Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

A novembre previsti oltre 90 scioperi


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Nel solo settore del pubblico impiego si registrano oltre 90 scioperi.
Da semplici scioperi di che riguardano singole vertenze di piccole realtà cittadine a grandi eventi di rilevanza nazionale, come lo sciopero europeo del 14 novembre, proclamato dai Cobas in Italia, a cui ha aderito ora anche la CGIL ma con solo 4 ore di sciopero, a quello potenzialmente unitario nel solo settore della scuola del 24 novembre.
I luoghi di lavoro sono in movimento.
Assemblee anche autoconvocate dai lavoratori per i lavoratori, forme di boicottaggio, rifiuto di svolgere attività non obbligatorie e non dovute, insomma lo sciopero con tutte le sue varie articolazioni, nonostante tutto, resiste.
La politica istituzionale non è più rappresentativa della volontà popolare.
Recentemente la risata di alcuni giornalisti ha travolto, in modo ironico, il commento freddo del Premier Monti, sulla questione spread.
Parla l'ex Premier Berlusconi e lo spread sale.
Ma vi è poco da ridere.
I mercati e la finanza governano il sistema Italia.
Saranno loro, anche con il ricatto dello spread, a decidere chi dovrà governare questo Paese.
Se il candidato destinato a vincere le politiche  od il vincitore delle elezioni non sarà di loro gradimento, son certo che assisteremo ad un nuovo attacco da parte della finanza speculativa sulla sovranità popolare oggi assopita.
Eppure chiunque andrà a governare dovrà soddisfare i vincoli di bilancio come imposti dall'Unione Europea.
Dunque pochi, pochissimi margini di intervento variabile.
Da ciò si desume, cosa ben compresa nei luoghi di lavoro e confermata anche dal forte dato dell'astensionismo elettorale siciliano, che il voto sarà, se le cose non muteranno, inutile.
Una delegittimazione popolare forte caratterizzerà il futuro governo, così come delegittimato è l'attuale governo.
Ma i lavoratori protestano.
Lo sciopero è uno strumento, non un fine.
Si passa lentamente dallo sciopero collegato a singole e specifiche rivendicazioni allo sciopero politico.
Il fine è e non può che essere un diverso sistema sociale.
Demagogia? 
No, la verità laica e sociale.


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