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Visualizzazione dei post con l'etichetta jugoslavia

Quel paradosso di Gorizia, dove da un lato si celebrano i cooperanti dei nazisti, dall'altro li si condannano come odiatori dell'Italia

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A Gorizia il nazionalismo è capace di produrre dei cortocircuiti storici incredibili. Da un lato al parco della Rimembranza continua a dominare sovrano il monumento fatto a pezzi dai domobranci, collaborazionisti dei nazisti nella Venezia Giulia occupata dalla Germania nazista, con una targa dove si può leggere che "mano incivile armata dall'odio dei nemici dell'Italia" il  il 12 agosto del 1944 lo fecero saltare in aria". Evento che fu la conseguenza dell'attentato che avvenne al teatro Verdi di Gorizia il pomeriggio del 5 agosto del 1944. Al le ore 17.30 scoppiava una bomba ad orologeria nell'interno del teatro Verdi di Gorizia, a quell'ora affollato di donne e bambini. Rimanevano ferite 10 persone fra le quali due gravemente e decedevano poi all'ospedale. Altra bomba  inesplosa  veniva rinvenuta nella galleria dello stesso Teatro. Inizialmente si diede colpa ai partigiani, liquidati sempre come banditi, ma diverse ipotesi invece hanno sost...

Se bastano solo cinque bandiere jugoslave per...

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  Provocazione politica, per alcuni, gesto artistico, per altri. A Gorizia basta esporre cinque bandiere jugoslave per scatenare il solito tradizionale e prevedibile e banale putiferio. Nova Gorica è una città fondata dalla Repubblica socialista jugoslava e ne è ricca di simbolismi della propria identità socialista, e con questa città, Gorizia, condivide il titolo della capitale europea della cultura. La storia di quelle bandiere è interessante, come ha reso noto l’associazione Agorè. Bandiere originali e cucite a mano, concepite per essere esposte alle cinque finestre del salone del Consiglio Comunale, al primo piano del palazzo di corso Verdi, la cui facciata è sormontata ancora oggi dallo stemma della città. Bandiere, che forse furono esposte durante la presenza in città degli  jugoslavi, dal 1° maggio al 12 giugno 1945.  Ed a proposito di storie di bandiere un documento dell’archivio di stato locale racconta la storia di Maria. Una nota della questura goriziana rip...

Quelle tensioni sul confine tra americani e jugoslavi

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Anno 1945, l'esercito di liberazione jugoslavo si era ritirato dai territori liberati il primo maggio del 1945 e poi occupati e amministrati fino al 12 giugno di quell'anno con le vicende storiche ben note. La situazione al confine era tesa, tanto che verso la metà di dicembre del 1945 si registrarono degli scontri tra jugoslavi e americani. Si raccontava ad esempio dell'uccisione di un Maggiore americano, si raccontava che a Tolmino due ufficiali americani, mentre andavano a caccia, vennero respinti dai partigiani di Tito. Nella notte dal 14 al 15 dicembre — sempre secondo l' agenzia d'informazione americana — si erano presentati al posto di guardia presso il ponte di Lucinico circa trecento soldati di Tito, armati. Tre soldati americani di guardia al posto di blocco informavano telefonicamente della critica situazione i comandi superiori Nella velina si legge che "sopraggiungevano immediati rinforzi che si aggiravano su una cinquantina di indivi...

Dalla persecuzione dei preti slavi, ai preti sloveni come la fantomatica quinta colonna di Tito in Italia

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  La persecuzione dei preti slavi durante il ventennio fascista fu importante nell'ottica dell'italianizzazione forzata, nel corso della storia e del tempo sono state raccolte, prove e testimonianze variegate dell'odio fascista verso tutto ciò che non fosse italianissimo. Come emerge ad esempio nel Promemoria dei segretari federali del PNF delle provincie della Venezia Giulia e Zara a Mussolini, l'11 giugno 1927, sui provvedimenti da adattare nei confronti degli Sloveni e Croati della Venezia Giulia. (A CS, MI, DGPS,A GR, vers. 1927-30, 1927, b. 31), si legge chiaramente che "la Curia arcivescovile di Gorizia e specificatamente il principe arcivescovo della diocesi ed i suoi collaboratori diretti rappresentano lo stato maggiore della propaganda religiosa panslavista. Gli opuscoli religiosi a Gorizia si diffondono nelle parrocchie slave e sfuggono al controllo più attento, a Gorizia, in questo campo,è un focolaio d'infezione che influisce palesemente anche sull...

Il primo anniversario della "liberazione" a Trieste, dal 25 aprile, al 30 aprile, dal 1 maggio,alla parata della vittoria del 2 maggio

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Il primo anniversario della Liberazione, il 25 aprile del 1946, a Trieste si viveva in una situazione particolare. La città non era sotto la sovranità italiana, ma amministrata dal GMA, gli angloamericani. Una piccola enclave statunitense nel cuore d'Europa, al confine con la Jugoslavia comunista. Il Giornale Alleato, che si può visionare nel preziosissimo archivio online del Piccolo, per il 25 aprile del 1946, primo anniversario della Liberazione, racconta dei riti avvenuti a San Giusto. Una cerimonia che avvenne in modo condiviso nella cattedrale triestina con la presenza anche di diversi partigiani e vennero deposte delle corone alla presenza del Vescovo Santin. Il presidente del CLN e dell'API parlarono alla folla sul piazzale di San Giusto evidenziandosi come a Trieste le armi furono imbracciate tardivamente rispetto al resto d'Italia, solo dal 29 aprile. Il 25 aprile era una giornata universale per la Liberazione d'Italia, ma a Trieste si viveva in u...

Quella figura un tempo divisiva di Santin ed oggi tra indifferenza politica e condivisione tra i sostenitori dell'italianità di Trieste

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L'ultima statua realizzata a Trieste, quella per il vescovo Santin, la seconda a Trieste dopo quella di Monte Grisa, la prima in centro città, ha creato un grande scalpore, più per la sorpresa e la rapidità con cui è stata posta e si è preso atto di un qualcosa noto a pochi eletti, che per il contesto ed il significato che quella statua ha per la città di Trieste. Un significato sicuramente politico, come politica è la statua di D'Annunzio, ed è interessante osservare come negli anni che furono, dove si rischiò una vera guerra civile a Trieste per le sorti di questo nostro meraviglioso e malinconico territorio, quella di Santin fu una figura divisa. Prova ne è ad esempio uno scritto pubblicato sul giornale Borba, testata giornalistica ufficiale delle Lega dei Comunisti di Jugoslavia dal 1945 al 1991. Nell'edizione del 15 marzo 1952, viene pubblicato un pesante articolo con il quale si attacca il vescovo triestino Santin, come testimonia il prezioso archivio della CIA. Si l...

Nel parco della Rimembranza di Gorizia si faccia un memoriale per deportati dal fascismo e caduti partigiani di tutto il "vecchio" goriziano

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Come è noto durante il fascismo c'è stata la moda di realizzare ovunque parchi della "rimembranza" che in Italia vennero introdotti per la prima volta nel '22, e resi obbligatori nel '25 per diventare a tutti gli effetti pubblici monumenti con l'articolo unico della Legge 21 marzo 1926 n. 559. Alla fine della guerra in gran parte del territorio nazionale questi parchi vennero eliminati, perché erano diventanti uno strumento della propaganda inconciliabili con il nuovo corso politico e storico della Repubblica italiana.Vennero eliminati in tante località, ma non ovunque. Ad esempio a Gorizia.  Un parco dove i monumenti che si trovano raccontano praticamente una sola storia, danno voce a una sola voce. Nessuno qui vuol mettere in discussione drammi e tragedie che ci sono state, anche se ancora oggi ad esempio sul lapidario dedicato ai 655 deportati in Jugoslavia, che non è l'unico che ricorda quei fatti, c'è anche un cippo, si posson...

Quei Monfalconesi entrati illegalmente in Jugoslavia e che cercarono subito dopo di fuggire

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L'esodo dei monfalconesi per andare a costruire il socialismo in Jugoslavia fu imponente, tanto che la città praticamente venne quasi svuotata dalla sua componente comunista filo jugoslava, cosa che ai filo italiani sicuramente non creò fastidio, visto che si era in un periodo caldo e pericoloso, ovvero quello in cui si stava ancora lottando per decidere le sorti dell'area triestina e del monfalconese. Un documento della CIA, molto interessante, datato 3 novembre 1947, descrive il modo in cui venivano reclutati gli italiani per andare a lavorare in Jugoslavia. Emerge che in base a delle indagini effettuate da parte della Questura di Udine, un gruppo di comunisti stava girando per l'Italia, in particolare modo in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia, Basilicata, Sicilia, Campania, per reclutare della manodopera da inviare nel Paese di Tito. Il reclutamento doveva avvenire esclusivamente attraverso l'unione antifascista  italo slovena, i comunisti giuliani, i sindacati g...

 La situazione sanitaria disastrosa negli anni '50 a Nova Gorica

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Un report della CIA focalizzato sulla situazione del socialismo in Jugoslavia, fotografa, in modo impietoso, la situazione a Nova Gorica. Siamo nel 1951 ed emerge che nella municipalità di Nova Gorica, che ricordiamo venne fondata nel 1947, vi erano in tutto il distretto solamente due medici a disposizione, uno a San Pietro di Gorizia, si legge, uno a Salcano. I nomi sono stati scritti così. Vista la complessità dell'area, scrive la CIA nel suo report, il numero dei medici non è adeguato. Si racconta il caso di un medico di San Pietro, che a luglio di quell'anno è stato sostituito, perchè colpito da una crisi nervosa a causa dell'enorme mole di lavoro a cui era chiamato, giorno e notte, senza sosta. Vien da pensare a questo povero medico, cosa deve aver sopportato, altro che le pene dell'inferno, per essersi preso l'esaurimento nervoso per il troppo lavoro. Rilevano che il medico domiciliare poteva effettuare una visita, nella migliore delle ipotesi, ...

La guerra ai confini con l'Europa, come quando si sparò alle porte di Gorizia. Conflitti nazionali ma dai risvolti geopolitici internazionali

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Piovono missili a pochi minuti di distanza dai confini attuali dell'Unione Europea. La guerra in Ucraina, chiamata dai russi operazione militare speciale, ricorda per alcuni aspetti quanto accadde nei territori dell'ex Jugoslavia. La fuga della Slovenia, i dieci giorni di guerra alle porte dell'Europa, in quel fine giugno del 1991, che determinò una cinquantina di morti e centinaia di feriti, e soprattutto l'inizio della caduta della Jugoslavia. Dopo la Slovenia, fu la Croazia ad andare via e poi, come ben sappiamo, una guerra fratricida devastante che vide anche la NATO far piovere i suoi democratici missili nel cuore di Belgrado in un conflitto complessivamente decennale che segnò la fine, drammatica, della Jugoslavia.  L'Europa si è schierata apertamente a sostegno dell'Ucraina, armandola, sanzionando i russi, aprendo le porte all'adesione all'UE di un Paese che forse farebbe bene a rimanere cuscinetto tra Europa e Russia. Conflitti nazionali, naziona...

Spie americane che spiavano l'intelligence comunista. Succedeva a Trieste negli anni '50. Decine e decine i comunisti schedati anti Jugoslavia

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Il Cominform è stata una delle più note organizzazioni internazionali che ha avuto il merito di riunire i più importanti comunisti europei per un decennio circa, fino al 1956, e divenne soprattutto noto a causa della rottura tra Stalin e Tito che si consumò nel 1948. La conseguenza fu l'avvicinarsi della Jugoslavia alle posizioni occidentali e gli americani incentrarono gli sforzi di spionaggio soprattutto nei confronti dell'attività dei comunisti giuliani pro Cominform, dunque pro Stalin, come testimonia ad esempio un prezioso documento della CIA del 1952, di una quarantina di pagine, con il quale si analizza in modo meticoloso l'attività di spionaggio del partito comunista stalinista nella Venezia Giulia, il loro operato nel confine orientale schedando decine e decine di comunisti, analizzandone l'attività svolta al servizio dell'intelligence del partito comunista pro Cominform di Trieste. Al vertice del partito come è noto c'era Vidali, ma non era l'uni...

Partigiani per terra, per cielo e per mare. L'incredibile resistenza jugoslava come ricorda ad esempio un monumento a Lussino

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Quando pensiamo alla Resistenza, anche grazie alle canzoni popolari, che hanno accompagnato i partigiani nel corso del cammino tortuoso per la via della libertà da conquistare a durissimo prezzo, la immaginiamo con le scarpe rotte per le montagne. Oppure con agguati contro i nazifascisti nelle città. Eppure la Resistenza è stata tanta roba in tante forme. Anche via cielo, con i partigiani che pilotavano aerei,  con l'aeronautica partigiana, ed anche via mare. Tutto questo è accaduto in Jugoslavia. Un Paese che si è fatto con la Resistenza, e poi, purtroppo, si è disfatto con la morte di Tito in modo semplicemente violento. 800 mila era il numero di partigiani che costituivano ad aprile del 1945 l'esercito di liberazione jugoslavo. E 50 mila circa furono italiani . Diversi monumenti diffusi per il territorio dell'ex Jugoslavia ricordano la Resistenza e le diverse peculiarità della stessa. Come quella della forza marittima. Che si costituì alla fine dell'estate del 1942, ...

I nomi dei luoghi ora in italiano ora in sloveno o croato nei documenti dell'intelligence americana

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Con il Trattato di Pace del 1947 le conseguenze furono ben note. Si avviò l'esodo, importante, per alcuni aspetti epocale, le ragioni furono prevalentemente dovute al fatto che non si voleva vivere in uno Stato comunista e Jugoslavo e che non fosse italiano. Non furono le uniche, ma furono quelle prevalenti. Così come non semplici furono anche le vicende per gli optanti, le testimonianze raccontano storie diverse ed esperienze diverse. Solo in Dalmazia ne vennero accettate a fine novembre 1948 quasi un migliaio, di cui poco più un centinaio provenienti dalla zona di Lussino, località su cui è incentrato ora questo scritto. Si avviò con il Trattato di Pace anche una "restituzione" dei nomi dei luoghi al ceppo slavo. Questione che ancora oggi continua a far discutere nei Paesi dell'ex Jugoslavia. Vedi ad esempio quanto accade a Capodistria, dove si potranno leggere i cartelli stradali bilingui solo delle città dove il bilinguismo è applicato. Ljubljana a Capodistria, do...