I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Calabria: o rivoluzione o 'ndrangheta.

I recenti fatti di Cronaca di Roma hanno evidenziato due cose, il sospiro di sollievo per il ceto conformista italiano  elargito dal fatto che ad uccidere la povera bambina cinese e suo padre non siano stati due criminali italiani, e che i rapporti economici e mafiosi con la Cina possono continuare più di prima e nella più viva omertà di prima.
Molti son ben consapevoli di come funzionano le cose, della grandi attività di riciclaggio di danaro in corso da anni, ma  in tempo di crisi il danaro paga e sazia i problemi di molte persone. 
Dunque, solidarietà  scenica massima, falsa presenza dello Stato, solite cerimonie, solito tutto.
Ma la bambina è morta.
Il padre anche.
Ma la vita deve continuare, l'economia deve continuare e funzionare nelle regole distorte di tal sistema.
E penso ancora una volta alla mia terra, la Calabria.
Calabria, terra maledetta, terra selvaggiamente libera di non essere, terra che sfiora l'orizzonte del tramonto africano con le vette dell'Aspromonte, si inebria con il profumo delle viti vesuviane che bagnano la bocca del sognatore del Sud, con quel sapore  agrodolce di una vita che potrebbe essere diversa,
ma che non lo è.
Penso all'articolo pubblicato su Calabria Ora  dove lo studioso Paul Connet ha fatto visita a Vibo Valentia. Nel giornale si legge che  l’ambientalista americano ha tracciato un profilo drastico del territorio. «It’s incredible», ha detto parlando della situazione generale, non mancando di sottolineare come dopo 25 anni in giro per il mondo e 2000 posti visitati, non abbia mai visto nulla di simile e cioè un nucleo industriale dentro un nucleo abitativo.

Già, It's incredible, se non fosse Calabria.
Dove l'incredibile è credibile perchè è la realtà.

E' stato pubblicato , da parte della Legautonomie calabrese un rapporto che evidenzia il fatto che  nel 2011 sono stati rilevati 103 atti intimidatori contro i rappresentanti delle istituzioni locali, in linea con quanto si è verificato l’anno precedente.
Nel Crotonese l’85 per cento dei Comuni ha dovuto fare i conti con almeno, per dire almeno, un episodio; nel Vibonese (80 per cento), nella provincia di Reggio Calabria (64 per cento), nel Catanzarese (54 per cento)  e nel  Cosentino (35 per cento). 

Lo Stato dove è?
L'Informazione diffusa mediatica di Stato dove è?
Il Presidente della Repubblica che è stato così solerte ad attivarsi per non compromettere i rapporti economici con la Cina, è consapevole del fatto che la Calabria è terra d'Italia?
Quell'Italia,dove per tutto il 2011 ci hanno tormentato, assillato con la storia dell'Unità?
Ma quale unità?
Quale?
Retorica.
Solo meschina retorica.
Avete abbandonato la Calabria.
Sì, abbandonato nel senso che quella terra è stata lasciata alla 'ndrangheta.
E chi ha lottato contro essa anche da morto ha subito gravi intimidazioni.
Intimidire la memoria.
Dico questo perchè due targhe recanti il nome di Luigi Gravina, ucciso nel 1982 da esponenti di un clan della ‘ndrangheta per essersi opposto a richieste estorsive, sono state danneggiate da ignoti a Paola, nel cosentino nei giorni 30 dicembre e a Capodanno.
Ucciso dalla ‘ndrangheta a soli 33 anni d’età.

Ed allora penso in questo momento alle parole di Corrado Alvaro ,la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile.
E' a questo che si deve arrivare?

Se l'intervento dello Stato consiste solo nell'apparire quando la tragedia si è realizzata, o apparire solo per meri interessi di massima economia capitale, possiamo chiaramente sostenere che lo Stato italiano in Calabria non solo è evaso ma fallito.
Ovviamente ciò lo dico e sostengo manifestando il massimo rispetto per tutte quelle persone, uomini e donne dello Stato, giornalisti, cittadini, militanti, che giornalmente rischiano la vita proprio per cercar di affermare, da soli,  la presenza di uno Stato centrale che è latitante.
Nell'elenco dei latitanti del Ministero dell'Interno dovrebbero forse inserire anche lo Stato.
Ed allora penso che sia arrivato il momento dove i calabresi, consapevoli di ciò devono, ed altro non possono fare, che attivarsi seriamente per intraprendere un processo radicalmente rivoluzionario.
Non si può continuare a vivere nel compromesso.

E lamentarsi.

Il lamento è la forza dell'indifferenza.
L'indifferenza è il cuore dell'omertà.
L'omertà è l'accettazione tacita della 'ndrangheta.

Le soluzioni sono drastiche.
O la Calabria diverrà totalmente terra della 'ndrangheta, con la 'ndrangheta che governerà integralmente, in questa Terza Repubblica, quella terra, o la Calabria diverrà il primo fermento moderno per un nuovo processo rivoluzionario e ribelle italiano.
Ed attenzione, mi rivolgo a tutti quelli che si sentono immuni dalla 'ndrangheta.
La 'ndrangheta è ovunque.



Commenti

  1. lo Stato italiano è presente solo con le tasse e i carbinieri; lo stato della 'ndrangheta invece spadroneggia tutti i giorni con le sue leggi....come uno stato!

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