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Visualizzazione dei post con l'etichetta democrazia

Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

Cent'anni fa ieri come oggi, la libertà di stampa continuamente a rischio

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Il Piccolo è il giornale della Venezia Giulia che subì anche l'incendio della propria sede il 23 maggio del 1915 quando l'Italia decise di voltare le spalle all'alleato, mal sopportato di ieri, l'Austria, per dichiarargli la guerra. Una guerra catastrofica. Ma Trieste nel corso della sua storia conobbe diverse aggressioni, minacce, che hanno riguardato il mondo della stampa, assalti voluti dai nazionalisti, dai fascisti contro i giornali sloveni e comunisti, per arrivare ai fatti di oggi dove chi esercita l'informazione, bella o brutta che sia, viene non sindacato attraverso gli strumenti della dialettica democratica, ma aggredito, minacciato, finisce anche sotto scorta. Interessante notare quanto accadde nell'ottobre del 1907 proprio al Piccolo di Trieste. Un fatto che giunse all'attenzione del Consiglio direttivo dell'Associazione della stampa di Roma che si è occupato di un episodio increscioso accaduto ad un redattore del Piccolo, colpito dall'Au...

La società del post coronavirus sotto il segno di ordine e disciplina con le democrazie a rischio tracollo

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I colpi di stato tradizionali non mancano in questo periodo, si parla di quello del Myanmar la cui immagine simbolo era la ragazza che faceva fitness in diretta TV mentre i militari prendevano il potere, preceduto nel 2020 da quello in Mali. Poi ci sono nuovi sistemi di potere che avanzano con propaganda istituzionale da regime che poco hanno da invidiare a quanto accadeva nel ventennio con buona parte dei medi asserviti in modo scandaloso, o forse anche no, al sistema, in un Paese come l’Italia dove la libertà di stampa è fumosa. Il governo dei migliori, della nazione o non sapevano più che inventarsi ne è stato il chiaro esempio. Nato per gestire i miliardi europei del recovery fund. Che nel mondo ci sia una democrazia a rischio se ne è parlato più volte e che l’emergenza del coronavirus abbia compromesso alla radice l’ideale della democrazia è notorio. Siamo più propensi a situazioni dittatoriali. Abbiamo invidiato il modello cinese per come hanno affrontato e risolto il problema de...

Poco più di 20 milioni di cittadini controllati in Italia durante l'emergenza coronavirus

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Dati senza precedenti nella storia della Repubblica che lasciano intendere la portata capillare del controllo del territorio che c'è stata nel Paese e che comunque, seppur in modo più flessibile rispetto al lockdown, è ancora in corso e deve spingere alla riflessione. Viene da chiedersi se la stessa cosa sia accaduta anche negli altri Paesi "democratici", a parte la Cina, il cui modello non dovrebbe essere quello di riferimento per un sistema democratico e civile a cui si aspirerebbe almeno negli intenti. mb   Rileva lingua Afrikaans Albanese Amarico Arabo Armeno Azero Basco Bengalese Bielorusso Birmano Bosniaco Bulgaro Catalano Cebuano Ceco Chichewa Cinese semp Cinese trad Coreano Corso Creolo Haitiano Croato Curdo Danese Ebraico Esperanto Estone Filippino Finlandese Francese Frisone Gaelico scozzese Galiziano Gallese Georgiano Giapponese Giavanese Greco Gujarati Hausa Hawaiano Hindi Hmong Igbo Indonesiano Inglese Irlandese Islandese Italiano Kannada Kazako Khmer Kirghis...

La grande farsa delle elezioni egiziane continua. Il voto per il Senato è l'ennesima presa in giro verso gli egiziani e la democrazia

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63 milioni sono i cittadini egiziani chiamati a votare per la prima volta per il nuovo Senato egiziano. Realtà che è stata istituita con la riforma costituzionale approvata tramite un farlocco referendum che consente al dittatore Al Sisi di rimanere al potere, in teoria, attivamente fino al 2030.  Un Paese retto da una dittatura militare, che continua ad usare gli strumenti della democrazia per prendere in giro il mondo e gli egiziani. Ora è il momento dell'inutile voto per il Senato. Realtà che a differenza della Camera dei Rappresentanti, non ha poteri legislativi ma solamente un ruolo consultivo. Tale organo Sostituisce il Consiglio della Shura, che è stato sciolto nel 2014. C'è stato il voto all'estero e ora si sta consumando all'interno dei confini egiziani nonostante l'emergenza coronavirus che sta determinando un disastro in Egitto. Certo che si vota in Egitto in queste condizioni sicuramente c'è chi sosterrà che si potrà benissimo votare anche in Americ...

Attenzione al virus antidemocratico, non ne siamo immuni

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L'emergenza coronavirus diventata oramai strutturale, ha ben evidenziato quanto la democrazia sia debole, come possa essere facilmente scavalcata, superata, raggirata e soprattutto come ci sia sempre la propensione a voler l'uomo forte al comando. L'uomo o la donna che sappia decidere, l'uomo o la donna che sappia agire. Le minoranze, le opposizioni, le consultazioni democratiche vengono percepite come una inutile perdita di tempo. Un ritorno al passato, infelice. L'autoritarismo non conosce sesso, anche se è innegabile che nella società di oggi il potere continua a parlare con la voce dell'uomo. L'Europa sta mostrando tutta la sua fragilità, ma sopravviverà, come è sopravvissuta a crisi ben peggiori, bisogna solo vedere come ne uscirà, in un contesto sociale ed economico devastante per la società e per il nostro tempo. Ed il dopo coronavirus rischia di consegnarci un mondo ben peggiore di quello che si siamo lasciati alle spalle. Se c'è un virus che sta...

Ci stiamo abituando all'assenza di democrazia

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Assente. Da quando l'Italia è entrata in zona protetta, dal 10 marzo, la democrazia è ai minimi termini. Il Governo si è trovato ad affrontare una situazione eccezionale, gestita con misure eccezionali diventate però la normalità. Il Parlamento è diventato inutile, uno strumento simbolico più che sostanziale, così come nelle Regioni, nei Comuni, sparite le opposizioni, tutto viene deciso dalla maggioranza, o da commissioni o da tecnici. Tecnici al potere. I coinvolgimenti delle forze di minoranza sono pressoché spariti, diventate inutili e considerate come perdite di tempo. Perchè c'è fretta, dobbiamo fare. Dobbiamo agire. I diritti della minoranza non contano nulla. Insomma, si è tanto criticato il modello ungherese o sloveno o polacco che alla fine anche noi seppur in maniera diversa ci stiamo abituando a convivere con l'assenza della democrazia. In un Paese dove lo stato di polizia è stato effettivamente notevole per garantire il rispetto delle misure di quarantena. Un P...

Non siamo l'Ungheria di Orban, ma non crediamoci migliori degli altri

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No. Non siamo l'Ungheria di Orban. Diciamolo da subito. Ma smettiamola di reputarci migliori degli altri. Perchè in Italia un bel cazzotto alla democrazia l'abbiamo dato anche noi. E bello pesante. A partire dalla corsa all'autoritarismo regionale, a partire dal potere spropositato dei DPCM, delle FAQ, delle conferenze stampa che son diventate fonte di diritto. Mentre domina la surreale narrazione, andrà tutto bene, il Paese vive una strage, vive una catastrofe sociale ed economica durissima. Il Parlamento è diventato un qualcosa di inutile, finito quasi su chi l'ha visto. Si guarda un pò a quello che è l'effetto Orban in vari Paesi dei Balcani, ma anche noi non scherziamo. Non scherziamo mica. Abbiamo l'esercito nelle città con poteri di polizia, abbiamo i droni, si sta proponendo di far saltare in aria la privacy per una schedatura che rischia di essere indiscriminata, si utilizzano telecamere, foto cellule, si son identificati ad oggi 4 milioni di cittadini! ...

Appello: Non siamo in guerra, salviamo la democrazia

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 Non siamo in guerra, salviamo la democrazia Scriviamo questo manifesto in qualità di cittadine e cittadini, nella consapevolezza che l'Italia sta attraversando un momento difficile, probabilmente il più complesso, dalla fine della seconda guerra mondiale. Questo Paese ha conosciuto barbarie da cui si è sempre riuscito a risollevare grazie allo spirito di solidarietà, di fratellanza, di uguaglianza,principi cardini nella nostra Carta Costituzionale, che non devono mai essere offuscati, neanche in tempi duri come quelli che tutte e tutti noi stiamo vivendo dal mese di febbraio. Da quando il coronavirus ha iniziato ad infettare anche l'Italia è stato deciso che dobbiamo comportarci come se fossimo in guerra. Affermazione tanto grave quanto discutibile perché un conto è fare la guerra al virus, e questa la si fa con la ricerca scientifica e la metodologia sanitaria, un conto è far piombare una nazione intera in un clima tipico della guerra. Le conseguenze ...

Coronavirus: smettiamola di dire che siamo in guerra, in un Paese a rischio di un colpo di stato

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La situazione in Italia è da allarme rosso. Non solo per le tante vittime del coronavirus ma anche per quanto sta accadendo a livello democratico e costituzionale. La situazione sta sfuggendo di mano. Si continua a dire che dobbiamo comportarci come se fossimo in guerra. Chi lo ha deciso? Un conto è fare la guerra al virus, e questa la fai con la ricerca, nelle strutture sanitarie, un conto è imporre ad un Paese intero un clima da guerra. Ed è quello che sta accadendo. Ricordiamoci che l'OMS in questa vicenda si gioca la propria esistenza dopo quanto accaduto con la pandemia dell'influenza suina. Si è detto che probabilmente ci sono state delle falle in Lombardia, poi il tutto è dilagato in buona parte del Paese, ma con condizioni diverse.  E' certamente indispensabile trattare la questione del coronavirus come emergenza nazionale, cosa che all'inizio non accadde, ma va trattata seppur in mondo nazionale in via differenziata, non si può pensare che le stesse misu...

Dovevano dichiarare guerra al coronavirus ma la stanno facendo alla democrazia

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Ricordiamo tutti quando per settimane ci ripetevano che le mascherine servivano solo in due casi specifici. Se si era infetti o si prestava assistenza alla persona malata. Sappiamo come è finita. La corsa alle mascherine è stata inevitabile. Un Paese che dice di essere in guerra, la prima cosa che deve fare è procurare ai soldati che sono al fronte le strumentazioni necessarie per combatterla questa guerra. Ed il tempo l'Italia di prepararsi a questa guerra l'aveva. Da quando sono emersi i primi casi di coronavirus in Italia, visto quanto era accaduto in Cina, ci si è mossi a macchia di leopardo e con lentezza. Una guerra tra regioni e Stato, quando fin dall'inizio si era capito che andava trattato tutto in modo omogeneo, come emergenza nazionale e non regionale, ma così non è stato.Altro che solidarietà ed unità nazionale. Ognuno per la propria strada, cosa che sta continuando in modo scandaloso ancora oggi. Gli ospedali dovrebbero essere i luoghi più sicuri, ma ...

Il referendum egiziano? Quando la democrazia diventa mezzo per legittimare la dittatura

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La Treccan i così definisce la democrazia: Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico. Ci sciacquiamo talmente tante  volte  la bocca con la parola democrazia, come se fosse una sorta di collutorio, per averne perso completamente il senso. La democrazia è stata nella società di oggi, svilita, raggirata, presa in giro, o peggio ancora, diventata uno strumento per far scivolare i Paesi verso dittature, legittimando le dittature, proprio attraverso lo strumento per eccellenza della democrazia. L'esempio massimo è sicuramente l'Egitto. Paese retto da chi con un colpo di stato del luglio 2013 ha ribaltato chi democraticamente eletto, per poi prendere il potere, sbarazzarsi di tutte le opposizioni in sostanza, criminalizzando chi ne metteva in discussione l'autorità, ma venendo legittimato dalle democrazie principali occidentali per ragioni di geopolitica. Che...