voglio anche dire che ancora una volta si
tira in ballo la Val di Susa.
Dicono che chi ha causato gli scontri di Roma è
certamente chi ha partecipato alle lotte in Val di Susa.
Che ha trovato protezione dietro lo spezzone della
Val di Susa.
Che il 23 ottobre in Val di Susa si
rischia una San Giovanni bis.
Questa è la reazione automatica verso una forma di
conflitto senza compromesso.
Ed il conflitto della Valle è temuto perchè
rischia di segnare un punto di non ritorno per il capitalismo.
Se la Valle riuscirà a bloccare la Tav, il
capitalismo non sarà più credibile, lo Stato neanche.
Capitalismo talmente in crisi che anche Draghi dice
che si devono ascoltare i giovani...
Ciò vuol dire che il grande capitale ha veramente
paura di giungere alla sua fine.
Devono fingere la comprensione solo per salvare il
loro stesso potere.
Gli scontri di Roma non sono stati causati da
teppisti o delinquenti o infiltrati, ma semplicemente dal sistema.
E' stata una reazione, condivisibile o meno, alla
crisi del sistema capitalistico, ancora in corso e che durerà anni.
Si possono condividere o meno certe pratiche, una
cosa è certa, il 15 ottobre non sarà come il 14 dicembre.
Ho la sensazione che in Italia,come ad Atene è
iniziata una nuova stagione.
E iniziato il conflitto duro.
E' finita la tregua sociale.
Qui siamo tutti e ripeto tutti, nella stessa
situazione.
Siamo nella merda.
Riportiamo al centro dell'attenzione il vero
problema.
Il capitalismo.
Il sistema.
Non facciamoci distrarre da eventi conseguenti alla
crisi.
Perchè in tempo di crisi il sistema deve tutelarsi.
E per tutelarsi deve reprimere.
Ogni scusa è buona.
Sia essa determinata dalle violenze della Piazza,
sia essa determinata da qualche altro evento indotto dal sistema
stesso per salvare la propria essenza.
Il 15 ottobre è stata scritta una pagina sociale e
conflittuale che non terminerà con le solite dinamiche viste e
riviste, ma che continuerà fino alla resa dei conti finali.
Partigiani metropolitani.
Fumo e fiamme,
poesia senza rima,
perché nessuna rima potrà mai
abbracciare
il senso della disperazione e della reale
indignazione.
Volan pietre, volan lacrime,
volan spinte,
volan manganellate.
Persone che corron mano nella mano
persone che fuggon mano nella mano,
persone che non comprendono,
persone che non si arrendono,
persone che navigheranno per le acque agitate
di una società figlia della sistemica falsità,
il cui unico fine, non poi molto sottile,
è solo quello di tutelar il proprio potere,
di lodar il dio danaro,
mentre scorre il sangue rosso amaro.
Parole non pronunciate,
parole non manifestate,
azioni indignate,
azioni violente,
violenza del sistema
violenza nel sistema,
quale violenza è più violenta?
Ciò che violenta la tua dignità di essere umano
o la pietra gettata per urlar al mondo intero
il sistema che regna sovrano
il potere disumano?
Tangenziale della rivolta,
cammini per ore,
cammini con vivo rancore,
cammini con la consapevolezza
che il domani è scritto dalla tua mano
mano che ora regge il giornale del sistema
nella piazza del Quirinale,
mano che ora regge la fotografia dei palazzi del
potere
blindati dalle forze dell'ordine
mentre nel campo di battaglia San Giovanni
regna il disordine
avverso
alla rassegnazione
avverso alla teatrale indignazione,
per invadere le vie della Capitale
con il grido della rivolta,
con l'urlo della rabbia
nata nella società sconvolta
che ogni forma di dissenso
ahimè,
ora ingabbia.
La tregua è finita.
Oggi è figlio del passato.
Oggi è figlio della rivolta.
Giusta o sbagliata che sia,
non sono io a determinar il fuoco della repressione,
ma è la repressione a determinar il fuoco della
ribellione.
Marco Barone
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