Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

A novembre previsti oltre 90 scioperi


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Nel solo settore del pubblico impiego si registrano oltre 90 scioperi.
Da semplici scioperi di che riguardano singole vertenze di piccole realtà cittadine a grandi eventi di rilevanza nazionale, come lo sciopero europeo del 14 novembre, proclamato dai Cobas in Italia, a cui ha aderito ora anche la CGIL ma con solo 4 ore di sciopero, a quello potenzialmente unitario nel solo settore della scuola del 24 novembre.
I luoghi di lavoro sono in movimento.
Assemblee anche autoconvocate dai lavoratori per i lavoratori, forme di boicottaggio, rifiuto di svolgere attività non obbligatorie e non dovute, insomma lo sciopero con tutte le sue varie articolazioni, nonostante tutto, resiste.
La politica istituzionale non è più rappresentativa della volontà popolare.
Recentemente la risata di alcuni giornalisti ha travolto, in modo ironico, il commento freddo del Premier Monti, sulla questione spread.
Parla l'ex Premier Berlusconi e lo spread sale.
Ma vi è poco da ridere.
I mercati e la finanza governano il sistema Italia.
Saranno loro, anche con il ricatto dello spread, a decidere chi dovrà governare questo Paese.
Se il candidato destinato a vincere le politiche  od il vincitore delle elezioni non sarà di loro gradimento, son certo che assisteremo ad un nuovo attacco da parte della finanza speculativa sulla sovranità popolare oggi assopita.
Eppure chiunque andrà a governare dovrà soddisfare i vincoli di bilancio come imposti dall'Unione Europea.
Dunque pochi, pochissimi margini di intervento variabile.
Da ciò si desume, cosa ben compresa nei luoghi di lavoro e confermata anche dal forte dato dell'astensionismo elettorale siciliano, che il voto sarà, se le cose non muteranno, inutile.
Una delegittimazione popolare forte caratterizzerà il futuro governo, così come delegittimato è l'attuale governo.
Ma i lavoratori protestano.
Lo sciopero è uno strumento, non un fine.
Si passa lentamente dallo sciopero collegato a singole e specifiche rivendicazioni allo sciopero politico.
Il fine è e non può che essere un diverso sistema sociale.
Demagogia? 
No, la verità laica e sociale.


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