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Visualizzazione dei post con l'etichetta partigiani

Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Semplicemente Lisi

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Ci sono storie che iniziano dalla fine. Una fine che paradossalmente rappresenta l'inizio. L'inizio di quelle memorie, di quei ricordi che hanno plasmato nel corso degli anni la vita di personaggi più unici che rari, semplicemente straordinari. Come viene osservato dai più che lo hanno conosciuto, si rimane spesso sorpresi dal fatto che Lino Marega, detto Lisi, sia forse più noto oltre i confini friulani che all'interno della nostra regione. Nel corso degli anni ci sono stati tanti studi tante ricerche di altissimo livello in FVG. Che hanno cercato di focalizzare la vita di Marega che non scrisse mai una sola riga sul proprio passato, sulla sua storia. Un'immagine emblematica che può essere del partigiano Lisi è sicuramente quella di immaginarlo al distributore di benzina con una sola pompa come lo ricordano i villessini. Una pompa sola di benzina davanti praticamente alla propria casa. Oggi non esiste più quella pompa. È stata poi apposta una targa, però sulla sua dim...

I 50 mila italiani partigiani in Jugoslavia meriterebbero in Italia un monumento nazionale. Non rispettare il bilinguismo significa non rispettare anche il loro sacrificio

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17 furono le divisioni italiane che operarono in Jugoslavia, durante l'occupazione di quella terra contesa e dove si consumarono crimini atroci. Dopo la data che segnerà la svolta per l'Italia ed il riscatto anche per il Paese, l'8 settembre del 1943, si dovette scegliere con chi stare e da che parte stare. Ritornarsene a casa, in Italia, se autorizzati, con tutti i rischi del caso, combattere con l'esercito di liberazione della Jugoslavia contro l'odiato nazista, oppure tentare la sorte in una terra occupata. 50 mila italiani circa decisero di rimanere in Jugoslavia e combattere contro i nazisti insieme ai partigiani jugoslavi. Divennero partigiani. In Italia  delle sacche di resistenza attiva ci furono prima dell'otto settembre del '43, ma sarà possibile la resistenza armata diffusa solo con la disfatta dell'esercito. Armato comunque in modo ridicolo rispetto ai tedeschi, e soprattutto fu possibile perchè si voleva combattere contro  l'invasore. La...

Quei fratelli monfalconesi,partigiani e non solo, caduti durante la seconda guerra mondiale

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Monfalcone ha avuto complessivamente 492 caduti nella seconda guerra mondiale. Una città, come tante altre località, che ha conosciuto drammi, tragedie, ha visto famiglie spezzate, con fratelli dare il sacrificio per la libertà. Ci sono in questa ricerca casi di fratelli "civili", deportati, partigiani, o fratelli che avevano intrapreso una via diversa, chi partigiano, chi l'opposta via. Questo elaborato, che nel leggere i dati offre una miriade di riflessioni, su drammi umani che si sono consumati per decine di famiglie, ha come principale fonte l'elenco dei caduti e dispersi dell'Istituto Friulano per la storia del Movimento di Liberazione. Ameduni Candida e Ameduni Francesco . Figli di Ameduni Giuseppe e Tagliapietra Francesca. Candida era nata nel 1928, faceva la casalinga, il fratello, Francesco, era un operaio, classe 1925, nacquero entrambi a Pirano, ma vivevano a Monfalcone. Vennero uccisi durante i tremendi bombardamenti aerei del 12 aprile 1944...

Quei fratelli partigiani ronchesi caduti durante la guerra di liberazione

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231 caduti nella seconda guerra mondiale sono stati i ronchesi, di cui 147 partigiani. E tra questi si registrano diverse storie tragiche, come quella di tanti fratelli partigiani che persero la vita durante la guerra di liberazione, furono tante, troppe, le famiglie distrutte, spezzate, in un contesto dove ci furono anche dei fratelli fascisti che ebbero la stessa sorte, ma qui voglio ricordare principalmente i partigiani o fratelli deportati. Nel caso di Ronchi, come voglio sottolineare con questa ricerca, che ha come principale fonte l'elenco dei caduti e dispersi dell'Istituto Friulano per la storia del Movimento di Liberazione, si contano circa una decina di famiglie che hanno visto fratelli perdere la vita nella guerra di liberazione, sul campo di battaglia, o nei campi di concentramento.   Borina Antonio e Borina Gino , figli di Pasquale Borina e Bearzot Lucia, nati entrambi a Visco.Antonio il 7 febbraio 1929, Gino, il 23 agosto del 1927.  L'uno manovale, l...

Grazie, Partigiani

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Il più piccolo aveva solo 14 anni. Saranno 147. 147 i partigiani di Ronchi che sacrificheranno la propria vita per combattere quel male assoluto che è stato il fascismo. Senza dimenticare le centinaia di deportati. 75 saranno quelli che non torneranno più a casa.  Erano giovani e meno giovani, uomini e donne, italiani e sloveni, croati, serbi, e di tanti altri luoghi. Quel giorno dell'armistizio, nell'Italia, sbandata, con l'esercito in rovina, in cambio di vestiti civili, di cibo, si consegnavano le armi. Il Paese allo sbando, e il popolo, finalmente poteva riscattarsi. La guerra è finita, pensavano in tanti. Ma in quelle ore, soprattutto qui al confine orientale, si era capito cosa sarebbe successo. La Germania nazista avrebbe occupato l'Italia, non c'era tempo di festeggiare, la guerra non era finita, il peggio doveva ancora arrivare. In centinaia si mossero con le loro tute blu dai cantieri navali di Monfalcone. Cantieri da dove partivano spesso delle ...

Ronchi sia medaglia d'oro al valore militare per la Resistenza.Zero furono i legionari.Centinaia i partigiani

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Su Telefriuli , in occasione del centenario della marcia su Fiume, è stata avviata una riflessione interessante, nata dal fatto che lo sdoganamento in corso  da più parti verso il dannunzianesimo oltre ad essere in antitesi con i valori dello spirito europeista dei nostri luoghi, visto che si tratta di celebrare l'occupazione di terre altrui, riporta l'orologio delle lancette del tempo pericolosamente indietro. Come succede d'altronde a Trieste o a Monfalcone o in Abruzzo. A Ronchi ci sarà la settimana dannunziana . Ci saranno iniziative di vario genere, mostre e quant'altro. Oltre al fatto, gravissimo dal punto di vista storico e politico, di aver sdoganato a livello istituzionale le cerimonie presso il monumento di Monfalcone dove si celebra l'occupazione di terre altrui, della città di Fiume, Rijeka, alla presenza anche di simbologie chiare del ventennio. Il nome settimana dannunziana lascia presagire che lo spirito è tutt'altro di avversione ver...

Un memoriale che ricordi i caduti partigiani e le vittime del fascismo nel goriziano,come a Žužemberk

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Ognuno ricorda i propri caduti, i propri morti. Il goriziano, nel corso della sua storia, è stato travolto da due guerre in modo devastante. I cui effetti si vivono ancora oggi. Il '900 è stato l'incubo per questo territorio. Un territorio che è arrivato all'estensione massima con 4.470 kmq ed una popolazione di oltre 320.000 abitanti, per poi ridursi a circa  2.730 kmq, con 210.000 abitanti, di cui i 2/3 di etnia slovena, mentre oggi è solo di  467,14 km² e con la minoranza autoctona slovena ridotta a un niente rispetto al passato, "grazie" alle violenze del nazionalismo italiano e del fascismo. Un territorio complesso, che ha visto sacrificare tante vite per la Resistenza, contro il nazifascismo. Migliaia i partigiani caduti e le vittime per mano del fascismo. Da più voci, in questi tempi, è emersa la necessità di proporre nel goriziano un memoriale, simile a quello di Žužemberk, piccolo comune della Slovenia meridionale. In cima alla verde altura, dopo av...

Dietro il fascista più ingenuo c'erano crimini, dietro il partigiano più cattivo c'era un mondo di libertà

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Nella serata del 12 aprile a Staranzano  Marta Cuscunà, artista e partigiana dei nostri tempi, ha letto diverse lettere partigiane,  dove si toccavano vari aspetti, e tutte unite da un solo filo, umanità e libertà. I partigiani ancora in vita sono pochissimi e noi abbiamo ancora oggi la fortuna di poter conoscere e convivere con un pezzo fondamentale di storia della nostra Repubblica, del nostro tempo. Quando non ci saranno più, andrà via con loro l'ultimo respiro partigiano, ma rimarrà con noi la libertà che hanno conquistato. Tra i vari passaggi ha colpito molto un messaggio lasciato da un partigiano che può essere succintamente riassunto in questo modo:  Dietro il fascista più ingenuo c'erano crimini, dietro il partigiano più cattivo c'era un mondo di libertà Ed è assolutamente vero. Perchè anche dietro il fascista più ingenuo o buono o meno fascistizzato che vi potesse essere, questo faceva parte di un sistema profondamente criminale, delinquenziale, dal...

Ascoltare la testimonianza dei partigiani è una esperienza incredibilmente umana

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Un bicchiere di vino bianco, una porzione di patatine, seduto, avvolto nei suoi pensieri sul tavolo dei giardini di Sagrado durante la festa provinciale del PRC. Poi, veniamo in contatto. Ed in quel momento si apre una lunga parentesi di vita, di drammi, di speranza e di forza. I ricordi del partigiano Ceschia, sono vivi, lucidi. Come quelli di tutti i partigiani che ho conosciuto e questa è una cosa incredibile, nonostante l'età. Si ricordano alla perfezione i giorni, in cui sono avvenute determinate azioni, o fatti, ti fanno vivere una esperienza enorme. Una memoria selettiva, perché così è stata la vita per loro. Non lo puoi interrompere, non lo devi interrompere. Parte da lontano, da quando indossando abiti civili salì su in montagna, fino al giorno in cui indosserà la divisa da partigiano, per arrivare al momento drammatico in cui ha marciato, da solo, per tre lunghissimi interminabili giorni, che ti sembra di rivivere con lui, senza mangiare. La fame, il desidera...

Il Comune di Gorizia autorizza lapide per i partigiani al Piazzale delle Milizie, ma i costi sono a carico dell'ANPI

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Con delibera del 23 luglio 2015 la giunta del Comune di Gorizia, è intervenuta sulla richiesta dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Vsedrzana Zveza Partizanov Italjie (ANPI – VZPI) e dell’Associazione Volontari della Libertà (AVL) di Gorizia, finalizzata a collocare sul lato destro del cancello d’ingresso del Piazzale delle Milizie in Castello, di proprietà comunale, una lapide a memoria recante l’indicazione del luogo di esecuzione di partigiani e antifascisti, italiani e sloveni, durante gli anni di occupazione della città da parte dell’esercito nazista, ai quali l’Amministrazione comunale ha posto, nelle carceri di via Barzellini e sulle mura del Castello, targhe in ricordo nella ricorrenza del ventesimo della Resistenza in Italia, nell’aprile del 1964. L’indicazione per la quale si chiede la collocazione porrà termine all’effettiva invisibilità sulle mura del Castello, causata dalla permanente chiusura dell’accesso al piazzale delle Milizie e dalla posizione della ...

Dopo 70 anni in Piazza dell'Unità a Trieste ritorna a sventolare la bandiera Jugoslava

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La mattina del 1 maggio del '45 la Gradnikova brigada mosse con due battaglioni verso Selz di Ronchi e con uno verso Monfalcone. A Selz vennero disarmati circa 30 tedeschi per poi a Monfalcone costringere oltre 700 soldati a deporre le armi. A Gorizia la Prešernova Brigada si scontrò duramente con i centici ed i domobranci. A Gorizia si trovava anche, il primo maggio, lo Skofjeloski odrerd, la compagnia d'assalto della 31 divisione ed il comando della zona militare della Gorenjska. Le unità angloamericane entrarono in città solo il 2 maggio alle ore 11 quando la città venne di fatto già liberata. A Trieste alcune migliaia di combattenti pronti ad insorgere erano stati organizzati dal Comando cittadino in seguito alle direttive del IX Corpus alcuni mesi prima della fine della guerra, “sono stati loro a ripulire la città dal nemico, tranne alcuni punti maggiormente fortificati, prima dell'entrata di altre formazioni” dirà Stanko Petelin.  Formazioni che entreranno in ci...

Il Partigiano Ignoto di Ronchi

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Quando si pensa all'ignoto, scorrono visioni sul nulla, sul vuoto, sull'infinito, sulla indeterminatezza. Eppure, a volte, all'ignoto corrisponde la vita, un respiro, un battito di cuore, una vita spezzata e smarrita sotto le ali della terra, cenere sparsa oltre ogni orizzonte, senza volontà, e poi, ancora, l'ignoto. Ignoto è il milite, e centinaia di migliaia di militi. Senza nome,cognome,età. Altri, hanno un nome, un cognome e la data di morte. Anche loro, senza età. Perché riportar la data di nascita significa ricordare alle generazioni che verranno, che gioventù bruciata dal fuoco amico o nemico vi è stata. Fuoco per conquistare al grido Avanti Savoia, Avanti Italia, piccoli fazzoletti di terra. Uomini senza età. In un presente semplicemente assente. E'così, ahimè. Altri ancora, una sola iniziale, la G, come al terribile sacrario di Redipuglia. Una G e tanti puntini. E' bastata una G per non chiamarti più ignoto. Anche se di te non conosciamo l'e...

Ronchi è già di fatto Città dei Partigiani

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Tra uno sguardo alle vicine e mai lontane Alpi Carniche e Giulie, tra l'abbraccio dell'Adriatico ed il vento dell'est attraversando il variegato rosso carsico, a Ronchi nulla potrà mutare e cambiare lo stato reale e non surreale delle cose.  Possono scrivere quanti opuscoli vogliono, realizzare o promuovere convegni, sostenere gruppi facebook, chiamare le armi virtuali a difesa di D'Annunzio, fare apparire il poeta amante della guerra, irredentista prima e fascista poi, come un rivoluzionario, ma le sue gesta, il suo operato, la marcia eversiva e militarista di occupazione di una città straniera quale Fiume, il suo odio verso i croati, non potrà mai essere dimenticato a Ronchi. Ronchi che ha conosciuto la sua ricchezza, sia essa culturale che economica che sociale che politica nell'Impero, è stata travolta da una guerra imperialista e nazionalista, diventata poi la grande macelleria umana, la grande guerra, per colpa da un lato sicuramente della reazione sceller...

Trieste: dedicare una via, una piazza al 1° maggio,giorno della liberazione della città e festa del lavoro

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Trieste è una città ove esistono una marea di vie dedicate ad irredentisti e nazionalisti e non solo, come a Timeus il quale scriveva, per esempio:“ la questione delle maggioranze slave non è per noi che accademia, perché siano gli slavi pochi o molti noi le province di confine le dobbiamo conquistare, in ogni caso, per ragioni politiche, economiche e soprattutto strategiche, indipendenti da ogni questione di diritto nazionale. Per noi ha comunque più valore l’esistenza di diecimila italiani che quella di cinquanta o cento mila slavi “ e precursore del fascismo,  a D'Annunzio che oltre ai suoi noti rapporti con il fascismo, alla marcia eversiva e militarista ed antesignana del fascismo, quale quella di Fiume, è il caso di ricordare anche alcuni suoi scritti razzisti nei confronti dei croati e delle comunità jugoslave: «il croato lurido, s’arrampicò su per le bugne del muro veneto, come una scimmia in furia, e con un ferraccio scarpellò il Leone alato oppure (…) quell’accozzagl...

Trieste e la targa della “falsa” liberazione del 12 giugno 1945, alcune menzogne dei 42 giorni di Trieste

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Il primo maggio del 1945 alle sei di mattina con cinque carri armati leggeri e duecento mitragliatrici, i partigiani jugoslavi, entrando a Trieste, libereranno la città dall'occupazione nazifascista. Ma da quel momento sino al 12 giugno 1945 e soprattutto dopo il 12 giugno 1945, quando le truppe dell'esercito jugoslavo abbandoneranno la città in relazione agli accordi come maturati con gli anglo-americani nel 9 giugno del 1945, vi sarà una campagna di falsificazione storica, di revisionismo storico,talmente folle che è diventata verità, verità fatta propria anche dalla sinistra istituzionale. La liberazione di Trieste verrà trasformata in occupazione di Trieste. L'occupazione di Trieste da parte dei partigiani jugoslavi, nella memoria storica sia locale che nazionale, come condizionata da diverse falsità, diventerà più violenta ed irruenta di quella nazifascista. Si parlerà poco per esempio del 27 marzo 1944, quando in città vennero impiccati pubblicamente quattro parti...