I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

A novembre previsti oltre 90 scioperi


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Nel solo settore del pubblico impiego si registrano oltre 90 scioperi.
Da semplici scioperi di che riguardano singole vertenze di piccole realtà cittadine a grandi eventi di rilevanza nazionale, come lo sciopero europeo del 14 novembre, proclamato dai Cobas in Italia, a cui ha aderito ora anche la CGIL ma con solo 4 ore di sciopero, a quello potenzialmente unitario nel solo settore della scuola del 24 novembre.
I luoghi di lavoro sono in movimento.
Assemblee anche autoconvocate dai lavoratori per i lavoratori, forme di boicottaggio, rifiuto di svolgere attività non obbligatorie e non dovute, insomma lo sciopero con tutte le sue varie articolazioni, nonostante tutto, resiste.
La politica istituzionale non è più rappresentativa della volontà popolare.
Recentemente la risata di alcuni giornalisti ha travolto, in modo ironico, il commento freddo del Premier Monti, sulla questione spread.
Parla l'ex Premier Berlusconi e lo spread sale.
Ma vi è poco da ridere.
I mercati e la finanza governano il sistema Italia.
Saranno loro, anche con il ricatto dello spread, a decidere chi dovrà governare questo Paese.
Se il candidato destinato a vincere le politiche  od il vincitore delle elezioni non sarà di loro gradimento, son certo che assisteremo ad un nuovo attacco da parte della finanza speculativa sulla sovranità popolare oggi assopita.
Eppure chiunque andrà a governare dovrà soddisfare i vincoli di bilancio come imposti dall'Unione Europea.
Dunque pochi, pochissimi margini di intervento variabile.
Da ciò si desume, cosa ben compresa nei luoghi di lavoro e confermata anche dal forte dato dell'astensionismo elettorale siciliano, che il voto sarà, se le cose non muteranno, inutile.
Una delegittimazione popolare forte caratterizzerà il futuro governo, così come delegittimato è l'attuale governo.
Ma i lavoratori protestano.
Lo sciopero è uno strumento, non un fine.
Si passa lentamente dallo sciopero collegato a singole e specifiche rivendicazioni allo sciopero politico.
Il fine è e non può che essere un diverso sistema sociale.
Demagogia? 
No, la verità laica e sociale.


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