Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Nasce a Trieste il Coordinamento scuola bene comune



Una iniziativa proposta da alcune RSU delle scuole triestine ha riempio l'aula magna del Liceo Dante di Trieste.
Enorme la partecipazione studentesca, ma anche vari lavoratori della scuola e semplici cittadini hanno voluto far sentire la propria voce.
Gli interventi degli studenti erano incentrati specialmente sulla problematica dell'edilizia scolastica, sul crescente autoritarismo sociale e sul rischio reale della privatizzazione della scuola pubblica italiana.
Alcuni lamentavano l'impossibilità reale di poter svolgere l'assemblea nella propria scuola perché priva di idonei locali, ma è stato fatto notare che con il pdl Aprea/Ghizzoni, questo problema verrà risolto in modo semplice, si cancellerà il diritto all'assemblea per studenti e genitori e verrà rimesso alla singola discrezionalità degli statuti delle scuole.
Il Pdl Aprea/Ghizzoni e l'Invalsi crea enorme preoccupazione e certamente sarà uno degli elementi fondanti la battaglia culturale e sociale che caratterizzerà il nascente coordinamento scuola bene comune di Trieste.
Nel documento stilato nell'Aula Magna del Liceo Dante emerge la volontà di promuovere forme di lotta per contrastare la distruzione della scuola pubblica, per difendere la dignità della comunità scolastica e il ruolo fondamentale del diritto allo studio e della democrazia nella scuola. Ma si prevede anche l’organizzazione nei prossimi giorni di una notte bianca per l’istruzione pubblica, l'adesione alla manifestazione cittadine del 13 novembre, che prevede la consegna in Prefettura dei temi svolti dagli studenti su “Lascuola che vorrei” nonché la partecipazione allo sciopero generale e al corteo di mercoledì 14 novembre con partenza da Piazza Goldoni alle 9.30 e alla giornata dello studente del 17 novembre.
A tal proposito un documento degli studenti del Liceo Oberdan di Trieste  afferma che "sebbene il blocco totale delle attività extra-curricolari penalizzi in massima parte noi studenti, privandoci di corsi di recupero, crediti formativi, viaggi di istruzione e attività che contribuiscono all’accrescimento delle nostre capacità, quest’anno abbiamo deciso di coordinare gli sforzi, unendoci nella protesta, al corpo docenti. Perciò martedì 13 novembre 2012, scenderemo in piazza, uniti, consegnando i temi svolti in classe dagli studenti, con cui vogliamo dimostrare che esiste la possibilità di creare una scuola migliore, in cui la qualità dell’insegnamento, la formazione dell’individuo e la messa in sicurezza degli edifici vengano rispettati e siano le fondamenta per un sistema formativo più efficiente."

Insomma è nato un  Coordinamento che manifesta il pieno appoggio alle iniziative che in questi giorni vengono promosse in diverse scuole cittadine ma anche italiane come forma di protesta contro i tagli all'istruzione e il ddl n.953 Aprea/Ghizzoni, ed infine esprime una seria preoccupazione per le crescenti risposte autoritarie nei confronti di chi in modo variegato manifesta la propria indignazione per lo stato in cui versa la scuola pubblica italiana.
Insomma l'Italia, da Trieste a Palermo, è unita dalla scuola che non arresta la protesta.

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