Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Referendum per la Scuola Pubblica vincono i promotori ma anche l'astensione

Prima le Regionali per la Sicilia, poi le politiche nazionali, poi le Regionali per il Friuli Venezia Giulia, ora le amministrative di Roma dove ben il 52,8% degli aventi diritto al voto non ha votato ed infine il referendum di Bologna dove solo il 28,7% degli aventi diritto ha votato.
Certamente il referendum di Bologna ed il voto elettorale sono due situazioni politiche diverse, ma nella sostanza, a parer mio, non tanto e questo non tanto riguarda il fattore astensione.
Come prima cosa deve essere riconosciuto che il comitato promotore ha vinto.
Ha vinto la lettera A che contrassegnava il voto a favore della revoca del contributo comunale alle materne , ha vinto la laicità per la scuola pubblica, ha vinto nonostante i sostenitori della lettera B, che volevano la conferma della situazione attuale, hanno posizionato in campo corazzate di ogni tipo, dalla stampa, alla Chiesa ai ministri alla politica istituzionale al Pd.
Pd che ancora una volta perde e questa volta a casa sua.
Sì, perché il PD non ha invocato l'astensione ma ha invitato a votare e votare B.
Ma è andata male al PD, ennesimo segnale di morte per un partito che vive un mero accanimento terapeutico, il PD è finito politicamente e socialmente e la grande alleanza con il PDL sancirà l'ennesima Bolognina.
Ma la gente non ha votato. Perché?
Penso che da un lato vi è stata indifferenza, perché non si sono sentiti chiamati in causa direttamente, perché non coinvolti direttamente dalla vicenda, ma ciò è segno di grande miopia ma in piena linea con l'egoismo dominate il sistema Italia, dall'altro perché la gente è sfiduciata.
E' sfiduciata dal referendum, dal fatto che non si riescono più a difendere neanche le conquiste ottenute con il referendum, il caso sull'acqua è certamente emblematico e forse anche esaustivo come esempio.
Ma una parte della gente non ha votato anche perché non ha voluto “regalare” una vittoria politica al PD, che a Bologna regna sovrano, probabilmente per le sbagliate scelte politiche nazionali, e dall'altro non ha votato per non andare contro quel compromesso storico che proprio a Bologna, subito dopo la conquista della liberazione, ha sancito la fine di ogni idea reale e concreta di rivoluzione.
Ma probabilmente vi sarà anche chi non ha condiviso il No sostenuto dal Pd  oltre che dalla Chiesa e PDL, ed ha deciso semplicemente la via dell'astensione, una sorta di disobbedienza a metà verso la propria area politica di riferimento.
Insomma il dato politico che esce fuori dal referendum corre oltre il tema specifico del referendum, è una battaglia che si giocherà all'interno della sinistra una sinistra che deve ritrovare la propria essenza di sinistra, che dovrà essere laica e guidata da laici per una scuola pubblica che sia pubblica per uno Stato italiano che sia laico sulla carta e nei fatti.



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