Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento

Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli.  Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...

Non c'è molto da dire : la furia della natura si abbatte su Marina Julia


Non c'è molto da dire. Quando la natura decide di fare quello che vuole e come vuole non ti resta che sederti e assistere letteralmente impotente allo spettacolo deflagrante di ciò che è. "Non ho mai visto una sfuriata del genere" ti dirà uno dei "turisti" della potenza della natura che ha trovato il suo sfogo sulla spiaggia di Marina Julia di Monfalcone. Diventata un deposito di alberi, tronchi, centinaia e centinaia di chili di legname, ma anche rifiuti, bidoni. Si va alla ricerca del tesoro nascosto, da quei cumuli trasportati dalla furia dell'Isonzo che ha fatto tremare queste terre arrivando a superare i nove metri. Si possono scovare scarpe,  confezioni di farmaci e soprattutto tronchi così possenti e anche belli che sembrano essere stati posti lì come monumenti dall'ingegno umano, e invece è tutta opera maestra della natura.

 



Si rimane impressionati dalla forza del mare che è riuscita a modellare la spiaggia monfalconese con piccole dune. In lontananza si intravedono onde alte tre metri che flagellano la costa istriana e triestina, il cielo è quello tipico della quiete surreale dopo la tempesta. E la gente cammina, sulla ghiaia, osservando, in religioso silenzio, ciò che è, non potendo fare altro che prendere atto dell'emergenza climatica, che rende gli eventi climatici sempre più violenti e frequenti ed estremi, che neanche il più negazionista dei negazionisti potrà oramai negare, diventata ordinarietà perchè l'unica certezza è che accadrà ancora.

mb


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