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Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento

Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli.  Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...

Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

Lo spirito di solidarietà del Friuli

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  Dopo la tempesta, potente, imprevista, sconvolgente, la classica quiete, che sa di beffa. Il sole, il silenzio, il rumore di chi spala fango, di chi si è attivato senza battere ciglio per aiutare. Subito. Solidarietà. Così è stato nei periodi delle grandi tragedie e drammi che hanno colpito questa piccola fetta di terra d'Europa. Che ha conosciuto due guerre mondiali, con il Friuli non spettatore, ma suo malgrado, attore. Così è stato con eventi diabolici, come la tragedia del Vajont, così come è stato con il terremoto del 1976. Una terra che non cerca di compiacersi, che non ha bisogno di sentirsi dire quanto siamo bravi o più fighi o meno fighi degli altri. Si va oltre, si va avanti, insieme. Il dolore delle vite sottratte cinicamente da questo mondo è e rimarrà vivo, ma la forza di rialzarsi in breve tempo, senza perdere tempo in giustificati lamenti, che questa terra continua a dimostrare, generazione dopo generazione, è più unica che rara. Il sole splende lì dove una frana h...

Non c'è molto da dire : la furia della natura si abbatte su Marina Julia

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Non c'è molto da dire. Quando la natura decide di fare quello che vuole e come vuole non ti resta che sederti e assistere letteralmente impotente allo spettacolo deflagrante di ciò che è. "Non ho mai visto una sfuriata del genere" ti dirà uno dei "turisti" della potenza della natura che ha trovato il suo sfogo sulla spiaggia di Marina Julia di Monfalcone. Diventata un deposito di alberi, tronchi, centinaia e centinaia di chili di legname, ma anche rifiuti, bidoni. Si va alla ricerca del tesoro nascosto, da quei cumuli trasportati dalla furia dell'Isonzo che ha fatto tremare queste terre arrivando a superare i nove metri. Si possono scovare scarpe,  confezioni di farmaci e soprattutto tronchi così possenti e anche belli che sembrano essere stati posti lì come monumenti dall'ingegno umano, e invece è tutta opera maestra della natura.   Si rimane impressionati dalla forza del mare che è riuscita a modellare la spiaggia monfalconese con piccole dune. In lont...

Siccità e razionamento dell'acqua ma la colpa non è dei cittadini ma di una rete idrica fatiscente

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Stiamo vivendo un momento sociale difficile come non mai. Guerre, pandemia, emergenza climatica, siccità, caro vita alle stelle. Neanche il peggior Nostradamus avrebbe osato prevedere tanto. Il dibattito di questi giorni è focalizzato sulla necessità di provvedere al razionamento dell'acqua e immancabilmente partono le solite litanie che hanno lo scopo di colpevolizzare i cittadini come se fosse colpa dei bidet,delle docce, dei piatti lavati o dell'orticello bagnato la causa della carenza d'acqua. L'ISTAT ricordava che nel 2020 sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, il 36,2% dell’acqua immessa in rete (37,3% nel 2018) e diversi comuni, tutti nel Sud, dovevano fare i conti con misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua. Secondo gli ultimi dati disponibili, in un anno vengono immessi nella rete idrica italiana 8,2 miliardi di metri cubi di acqua, di cui ne vengono utilizzati 4,7 miliardi.  ...

Andare avanti per andare indietro, la politica del passo del gambero. A Monfalcone "ritorna" il carbone

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Non è la prima volta in questi anni, è la prima volta però nel 2022, che viene riaccesa la contestata centrale a carbone di Monfalcone. In Italia ve ne sono sette, quella di Monfalcone è la più piccola. Nel 2025 dovrebbe cessare di esistere, fino a quel momento potrà essere utilizzata per necessità energetiche in un mondo che vede ancora nel carbone una delle principali fonti di energia. Interessante notare come il carbone venga importato principalmente da Paesi come la Russia, ed ora, la centrale, nello stato di rassegnazione generale, dove altro non si può fare che assistere impotenti al suo "ritorno"in funzione, per quanto provvisorio possa questo essere, viene riattivata proprio per la crisi energetica che si sta determinando anche con la guerra in Ucraina a causa dell'invasione russa. Andare avanti con il passo del gambero, in un mondo che ha bisogno di misure e svolte radicali per rigenerarsi, ma che continua, invece, a dipendere, dai vecchi mezzi di produzione ener...

Cambiamenti climatici il FVG è la regione che si è riscaldata di più. Aumento eccezionale della temperatura a Gorizia, Udine e Pordenone

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La mappa realizzata da OBC Transeuropa per EDJNet analizza le temperature di oltre 100.000 comuni in 35 paesi europei. La comparazione riguarda i valori medi degli anni Sessanta con quelli del periodo 2009-2018, così da rilevare la portata del riscaldamento globale in ogni comunità locale. I dati sono tratti da Copernicus e dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts. Il FVG in Italia è tra le regioni che se la passa peggio. Si legge che nel complesso, la regione Friuli- Venezia Giulia si è riscaldata più rispetto alle altre regioni, con un più 2,5 gradi ed all'interno della regione il comune dove la temperatura media annuale è cresciuta di meno è Grado , mentre quello dove è cresciuta di più è Campoformido . La provincia dove l'aumento è stato più marcato è stata quella di Pordenone . Il grafico che segue rivela l’andamento delle singole province in Friuli- Venezia Giulia nell'ultimo mezzo secolo     Guardando la situazione dei cinque principali comun...

Come uno tsunami a Marina Julia di Monfalcone ( foto)

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Ondate di curiosi in questo sciroccato metà novembre hanno invaso in profondo silenzio ciò che rimane di Marina Julia di Monfalcone. Chi fotografa, chi guarda, chi porta a passeggio il proprio cane, chi cerca di sistemare le proprie cose colpite dalla potenza del mare. Soffia un vento tipico della Bretagna, anche il rumore del mare ti ricorda la Francia, se non fosse per quella devastazione che ti circonda. Come uno tsunami a Marina Julia di Monfalcone.

Tra acqua alta e mareggiate e vento del Quarnero Grado devastata ma rialza da subito la testa ( foto)

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In questo periodo dell'anno Grado, l'isola d'oro del Friuli, vive il suo momento di sonno. Oasi di tranquillità. Una tranquillità devastata dalla furia del mare, del vento, che ha messo ko Venezia, colpito Trieste, Muggia, tante località dell'alto Adriatico e soprattutto ha colpito la bella Grado. Diverse le persone che passeggiano lungo la diga, per le vie del centro,per osservare e riflettere su ciò che è successo. Un qualcosa di enorme. Ascolti i racconti di una signora anziana, che parla anche di cambiamenti climatici, provi a sollevare un pezzo di marmo portato via dal mare, per capire quanto fosse stato potente il ripetuto schiaffeggiare del mare. L'isola di Grado. Vedi il muro oltre le scogliere essere completamente bagnato, e l'acqua del mare che lo ha oltrepassato, parte del centro storico è al buio, ti serve una torcia per camminare per alcune vie centrali di Grado.. Cabine ribaltate, spiaggia devas...

Aumentano i Paesi che dichiarano l'emergenza climatica. Ma in Italia il dibattito è azzerato. Siano le Regioni a dichiarare l'emergenza climatica

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Inghilterra, Irlanda, Scozia, Catalogna,  hanno già dichiarato lo stato di emergenza climatica, anche a Zurigo si stanno preparando a dichiararla, così come in tante altre località. Certo, sappiamo bene che nel mondo ci sono poco più di 200 Stati, ma i primi passi sono stati fatti. Il muro dell'omertà è stato abbattuto con delle picconate importanti giunte dalle nuove generazioni. La lotta sarà lunga, ma inevitabile. Tra Paesi sordi, Paesi che definiscono illegale gli scioperi per i cambiamenti climatici, tra Paesi che sostengono il negazionismo il percorso non sarà semplice.In rete le parole chiavi sono  #ClimateEmergency #ClimateAction #ClimateBreakdown   #EcologicalBreakdown.  E quotidianamente sono migliaia i post che circolano con foto, e non, a sostegno della necessità di dichiarare l'emergenza climatica. Questa è una questione globale, che interessa tutti. Nessuno ne può essere immune. Greta ne è diventata il simbolo più importante, la portavoce g...

A fine aprile nevica a Sappada. Va dichiarata l'emergenza regionale sul cambiamento climatico

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Sappada, piccolo comune, ora friulano, è imbiancato. Ma questo succede a fine aprile. In Friuli Venezia Giulia. Dove fino all'altro ieri si stava a maniche corte, per il caldo da fine giugno più che primaverile. Le fioriture hanno anticipato il loro tempo, fiumi con poca acqua, mare spesso in secca. E poi l'estremo opposto. Freddo, neve, fulmini, tempeste. Questa è la normalità con cui dobbiamo abituarci? Possiamo dire addio alle quattro stagioni? L'emergenza climatica è strutturale. Questo è evidente ed il Friuli Venezia Giulia ne è nel bel mezzo. Intanto, Greta Thunberg, ogni venerdì continua a scioperare. Per il clima. Nel mondo sono tanti gli studenti che la seguono. Ma si può certamente fare di più. Si deve fare di più.  I laburisti in Inghilterra, dopo una protesta che ha portato a più di 1000 arresti in una settimana, hanno fatto proprie alcune istanze dei movimenti che lottano contro i cambiamenti climatici, ed i negazionisti, lanciando l'emergenza climati...

L'Organizzazione Mondiale Meteorologica denuncia:gli impatti dei cambiamenti climatici accelerano

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Se di Greta Thunberg non si parla più, per ora, i problemi del cambiamento climatico continuano ad avanzare, con punte estreme che anche in questo 2019 abbiamo conosciuto in tutto il globo, anche nella stessa giornata. L'organizzazione Mondiale Meteorologica ( WMO), afferma, nel suo report che gli impatti fisici e finanziari del riscaldamento globale stanno accelerando. I livelli di gas stanno portando a temperature sempre più pericolose. Nel sito della BBC che ha diffuso la notizia con gran risalto, è emerso che  secondo il rapporto, la maggior parte dei rischi naturali che hanno colpito circa 62 milioni di persone nel 2018 sono stati associati a eventi climatici e climatici estremi.  Circa 35 milioni di persone sono state colpite da inondazioni.  Il Super Typhoon Mangkhut ha colpito 2,4 milioni di persone e ne ha uccise 134, principalmente nelle Filippine.  Più di 1600 morti sono stati collegati a ondate di calore e incendi in Europa, Giappone e Stati Uniti...

Al Vaticano un abete espiantato in FVG, mentre al palazzo della Regione tre abeti abbattuti dal maltempo

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Alto 23 metri, pesa 40 quintali e ha 65 anni e di ciò che ne rimarrà verranno fatti dei giocattoli per i più piccoli. E lì dove è stato espiantato verrà collocata una targa per ricordare questo evento. Quale? Ma è l'albero che regna sovrano per questo Natale in piazza San Pietro. Il tutto dopo la strage, l'ecatombe di alberi che ha conosciuto il FVG. Certo, mica si poteva sfigurare con sua santità. Tanto ne sono stati abbattuti a migliaia, uno in più cosa vuoi che possa significare? Però nel palazzo della Regione in FVG, in compenso, ci saranno, udite udite, tre abeti di Natale, che arrivano direttamente da Paluzza, dalla foresta di Pramosio, come simbolo "della volontà di ripartenza". Quando vedrete questi abete, se mai li vedrete, un pensierino fatelo anche al povero abete di 23 metri e 65 anni, abbattuto per farci belli con il Vaticano. Anche quello è simbolo, di che? Di ripartenza? Spunto di riflessione per quanto accaduto nel tremendo ottobre friulano? Mar...

Aveva 65 anni l'albero "di natale" abbattuto in FVG per essere donato al Vaticano dopo la strage del maltempo

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Alto 23 metri, pesa 40 quintali e ha 65 anni. O meglio, aveva. Dopo la strage del maltempo, che fatto una moria storica di alberi in FVG, giustamente cosa di meglio si poteva fare in questa regione? Abbattere altri alberi. Certo. Sì, si era preso l'impegno dieci anni or sono con il Vaticano di donare l'albero di natale. Il 2018 era l'anno del FVG. Ora, l'identikit dell'abete è stato comunicato sul sito della Regione. Con vibrante entusiasmo si comunica che proveniva dalla provincia di Pordenone dal bosco del Cansiglio. Impresa che nulla ha da invidiare all'audacia dannunziana tanto amata da queste parti che rimarrà negli annali. Ah, comunque hanno comunicato anche che sulla ceppaia rimasta nel terreno del bosco pordenonese verrà apposta una targa per ricordare ai turisti l'origine dell'albero di Natale 2018 donato al Santo Padre. E cosa ne sarà del legno dell'abete abbattuto in FVG per fungere da albero di natale in Vaticano? Con il suo tronco v...

FVG: la vergogna dell'albero di natale espiantato per donarlo al Vaticano, dopo il disastro del maltempo

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615 milioni di euro di danni ,  il solo danno boschivo si  è attestato tra i 700 mila e il milione di metri cubi. Una roba incredibile quella che è accaduta in FVG. E dopo una moria del genere, catastrofica, di alberi, ovviamente si sentiva la necessità di procedere con espianti.  Avrebbero potuto donarne uno al Vaticano di quelli sradicati dalla furia del maltempo. Simbolicamente sarebbe stato importante, certamente dal punto di vista etico e morale forse più accettabile e digeribile. Come aveva giustamente proposto Mauro Corona. Invece, no. Per farsi belli con il Papa e la Santa Sede si è dovuto procedere ad estirpare un albero sano, in vita. Una tradizione che esiste in Vaticano dal 1982, quello di ricevere alberi natalizi dalle regioni europee, il FVG ne fece richiesta nel 2008 ed è stato accontentato nell'anno horribilis per la regione. Complimenti, per questa vergognosa scelta. Marco Barone fonte foto regione fvg