Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Aumentano i Paesi che dichiarano l'emergenza climatica. Ma in Italia il dibattito è azzerato. Siano le Regioni a dichiarare l'emergenza climatica


Inghilterra, Irlanda, Scozia, Catalogna,  hanno già dichiarato lo stato di emergenza climatica, anche a Zurigo si stanno preparando a dichiararla, così come in tante altre località. Certo, sappiamo bene che nel mondo ci sono poco più di 200 Stati, ma i primi passi sono stati fatti. Il muro dell'omertà è stato abbattuto con delle picconate importanti giunte dalle nuove generazioni. La lotta sarà lunga, ma inevitabile. Tra Paesi sordi, Paesi che definiscono illegale gli scioperi per i cambiamenti climatici, tra Paesi che sostengono il negazionismo il percorso non sarà semplice.In rete le parole chiavi sono  #ClimateEmergency #ClimateAction #ClimateBreakdown  #EcologicalBreakdown. 
E quotidianamente sono migliaia i post che circolano con foto, e non, a sostegno della necessità di dichiarare l'emergenza climatica. Questa è una questione globale, che interessa tutti. Nessuno ne può essere immune.
Greta ne è diventata il simbolo più importante, la portavoce globale, una ragazza attaccata dai più per ignoranza, cattiveria, e soprattutto perchè hanno probabilmente una paura fottuta di veder mutare il proprio stile di vita, quello che ha contribuito all'emergenza climatica. No, non si deve più parlare di cambiamento climatico, ma di emergenza climatica, che interessa tutti. Eventi sempre più estremi, come accaduto in questo mese di maggio con nevicate ripetute e temperature invernali più che primaverili, saranno presto la normalità, guerre, migrazioni, estinzioni. Il punto di non ritorno è di una decina d'anni circa. Non si deve superare quell'1,5 di grado in più oltre il quale sarebbe un disastro garantito.  L'emergenza climatica deve essere una priorità. Ma al momento è assente dal dibattito europeo e soprattutto è stata azzerata in Italia. Non ne parla nessuno. Che siano almeno le Regioni più sensibili a prendere questa iniziativa, con una proposta di legge regionale di carattere nazionale, come previsto dall'articolo 121 della Costituzione, per indurre il nostro Stato a dichiararla. Ed una volta dichiarata ci dovranno essere delle azioni conseguenti. Così come nelle scuole è fondamentale iniziare ad affrontare questa problema, che è il problema dei problemi con cui le prossime generazioni  faranno i conti in modo duro. Ancora qualcosa si può fare, si deve fare, facciamola.

mb




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