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Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Il sentimento antislavo di D'Annunzio è un dato di fatto indiscutibile

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D'Annunzio come è noto ha più volte espresso pensieri dai connotati profondamente nazionalistici e con sentimento antislavo. Testi nei quali si rivolgeva anche ai popoli "slavi" verso territori oggi appartenenti alla Slovenia. Ad esempio  In Italia e vita , il 24 ottobre del 1919, scriveva: A settentrione di Fiume, essi debbono includere Idria, affinché la torbida Balcania non prema le spalle di Gorizia e di Tolmino. Il distretto di Idria, per secoli di tradizione storica e per evidenza di figurazione terrestre, appartiene al corpo d’Italia. Sta su la linea del displuvio. Per il valico di Circhina e per il valico del Pero s’apre verso il Regno. Non ha in sé una fronte salda, ma forma un baluardo ben proteso dell’alpe di Tarnova. Se Idria è nelle nostre mani, Gorizia rimane protetta. Se ci è tolta, Gorizia rimane esposta al cannone jugoslavo. (...) Come Idria, Postumia spetta a noi. Se non la tenessimo, il flutto della gente balcanica, il flutto della barbarie schia...

L'ultimo volto di Mussolini rimasto su una strada pubblica: la galleria della strada costiera triestina

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Inaugurata il 16 agosto 1928, dopo anni e anni di attese, senza alcuna cerimonia istituzionale, salvo una foto di rito, immortalata sul Piccolo del 17 agosto 1928, una delle strade più affascinanti d'Italia e tempestata da simbologia fasciste, vede probabilmente ancora oggi esistere e sopravvivere alla storia e alla mano della Damnatio memoriae, l'unico profilo del dittatore fascista, essere ancora esistente su una strada pubblica italiana. Tra fasci littori, scritte e fontanelle, perse e poi ritrovate, nel tempo si è sostenuto, per ragioni di opportunismo  e per evitarne la distruzione, che quel profilo nella galleria della costiera triestina fosse di Dante.    Ma di Dante non lo è e non può esserlo sia perché non assomiglia per niente a Dante, sia perché fuori contesto. Si tratta indiscutibilmente del profilo di Mussolini. Quando Mussolini nella sua due giornate si recò a Trieste nel 1938, giunse via mare, non osservò dunque il proprio profilo scalpito su quella rocci...

Celebrare ancora oggi Trieste o Gorizia italiana è un pleonasmo storico che non ha più alcun senso

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Trieste è oggi una cosa diversa rispetto a quella che fu un tempo, quando venne contesa, quando era una città contesa, quando si rischiò addirittura lo scoppio della terza guerra mondiale per la causa triestina. Cosa che oggi farebbe sorridere, eppure in quel tempo da sorridere c'era ben poco.  Rifugiarsi nel passato è un espediente per fuggire dal presente, quel presente connotato da pochezza, da vuoti, tipici della nostra epoca. Trieste così come Gorizia per lungo tempo furono città dall'anima e spirito asburgico. Oggi, questo spirito lo si può intravedere solo nell'architettura di queste città che spingono a rendere Trieste unica, grazie al suo fascino imperiale, e Gorizia, per il suo essere stato contenitore di una pluralismo che oggi esiste solo nelle metafore o in quella "Nizza d'Austria". Trieste e Gorizia sono due città che si stanno piegando all'omologazione di massa, che è il grande turismo che nel paradosso dei paradossi tende a val...

Quella leggenda sul colonnello Bowman che scampò all'attentato perchè non dormì a Miramare, il castello maledetto da Carlotta

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Chiunque abiterà sotto questo tetto, muoia come il mio consorte: lontano dalla patria, lontano dagli affetti,di violenta morte, in peccato mortale.  Si narra che questa sia la maledizione di Carlotta,  dopo l'uccisione di Massimiliano, avvenuta per fucilazione, in terra messicana. Un castello di cui si racconta che quella maledizione colpì diversi personaggi importanti, che pernottarono tra le mura di uno degli edifici più affascinanti del Friuli Venezia Giulia. Chi sfuggì alla maledizione, fu il colonnello Bowman. Che prese il posto di Monfort, dopo solo due mesi dal suo insediamento a Trieste per la gestione degli affari civili per conto del GMA. Il colonnello americano Alfred Connor Bowman divenne dunque l' ufficiale superiore per gli Affari civili del GMA della Venezia Giulia. Di lui si ricorda in particolar modo l'introduzione delle conferenze stampa in stile americano, come segno del ritorno alla democrazia, che in Italia era sconosciuta a causa della dittatura fascis...

Il tempo si è letteralmente fermato alla stazione di Miramare di Trieste

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Un gioiellino liberty di epoca asburgica, che consente di arrivare al castello di Miramare, attraversando il polmone verde di Trieste, che affascina il viaggiatore, perchè il tempo si è fermato in via Beirut, a  Grignano come in nessun altro luogo a Trieste.  Un gioiellino che è ora chiuso, ora aperto, ma che necessita di essere valorizzato, riqualificato. Purtroppo già in passato preso di mira da azioni di vandali, ragione per cui venne eliminato il glicine che caratterizzava la pensilina esterna, preso di mira con vandalismi che hanno comportato spese per migliaia di euro da parte di RFI per effettuare interventi di restauro di natura  conservativa. Quella piccola stazione affascina e non ha eguali in Italia, ed è auspicabile che si possano trovare le risorse, gli intenti, la volontà, per farla ritornare ai fasti di un tempo. Purtroppo il tempo fa il suo corso e dei lavori di manutenzione sono necessari per ripristinare quel bene storico che viene invidiato da chiunque...

Maggio 1948: il primo treno d'Italia a Monfalcone dopo la guerra

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Poche ore dopo l'insediamento del primo Presidente della Repubblica, a Trieste, giungeva il primo treno d'Italia, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Treno che passava chiaramente anche dalla stazione di Monfalcone, come testimonia un breve fermo immagine tratto dal prezioso video dell'archivio dell'Istituto Luce. Il video interessa l'i naugurazione della linea ferroviaria Venezia-Trieste. Fu un fatto storico di estrema importanza, un piccolo segnale di ritorno alla normalità in un Paese ridotto in macerie a causa della seconda guerra mondiale. Le ferrovie sono sempre state importanti nel nostro territorio, soprattutto grazie agli investimenti originari effettuati dall'Impero asburgico. Nel 1854 venne infatti aperta la linea da Trieste a Vienna  attraverso il Semmering. Il progettista fu il veneziano Carlo Ghega, a cui a Trieste è dedicata una via in città, linea di 14 gallerie, una delle quali raggiungeva la lunghezza di  ben 1431 m, con 16 viadotti e...

L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale di Trieste e Monfalcone: andare oltre i campanilismi

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L'incarico di colui che ha risollevato le sorti del porto di Trieste, Zeno D'Agostino, sarebbe giunto a termine il 15 dicembre 2024, e le sue dimissioni, avvenute per ragioni personali, hanno anticipato ciò che era in scadenza. La nomina dell'Autorità del sistema portuale è disciplinata dall'articolo 8 della 28 gennaio 1994, n. 84 come modificata ed integrata, e così afferma: Il Presidente è nominato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Presidente o i Presidenti della regione interessata, ferma restando l'applicazione della disciplina generale di cui alla legge 24 gennaio 1978, n. 14. In caso di mancata intesa si applica la procedura di cui all'articolo 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241 . Il Presidente è scelto fra cittadini dei Paesi membri dell'Unione europea aventi comprovata esperienza e qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale.   La norma è chiara. Dunque, è eviden...

Ligabue a Trieste, una meraviglia

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  C'è poco da dire, la bellezza, la profondità, la follia dell'arte di Ligabue, ti prende per mano e ti accompagna dal principio, alla fine. Ancora una volta, Trieste, riesce a fare centro, con una meravigliosa mostra.  mb

Quella solidarietà tra Udine e Trieste sotto il segno dell'Italia

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Due città, in due regioni territorialmente diverse, ma unite in quel Friuli Venezia Giulia di cui ancora oggi si dibatte se debba essere con o senza trattino. Due città, per quanto rivali, che ebbero però un sentimento di condivisione di solidarietà sotto il segno dell'Italia. Non a casa il giornale di Udine nella tarda primavera del 1867 dava risalto a quanto accadeva a Trieste contro gli austriaci. Udine nel 1866 passò sotto l'Italia, Trieste dovette aspettare, dopo secoli di fedeltà all'Austria, la catastrofe della prima guerra mondiale. Nel 1867 ad esempio a Udine si raccontava di quella diffusione di tricolori per la città dell'Alabarda. Così la cronaca dell'epoca: "Domenica i muri furono tappezzati di biglietti che portavano a stampa le seguenti parole: vogliamo l'Italia una con Vittorio Emanuele nostro re. Viva l'Italia, viva Garibaldi! Gli alberi erano anch'essi coperti di biglietti consimili e quasi tutti ornati di bandiere nazionali. A...

Quando bastava farsi un giro in macchina per Trieste per finire nei campi di concentramento

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  Il periodo dell'occupazione nazista è stato uno dei più nefasti della storia recente italiana, con gli italiani che si son trovati di punto in bianco a dover fare i conti con una situazione sconcertante e misure oppressive pesantissime. Dal coprifuoco sempre più stringente ai divieti di movimento, come testimonia ad esempio il comunicato del comandante di campo del 22 settembre 1943. Mentre da un lato si tacevano le azioni di resistenza dei partigiani nel nostro territorio, si dava invece ampio spazio alle disposizioni naziste. Si vietava il traffico veicolare a Trieste e zone circostanti vietandone espressamente l'utilizzo di veicoli privati per tutti colore che avevano dai 16 ai 60 anni di età. Disposizione che entrò in vigore alle ore 18 del 25 settembre e tutti coloro che avrebbero violato il divieto sarebbero stati spediti direttamente nel campo di concentramento. Insomma, farsi un giro in macchina per Trieste poteva avere come conseguenza quella di finire direttamente n...

L'assalto al Narodni dom di Trieste in un mondo dalla nostalgia "canaglia"

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Il 13 luglio del 1920 a Trieste al grido dannunziano di eia, eia, alalà, dannunziani, fascisti, nazionalisti, si diressero, indisturbati, deviando dal proprio percorso ordinario, verso la sede del Narodni dom. Non avevano mai potuto sopportare che la componente slava della città di Trieste potesse alzare la testa ed essere alla pari di quella latina, di quella germanica. Il disprezzo verso i popoli slavi era enorme. Lo presero di mira. Lo distrussero. Gli diedero fuoco. Fiamme fasciste, l a fiamma nera. Il rogo del Narodni dom a Trieste , premiato in Slovenia come il romanzo a fumetto dell'anno e pubblicato da Qudu Libri racconta in modo efficace di cosa stiamo parlando. Padre e figlio, uno disegnatore, l'altro storico, si son cimentati in un percorso ad ostacoli non da poco e lo hanno superato in modo convincente, narrando con semplicità quel fatto che ha segnato nella sua complessità la svolta nel confine orientale italiano, per il fascismo. Un mondo senza più apparentemente ...