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Ascoltare la testimonianza dei partigiani è una esperienza incredibilmente umana




Un bicchiere di vino bianco, una porzione di patatine, seduto, avvolto nei suoi pensieri sul tavolo dei giardini di Sagrado durante la festa provinciale del PRC. Poi, veniamo in contatto. Ed in quel momento si apre una lunga parentesi di vita, di drammi, di speranza e di forza.
I ricordi del partigiano Ceschia, sono vivi, lucidi. Come quelli di tutti i partigiani che ho conosciuto e questa è una cosa incredibile, nonostante l'età. Si ricordano alla perfezione i giorni, in cui sono avvenute determinate azioni, o fatti, ti fanno vivere una esperienza enorme. Una memoria selettiva, perché così è stata la vita per loro.
Non lo puoi interrompere, non lo devi interrompere. Parte da lontano, da quando indossando abiti civili salì su in montagna, fino al giorno in cui indosserà la divisa da partigiano, per arrivare al momento drammatico in cui ha marciato, da solo, per tre lunghissimi interminabili giorni, che ti sembra di rivivere con lui, senza mangiare. La fame, il desiderare una sola patata ed anche cruda. I pidocchi, che colpivano i partigiani in montagna. Ceschia ti ha trasportato indietro nel tempo. Sembrava di vivere con lui il senso della fame, il senso della necessità di doversi lavare per uccidere quei maledetti pidocchi che erano dappertutto, sui baffi, sulla barba, nei vestiti.
E non era facile, in quel tempo. Ti parlerà della fratellanza con i partigiani sloveni, l'aver tutti lottato contro il nemico in comune. Ogni tanto delle lacrime scivolavano sul suo viso, ma il suo sguardo, con i suoi occhi profondissimi immersi in un passato che ha inciso per sempre la tua vita ti colpiranno. Ad un certo punto sbatterà i pugni sul tavolo, ed alzando la voce, con tono deciso dirà : non si deve permettere nessuno di dire che noi eravamo delinquenti, criminali. Noi eravamo partigiani ed eravamo i primi ad intervenire contro qualche testa calda e guai a chi dice che noi abbiamo lottato per occupare, noi abbiamo lottato per liberare. Conoscerà la brigata Fontanot che nascerà a Suhor, conoscerà la zona di Korinj, dove 33 partigiani italiani perderanno la vita, conoscerà Metlika, gemellata con il Comune di Ronchi proprio per le lotte partigiane, ove dominano monumenti imponenti dedicati all'esercito popolare di liberazione della Jugoslavia e non solo, ricorderà la zona di Žužemberk ove vi è un monumento alto poco più 24 metri edificato nel 1961 e che viene curato da due persone, oggi anziane, di cui una ha visto la propria sorella essere torturata dai domobranci, i collaborazionisti  nazifascisti, che saranno quelli che a Gorizia il agosto del '44 faranno saltare in aria il tempietto al Parco della Rimembranza, come risposta all'attentato del teatro Verdi. 59 Sono i caduti italiani di cui 32 indicati nelle lapidi 27 verranno aggiunti prossimamente e 1144 i nomi dei partigiani caduti riportati nelle lapidi, su oltre 2000 caduti partigiani nella zona circostante. Tutti luoghi che ogni anno l'ANPI di Ronchi con l'ANPI della prov. di Gorizia visita in pieno spirito di fratellanza con la popolazione del luogo. Che ti accoglie, sempre, con enorme affetto. Ha partecipato alla liberazione di Ljubljana che, come è noto, ha subito l'assedio della città come posto in essere dai fascisti, e conosciuto effetti devastanti grazie alla disgraziata e maledetta Circolare 3 C di Roatta che ha comportato rappresaglie, incendi di case e villaggi, esecuzioni sommarie, raccolta e uccisione di ostaggi, internamenti contro gli sloveni, gli antifascisti, i comunisti in particolar modo. A Ljubljana non è stato difficile entrare, ricorderà Ceschia, così come ricorderà l'accoglienza che ci sarà a Trieste in quel giorno indimenticabile, che vedrà una marea di triestini stringersi intorno ai partigiani, era il 20 maggio del 1945. Non voleva essere interrotto Ceschia e non potevi interromperlo. La guerra e la lotta di liberazione hanno segnato per sempre la vita di queste persone straordinarie. 
Di partigiani vivi ne sono rimasti pochi, avere la possibilità di ascoltarli è una esperienza enorme, umanamente incredibile, che in tal momento di depressione sociale, dove nazismi e fascismi sono pronti per ritornare, essendo le condizioni sociali drammaticamente favorevoli per tale nefandezza, ti può dare solo forza. Forza di lottare e resistere soprattutto per loro, per i sacrifici che hanno compiuto, inimmaginabili, irripetibili. Erano uomini e donne di altri tempi, con ideali veri, con sogni veri, con una speranza vera, ed a queste persone quando stringerai la mano, fino a quando la vita lo consentirà, dovrai solo dire grazie ed ascoltarli per imparare per capire quanto nulla sia scontato, quanto la libertà sia costata sangue e sacrificio. Lo saluterai con le sue patatine sul tavolo, e non potrai che pensare a quella patata cruda, che poteva essere il cibo per uno o più giorni, che durante la guerra, in qualche notte dove forse brillavano le stelle, sognavano, questi uomini, queste donne, mentre combattevano il crimine nazifascista per darci quella libertà che oggi non sappiamo apprezzare.

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