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Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Appello: Non siamo in guerra, salviamo la democrazia

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 Non siamo in guerra, salviamo la democrazia Scriviamo questo manifesto in qualità di cittadine e cittadini, nella consapevolezza che l'Italia sta attraversando un momento difficile, probabilmente il più complesso, dalla fine della seconda guerra mondiale. Questo Paese ha conosciuto barbarie da cui si è sempre riuscito a risollevare grazie allo spirito di solidarietà, di fratellanza, di uguaglianza,principi cardini nella nostra Carta Costituzionale, che non devono mai essere offuscati, neanche in tempi duri come quelli che tutte e tutti noi stiamo vivendo dal mese di febbraio. Da quando il coronavirus ha iniziato ad infettare anche l'Italia è stato deciso che dobbiamo comportarci come se fossimo in guerra. Affermazione tanto grave quanto discutibile perché un conto è fare la guerra al virus, e questa la si fa con la ricerca scientifica e la metodologia sanitaria, un conto è far piombare una nazione intera in un clima tipico della guerra. Le conseguenze ...

Appello alla società civile e mondo della cultura: Centenario prima guerra mondiale sosteniamo Ronchi dei Partigiani

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Condivido  e sottoscrivo questo appello *** Dopo quasi un secolo siamo riusciti a far revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini nel Comune di Ronchi, città che “pur se in condizioni di grave inferiorità tecnica e numerica, dopo l’8 settembre 1943, organizzò la Resistenza contro l’occupatore, impegnandolo in numerosi e cruenti scontri. Nel corso di venti mesi di lotta partigiana, malgrado persecuzioni, deportazioni nei campi di sterminio, distruzioni e torture, i Ronchesi furono tra i protagonisti della rinascita della Patria, lasciando alle future generazioni un patrimonio di elette virtù civili, di coraggio e di fedeltà agli ideali di giustizia “ ( motivazione della Medaglia d’Argento al valor militare assegnata a Ronchi per l’attività partigiana svolta dai suoi cittadini dopo l’8 settembre 1943 ) . Stiamo conducendo una battaglia per la dignità e per l'antifascismo e per questo vogliamo ora pretendere la revoca della denominazione “dei Legionari” di Ronchi....

TraMonti la TAV. Tutte e tutti in piazza l'8 marzo per la democrazia, per la Val di Susa.

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Quello che ora scriverò con violenza impetuosa e travolgente è una forma di appello che dovrà prendere sostanza. Una sostanza acerba per il potere, dolce per la ribellione. Una sostanza ribelle e dignitosa. Ricordate il 13 febbraio 2011, la conquista delle piazze e delle strade italiane, da parte delle donne indignate? Il minuto e mezzo di silenzio e poi l'urlo: Se non ora quando? Adesso è la risposta. Adesso. In questo preciso momento storico, la democrazia è sospesa . La Val di Susa è il cuore, l'essenza, il corpo, della ricerca della democrazia, ora oppressa, ora repressa, ora sospesa. Partecipazione, consultazione popolare, rispetto per l'ambiente e per la dignità delle persone, utilizzo condiviso di danaro pubblico, dovrebbero essere elementi che in qualsiasi Paese, che pretende, di definirsi democratico, dovrebbero trovare piena affermazione. Ma ciò in Italia non accade. Anzi emerge la via della negazione. Cade la democrazia, sale sul trono d...

No Tav : la resa dei conti.

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Luca ha semplicemente attuato un gesto individuale ma con l'intento di difendere un bene comune. Un gesto individuale non egoistico volto a sollevare la solidarietà collettiva. Chiamala se vuoi anarchia ribelle che ha dimostrato come il singolo gesto, che sfugge alle gabbie della Polizia di questa non più democrazia, bensì viva e tetra tirannia, può conseguire effetti devastanti per il sistema esistente, per l'ordine pubblico imposto. Certo, probabilmente se Luca non perdeva l'equilibrio fisico, o se non poneva a rischio la propria vita, forse quel gesto isolato, sarebbe rimasto un semplice gesto. Un gesto volto al logoramento, come la battaglia dei ferrovieri, isolati dai media, dimenticati, salvo essere “glorificati” nel giorno mediatico edificato ad hoc, da buona parte della società politica e sociale. Probabilmente Luca sarebbe rimasto attaccato al palo per qualche ora, probabilmente si sarebbe parlato poco dell'occupazione illegale, illegittima, ...

Forza Luca, resisti.

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Chi si alza come sempre per essere sommerso dal fango della burocrazia, chi cerca di fuggire da quelle catene imposte da una società senza più reale democrazia, chi semplicemente decide di lottare per salvare la propria e nostra terra, dalle arpie capitali, ed in tal momento ove non esiste più democrazia, ove non esiste più sovranità popolare, ma solo tirannia e disumanità, Luca Abbà, affronta ora la battaglia più difficile. Sale su un traliccio, nella Valle che non si Arrende e non si Arresta, per dire no all'ordine illegittimo di questo Regime tirannico e dispotico.  In questi momenti ci sono poche parole da esprimere, in questo momento si deve manifestare la solidarietà attiva e la rete deve essere un canale ma non l'unico canale da navigare per solidarizzare con Luca, per la sua vita e per la valle che non si arrenderà, nè ora nè mai. Forza Luca, resisti. Marco Barone foto tratta da notav.info

L'Amen della Dignità

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Nel nome della madre ribelle e del padre rivoluzionario, del figlio indignato e della figlia #occupata dello spirito laico ed infuocato, ecco l'Amen della Dignità. Ci sono cose che vorrei dire, ci sono cose a cui vorrei conferir forma e verbo, sostanza ed essenza, ci sono cose che non sono, ci sono cose che sono, eppure ora, sì, ora, in questo preciso istante destinato nel laico addivenire ad essere passato di un momento vissuto, impresso e carpito nella fugace corsa del tempo che mai arresta nel suo essere libero la libertà di non essere tempo, voglio semplicemente scrivere, che la dignità è sepolta dal rudere della prostituzione nell'era della celebrazione del corpo, femminile o maschile, nel secolo dell'esaltazione dell'apparenza, nell'epoca priva di ogni cognizione di reale indignazione. Lavoratori licenziati, lavoratori che urlano la ricerca della solidarietà, lavoratori reintegrati, lavoratori isolati dal...

Una canzone per me, partecipa al Contro Sanremo Web.

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Una canzone per me  parteciperà al ControSanremo WEB, un festival nato in rete, lanciato dal sito Linkiesta . Il Contro Sanremo web , è una forma di protesta musicale e di proposizione musicale che darà voce a chi voce non ha avuto e non ha voluto avere nel canonico Sanremo. Una canzone per me parteciperà al primo festival Contro Sanremo della rete ( qui il video .) Chi vuole sostenere Una canzone per me    si deve collegare a questo link cliccando su mi piace di facebook, in basso al video, oppure visualizzando il video.   Ricordo brevemente come nasce una canzone per me. Una canzone che non ascolterete al Festival di Sanremo. Una canzone semplicemente per noi. Un testo nato per la rete, sulle pagine di  Reset ,  figlia di Reset, per uscire dalle maglie della prigionia del mondo virtuale ed invadere le strade ribelli ma ancora dormienti di una società che attende  laicamente di riappropriarsi di quel colore che la...

Il Canal Grande di Trieste, tra degrado ed incuria.

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Trieste è stata schiaffeggiata da una bora così lunga, così intensa, che ha sconvolto buona parte della cittadinanza. Infatti, la sera noti che le strade del centro cittadino tendono a svuotarsi prima del solito ma specialmente che non vi è quel via vai e vai via tipico di tal Città. Molti pensano che questi sono i primi effetti della crisi, mancano i soldi non ci sono soldi da spendere , diranno molti triestini, altri invece sostengono che devono riprendersi dalla violenza innaturale e continua di una bora che forse non sarà più bora. Forse diverrà altro. Ma la bora, ha evidenziato ancor di più i problemi di Trieste, dalla questione manutenzione mancata di edifici storici, alla manutenzione ordinaria di palazzi privati e decadenti, con tanto di tegole vaganti nel bel mezzo della Città. Il Canal Grande è altra vittima della bora. Un Canale che divide la Città per unirla in quel Ponte Rosso, ove James Joyce nella sua staticità osserva il degrado e l'incuria uman...

A Trieste ho incontrato la povertà.

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Avrei voluto e dovuto parlare o meglio scrivere o tastierizzare degli eventi censurati di Puerta del Sol, a Madrid,  dove per protestare contro la riforma del lavoro approvata dal neo-governo spagnolo gli indignati spagnoli subiscono cariche da parte della polizia, oppure dell'aggressione fascista, l'ennesima, accaduta a Massa, dove tali  aggressioni , realizzate da parte di gruppi organizzati di estrema destra, continuano a dilagare con una normalità a dir poco allarmante. Oppure del lavoro precario presso il Terminal Passeggeri di Venezia, per le navi da crociera. Mi era giunta una segnalazione. Un lavoratore che vuole mantenere l'anonimato, per non incorrere in ritorsioni, mi evidenzia alcuni problemi, diffusi e conosciuti, tra cui il fatto che se non hai "la pelle bianca", difficilmente potrai svolgere la mansione di addetto al Terminal Passeggeri. E' solo uno sfogo o questa denuncia risponde alla realtà? Sarà così anche a Trieste con l'arrivo ...

Libertà per la poesia. Libertà per Zhu Yufu

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Una penna o una tastiera, un foglio di carta strappato al quaderno chiuso e rinchiuso nel cassetto senza più sogni, un monitor opaco  e avvolto in quella nebbia del fumo tempestoso di una rabbia che non ha più fuoco nè calore, scalfiscono nella mente che mente a questa epoca deprimente ogni passione e voglia di ribellione, la forza dell'andar contro. Andar contro quella corrente di Potere, mai sazio e dissetato, eppur sempre contestato, da chi vuol solo una vita solidale, una vita dove si possa ancora sognare, abbracciare ed amare quella speranza che ora sai anche odiare. Ed allora scrivo, scrivo per la libertà, scrivo per la libertà della poesia, per la libertà dei poeti ribelli e dissidenti, scrivo per Zhu Yufu scrivo per questo tempo vile e privo di ogni sentimento. La poesia non si processa, la cultura non si arresta. Ed allora, senza timore, io che conduco il timone del mio tempo, della mia vita, della mia libertà, grido ed urlo ogni oltre confine Liberate Zhu Yufu, ora!...

Foibe, la verità compromessa. Intervista alla studiosa Claudia Cernigoi

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Silenzio. Un silenzio funereo. Cavità, e buio, ed ancora silenzio. Violenza nella violenza, verità ribelle, violentata dalla Storia che deve offuscare la libera Resistenza, offuscata dalla voce del lamento dall'Inno di quel sacramento ululante nell'umanità disumana. Foibe. M . B. Il 10 febbraio si celebra il Giorno del ricordo , istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 , concede anche un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Cosa sono state realmente le foibe? Cosa è accaduto nella terra di Confine? Quale è la verità sul caso foibe? Esiste un caso foibe? Esiste un processo di revisionismo storico? Di tutto ciò ne parleremo con la giornalista e studiosa Claudia Cernigoi . 1) Come posso presentarti ? Sono una giornalista che dopo avere indagato sulla strategia della tensione (neofascismo, stragismo, “misteri d’Italia”), ad un certo punto ha iniziato a dedicarsi alla ricerca storica sulla seconda guerra mondiale, Resistenza...

A rischio sequestro il cortometraggio sulla storia di Alessandro Caravillani, ucciso dalla Mambro. Intervista a Enzo De Camillis, autore del corto.

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Questa è una di quelle storie che devono essere conosciute. E' una di quelle vicende, che rischiano di compromettere sia quel senso di libertà che deve caratterizzare l'arte e la cultura, sia quel senso di rispetto per una vita uccisa dalla follia dei neofascisti dei Nar. L'arte e la cultura non si processano. Eppure qualcuno prova ad adoperarsi per censurare, per attaccare la voce della verità che ha trovato nell'arte il suo eco. Era il marzo del 1982. Alessandro, come molti ragazzi della sua età, si stava recando a scuola. Ma quel giorno il destino, maledetto in questo caso, ha voluto che i suoi sogni, la sua vita, il suo divenire, dovesse giungere alla fine. Incontra i proiettili dei Nar durante una rapina avvenuta a piazza Irnerio. La Mambro ferita in quella occasione,  viene abbandonata ...