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Trieste e la targa della “falsa” liberazione del 12 giugno 1945, alcune menzogne dei 42 giorni di Trieste

Il primo maggio del 1945 alle sei di mattina con cinque carri armati leggeri e duecento mitragliatrici, i partigiani jugoslavi, entrando a Trieste, libereranno la città dall'occupazione nazifascista. Ma da quel momento sino al 12 giugno 1945 e soprattutto dopo il 12 giugno 1945, quando le truppe dell'esercito jugoslavo abbandoneranno la città in relazione agli accordi come maturati con gli anglo-americani nel 9 giugno del 1945, vi sarà una campagna di falsificazione storica, di revisionismo storico,talmente folle che è diventata verità, verità fatta propria anche dalla sinistra istituzionale. La liberazione di Trieste verrà trasformata in occupazione di Trieste. L'occupazione di Trieste da parte dei partigiani jugoslavi, nella memoria storica sia locale che nazionale, come condizionata da diverse falsità, diventerà più violenta ed irruenta di quella nazifascista. Si parlerà poco per esempio del 27 marzo 1944, quando in città vennero impiccati pubblicamente quattro partigiani del "Battaglione Triestino": Sergio Cebroni, Giorgio De Rosa, Remigio Visini e Livio Stocchi, si parlerà poco del  3 aprile quando vennero impiccati settantadue ostaggi in rappresaglia ad un attentato compiuto dalla Resistenza a Opicina  del 29 aprile, quando per rappresaglia rispetto all'uccisione di cinque tedeschi avvenuta a via Ghega a Trieste, i nazisti impiccarono altri cinquantasei partigiani, si parlerà molto, invece, della caccia all'italiano, falsa, esercitata dai partigiani jugoslavi. Si ricorderà poco, a livello nazionale, l'esistenza della Risiera, si ricorderà molto, invece tutta la mistificazione delle vicende delle foibe o dell'esodo e dei "tremendi" 42 giorni di Tito. Andando a rileggere i giornali di quel tempo, che in sostanza dedicheranno sempre spazio alla questione di Trieste, ben emerge la denuncia della menzogna come esercitata da diverse agenzie di stampa. Non si parlerà per esempio del fatto che dieci mila triestini erano riuniti in piazza a gridare viva Tito viva gli alleati antifascisti, la sera antecedente l'approvazione dell'accordo che avrebbe sancito il passaggio di poteri. Addirittura lo stesso Vescovo di Trieste dichiarerà che “l'atteggiamento delle autorità jugoslave e locali nei riguardi del clero sono invariabilmente corrette e rispettose” sull'Unità del 10 giugno del 1945 e la fonte sarà l'agenzia Reuters smentendo anche le voci che dicevano che il Vescovo fosse stato sottoposto a domicilio coatto da parte dei partigiani jugoslavi.  Unità, che come è noto, non è mai stata benevola nei confronti di Tito, e non aveva alcun interesse a tutelare la sua figura ed il suo ruolo. Il 17 maggio del 1945 si leggerà che a Trieste non vi sono state “Né stragi, né deportazioni di massa, né caccia all'italiano” ed a dire ciò sarà la signora Sprigge del Manchester Guardian . 

Velio Spano, che sarà successivamente membro dell'Assemblea costituente e senatore per le prime quattro legislature nell'Unità del 18 maggio del 1945 scriverà, in prima pagina, che andavano denunciate le falsità delle agenzie di stampa, sulla questione di Trieste, che avevano l'unico scopo di risvegliare "sentimenti nazionalistici e residui di fascismo" .
Come falsa sarà, per esempio, la notizia dell'ultimatum all'esercito di Tito. Il 19 maggio del 1945, dopo una riunione avvenuta al Rossetti, nascerà il comitato congiunto italo sloveno per l'amministrazione civile di Trieste, il corrispondente dell'Associated Press di Trieste renderà noto che vi erano trattative tra l'esercito jugoslavo e quello anglo americano e che i  rapporti erano cordiali, come diranno diverse agenzie di stampa anche del 31 maggio del 1945.

Dunque certamente i partigiani jugoslavi non potevano avere alcun minimo tipo di interesse, vista la situazione, di realizzare persecuzioni o violenze nefaste, sarebbe stato un controsenso illogico, sarebbe stato come buttarsi la zappa mortale sui piedi.

Non si deve poi dimenticare che in quel periodo, in Italia, operavano i Tribunali straordinari per i collaborazionisti del nord, come da decreto del 22 aprile 1945, vi era la pena di morte per coloro che venivano accusati di aver avuto le maggiori responsabilità, ciò per far capire il clima di quel tempo, stesso discorso, in un certo senso, accadeva sotto la vigenza dell'esercito di liberazione jugoslavo, la guerra non finisce con la data stabilita a tavolino, gli effetti della guerra continuano nel tempo con le inevitabili  condanne anche a morte di chi fino a qualche giorno prima si era reso complice, direttamente od indirettamente, del regime fascista e nazifascista. Ed allora il fatto che la così detta sinistra voglia fare propria l'iniziativa di forze reazionarie e di destra, quale quella di dover considerare il 12 giugno come la vera liberazione di Trieste, come quella di dover considerare i 42 giorni di amministrazione italo-slovena e jugoslava a Trieste come tremendi, come momenti bui, equiparati all'occupazione nazifascista è una falsità storica sconvolgente.
Degli errori ci saranno stati, ma deve seriamente indurre alla riflessione ma anche alla reazione, quando accade che le istanze di forze nazionalistiche, che poi erano quelle che facevano circolare le false notizie e falsi allarmismi in quel tempo, vengono fatte proprie da forze politiche che deriverebbero proprio dalla resistenza, quella resistenza che si è battuta contro la menzogna e contro i fascismi. Il 12 giugno 1945 non vi è stata nessuna liberazione di Trieste, la forza che ha liberato Trieste, ha ceduto i poteri agli anglo-americani. Ed allora, per rigor di logica, se occupanti erano gli jugoslavi, occupanti saranno anche gli anglo-americani, occupazione che è continuata in Italia in modo poi non tanto sottile fino ai giorni nostri. D'altronde in Italia non vi è mai stata una Repubblica indipendente e la nota strategia del terrore, quale quella della tensione, deve essere letta anche in questo cupo ambito.
Ora, si dirà, perché questo intervento? Perché è stata rinnovata la promessa, da parte di alcuni esponenti politici locali, di voler realizzare una targa ,a Trieste, finalizzata a ricordare il 12 giugno del 1945 come giorno della liberazione della città.

Aggiornamento 9 giugno 2015: 


«Il 12 giugno in seguito agli accordi di Belgrado le truppe jugoslave si ritirarono da Trieste dopo 40 giorni di occupazione. Il popolo triestino iniziava una lunga e difficile fase di attesa riconquistando con il suo schietto impegno libertà e democrazia. Trieste 12 giugno 2015»

Questo il testo che verrà inciso nel cippo al parco della Rimembranza di Trieste per il 12 giugno 2015 fonte:il piccolo

Marco Barone

Trst i natpis „lažnog“ oslobođenja 12 juna 1945, neke od laži o 42 dana Trsta

Prvog maja 1945 u šest sati ujutro sa pet lakih tenkova i sa dvije stotine mitraljeza jugoslavenski partizani su ušli u Trst, oslobodivši grad od nacifašističke okupacije. No od tog trenutka do 12 juna 1945, a naročito nakon 12 juna 1945, kada su jugoslavenske trupe napustile grad prema dogovoru do kojeg je došlo sa Anglo-Amerkinacima, 9 juna 1945, počela je kampanja povijesne falsifikacije i historijskog revizionizma i tobožnjih istina, koju je prisvojila i službena tobožnja ljevica. Oslobođenje Trsta pretvorilo se u okupaciju Trsta. A okupiranje Trsta od strane jugoslavenskih partizana, u historijskom pamćenju, bilo lokalnom, bilo nacionalnom, uvjetovano raznim neistinama, bit će opisano kao još gore i još nasilnije od nacifašističke okupacije.Tako će se, na primjer, jako malo govoriti o 27 martu 1944, kad su u gradu javno obješena 4 partizana iz „Trešćanskog bataljona“: Sergio Cebroni, Giorgio De Rosa, Remigio Visini i Livio Stocchi, i jednako tako još manje će se govoriti o 3 aprilu, kad će biti obješena 72 taoca u ime odmazde zbog atentata, koji je izvršio Pokret Otpora u Opicini i još manje će se spominjati 29 april, kad su iz odmazde za ubojstvo petorice Nijemaca objesili pedesetišest partizana, ali će se zato govoriti mnogo o izmišljenom lovu na Talijana, koji su tobože izvršili jugoslavenski partizani. Na nacionalnoj razini malo će se tko sjećati postojanja logora za eksterminaciju Risiere, ali će se naveliko govoriti o cijeloj toj mistificiranoj priči oko foibi ili o masovnom ekzodusu talijanskog življa, kao i o „užasnih“42 dana Tita. Ako ponovo pročitamo novine iz tog doba, koje gotovo uvijek daju dosta prostora tršćanskom pitanju, dobro se vidi da neke novinske agencije iznose neistine. Ne govori se na primjer o činjenici da se 10 tisuća Tršćana okupilo na trgu uz povike Živio Tito, živjeli antifašistički saveznici, uvečer, prije potpisivanja dogovora, koji će ratificirati primopredaju vlasti. Čak je i sam tršćanski biskup izjavio „odnos jugoslavenskih vlasti i njihovih lokalnih uprava prema kleru bilo je bez izuzetka korektan i ispunjen dužnim poštovanjem“, kako piše list Unità 10 juna 1945, a izvor je Reuters, koji na taj način demantira, da se nadbiskup nalazi u kućnom pritvoru, koji su mu odredili jugoslavenski partizani. Unità nikada nije, kako je opće poznato, bila naklona Titu i nije imala baš nikakvog interesa da štiti utisak, koji je on ostavljao, a još manje njegovu ulogu. Dana 17 maja može se pročitati da u Trstu „Nije bilo ni pokolja, ni masovnog deportiranja i još manje lova na Talijane“, a to izjavljuje gospođa Sprigge iz Manchester Guardiana.
Velio Spano, koji će potom biti član Ustavotvorne skupštine i senator u prva tri saziva parlamenta, u listu Unità od 8 maja 1945 napisat će, na prvoj strani, da treba optužiti laži novinskih agencija po pitanju Trsta, čiji je cilj da probude „nacionalističke osjećaje i ostatke fašizma“.
Isto će tako biti lažna vijest, na primjer, o ultimatumu, kojeg je dao Tito. Dana 19 maja 1945, nakon sjednice, koja je održana u kafani Rossetti, nastat će sjedinjeni talijansko-slovenski komitet za civilnu administraciju Trsta, a dopisnik Associated Pressa će objaviti, da su u toku pregovori između jugoslavenske vojske i angloameričkih snaga i da su njihovi odnosi srdačni, kako će to potvrditi različite novinske agencije dana 31 maja 1945.
Dakle jugoslavenski partizani nisu mogli imati ni najmanje interesa, s obzirom na postojeće stanje, da vrše progone ili pogubna djela nasilja, jer to bi predstavljalo nelogičnu besmislicu i značilo bi zadati sebi smrtni udarac pijukom po vlastitim nogama.
Ne treba zaboraviti da su u to vrijeme u Italiji djelovali Izvanredni Narodni Sudovi, koji su sudili kolaboracioniste na sjeveru zemlje, te prema dekretu od 22 aprila 1945, mogli su izricati i smrtne kazne za one, koji su bili optuženi da su najjodgovorniji za prošlost, a to sve kako bi se shvatila klima tog vremena te isto vrijedi, u izvjesnom smislu, i za upravljanje gradom pod jugoslavenskom oslobodilačkom vojskom. Rat naime ne završava onog datuma kad je to potpisano za nekim stolom, a posljedice rata protežu se kroz vrijeme, sa neizbježnim osudama, čak i na smrt, onih, koji su do prije par dana bili direktni ili indirektni suučesnici fašističkog ili nacifašističkog režima. Otuda potječe činjenica što tobožnja ljevica želi prisvojiti inicijativu reakcionarnih snaga i onih desnih, a one žele 12 juna proglasiti danom istinskog oslobođenja Trsta, kao i to da se 42 dana talijansko-slovenske administracije, zajedno sa jugoslavenskom, grada Trsta, moraju smatrati za užasne, mračne trenutke, izjednačene sa nacifašističkom okupacijom, što predstavlja zapanjujući i ogavan historijski falsifikat.
Nesumnjivo je da su počinjene greške, ali treba se zamisliti, i to ozbiljno - a bilo bi potrebno na to i odgovoriti - nad slučajem, kad se dogodi, da tvrdnje nacionalističkih snaga, i to upravo one koje su kružile u prošlosti kao lažne vijesti za lažno uzbunjivanje, postanu stanovište onih političkih snaga, koje su proizlazile baš iz Pokreta otpora, onog istog Pokreta otpora, koji se borio protiv laži i protiv svih lica fašizma. Dana 12 juna nije bilo nikakvog oslobođenja Trsta, već je vojna snaga, koja je oslobodila Trst, predala grad Anglo-Amerikancima. A osim toga, kad bi smo bili strogo logični, ukoliko su okupatori bili Jugoslaveni, isto tako morali bi biti okupatori i Anglo-Amerikanci, a ta se okupacija nastavila u Italiji i to ne uvijek na suptilan način, sve do današnjih dana. Uostalom, u Italiji nikad nije postaja Nezavisna Republika i strategija strave, koju je ustvari predstavlala strategija napetosti, kroz koju smo prošli, treba također biti čitana u kontekstu tih zbivanja.
Sad će se netko zapitati, zašto sam sve ovo kazao? Stoga jer je obnovljeno obećanje, od strane nekih lokalnih političara, da se u Trstu postavi ploča s natpisom, koji bi podsjećao da je 12 jun dan oslobođenja grada.

Marco Barone
13/06/14

(Prevod: J. Tkalec)
ringrazio il  Coord. Naz. per la Jugoslavia per la traduzione 

Commenti

  1. Bravo Marco,basta con le menzogne storiche:Olgica
    visita il mio blog
    http://bardo-lusevera-news.blogspot.it/

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  2. Sono capitato per caso in questa fogna e mi viene solo una domanda. Ma non ti vergogni?

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  3. Carissimo Marco, il tuo articolo è colpevolmente alla rovescia.
    Parti da una premessa giusta (i jugoslavi non furono atroci barbari massacratori di italiani), ma te ne servi per un volo pindarico: quello di affermare che il rincongiungimento all'Italia non fu una 'liberazione', chè la città già era libera.
    Cos'è una liberazione? Prendo la prima che mi capita (se non ti piace sentiti libero di offrirne un'altra):
    "La restituzione della libertà o della normale funzionalità, o anche l'allontanamento o l'eliminazione di quanto costituisce motivo di ostacolo o di obbligo."
    Ora, se nella prima parte ci siamo, nella seconda non affatto. Perchè la presenza slava su base duratura - e si sarebbe poi visto nelle terre che, invece, sono rimaste al di là del confine - è necessariamente motivo di ostacolo e di obbligo.
    Ostacolo all'identità italiana, e obbligo invece di diventare parte della costruzione statale che - per ovvi e comprensibili motivi - cita ogni popolazione eccetto quella italiana.
    Se dunque il 1° Maggio è una data importante e degna del massimo rispetto, è giusto e doveroso che la città italiana di Trieste festeggi il 12 Giugno, perchè è la data chiave che ne ha segnato l'identità. Puoi stare tranquillo che - e giustamente! - fosse rimasta in quella che poi è divenuta Slovenia, si festeggerebbe e doverosamente il 1° Maggio.

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  4. Carissimo Marco, il tuo articolo è colpevolmente alla rovescia.
    Parti da una premessa giusta (i jugoslavi non furono atroci barbari massacratori di italiani), ma te ne servi per un volo pindarico: quello di affermare che il rincongiungimento all'Italia non fu una 'liberazione', chè la città già era libera.
    Cos'è una liberazione? Prendo la prima che mi capita (se non ti piace sentiti libero di offrirne un'altra):
    "La restituzione della libertà o della normale funzionalità, o anche l'allontanamento o l'eliminazione di quanto costituisce motivo di ostacolo o di obbligo."
    Ora, se nella prima parte ci siamo, nella seconda non affatto. Perchè la presenza slava su base duratura - e si sarebbe poi visto nelle terre che, invece, sono rimaste al di là del confine - è necessariamente motivo di ostacolo e di obbligo.
    Ostacolo all'identità italiana, e obbligo invece di diventare parte della costruzione statale che - per ovvi e comprensibili motivi - cita ogni popolazione eccetto quella italiana.
    Se dunque il 1° Maggio è una data importante e degna del massimo rispetto, è giusto e doveroso che la città italiana di Trieste festeggi il 12 Giugno, perchè è la data chiave che ne ha segnato l'identità. Puoi stare tranquillo che - e giustamente! - fosse rimasta in quella che poi è divenuta Slovenia, si festeggerebbe e doverosamente il 1° Maggio.

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