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Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Quel che resta del confine: le scritte di Ronchi che rischiamo di cancellare

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  Prima o poi doveva succedere. È una di quelle cose che noi storici guardiamo quasi con un sospiro di rassegnazione: per anni ci sono stati interventi,su questo tema ne ho fatti diversi, ma alla fine, quando si tratta di fare qualcosa di concreto   niente , non si muove un dito. E così rischiamo di veder sparire per sempre delle testimonianze storiche straordinarie. Mi riferisco a delle scritte in vernice rossa, tracciate sui muri a partire dal 1946. Un pezzo di storia che per qualcuno è un po’ scomodo, qualcosa che sarebbe molto più semplice infilare in un cestino e dimenticare. Per altri, invece, è la prova tangibile di quanto fosse immensamente complessa la vita sul confine orientale. A Ronchi, per dire, già il 1° maggio del 1945, durante la marcia di liberazione, sul manto stradale di Largo Petrarca la gente scriveva messaggi inneggianti alla resistenza slovena e alla solidarietà tra italiani e sloveni. Esistono delle fotografie bellissime che hanno immortal...

Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

La scritta TITO a Nova Gorica è una pagina della nostra storia che non va cancellata

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  Abbiamo questo vizio, tutto moderno e un po’ infantile, di pensare che la Storia sia un elenco di buoni e cattivi da aggiornare a colpi di gomma per cancellare. La damnatio memoriae,  l’hanno inventata i Romani,ma loro lo facevano con una ferocia e una consapevolezza politica che noi oggi abbiamo smarrito, convinti come siamo di fare un’opera di bene. E invece no, non è quasi mai un bene. Guardiamoci in faccia. Noi italiani, che spesso amiamo salire in cattedra e spiegare agli altri come si sta al mondo, prima di andare a fare la morale agli sloveni dovremmo forse chiederci: ma noi, con i nostri scheletri nell'armadio, ci abbiamo fatto davvero i conti? Ma neanche per idea! Perché, vedete, finché a Gorizia si può tranquillamente celebrare la Decima Mas, con tutto quel che ha significato  allora forse abbiamo un problemino di coerenza.  Seguendo questa logica del "cancelliamo quel che ci dà fastidio", che facciamo con Nova Gorica? La radiamo al suolo? Perché,quella c...

Nel monfalconese furono in migliaia a volere la Jugoslavia di Tito e il comunismo e non furono loro gli anti italiani

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Per raccontare la storia di un territorio, di un pezzo di terra così tormentato, bisognerebbe avere in mano gli attrezzi del mestiere. E invece, guardiamoci intorno: cosa vediamo? Vediamo la Storia ridotta a una merce da svendita, usata e calpestata da una politica da quattro danari. Una politica che parla a una società che, diciamocelo chiaramente, è diventata un po' burbera, un po' vuota, terribilmente approssimativa. Si specula sull’ignoranza, si usano i dogmi della propaganda come se fossero verità rivelate. E badate bene, questo è esattamente quello che è successo per decenni sul confine orientale. L’Italia sfracellata e la ricerca della verginità. Dobbiamo immaginarci l’Italia del '45. È un Paese sfracellato, uscito a pezzi dalla seconda guerra mondiale. Si è salvato il salvabile solo grazie alla Resistenza, solo perché a un certo punto si è deciso di rinnegare i nazisti — di tradirli, se vogliamo usare le parole forti della cronaca. E allora cosa fa, questa nuova Ita...

Se bastano solo cinque bandiere jugoslave per...

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  Provocazione politica, per alcuni, gesto artistico, per altri. A Gorizia basta esporre cinque bandiere jugoslave per scatenare il solito tradizionale e prevedibile e banale putiferio. Nova Gorica è una città fondata dalla Repubblica socialista jugoslava e ne è ricca di simbolismi della propria identità socialista, e con questa città, Gorizia, condivide il titolo della capitale europea della cultura. La storia di quelle bandiere è interessante, come ha reso noto l’associazione Agorè. Bandiere originali e cucite a mano, concepite per essere esposte alle cinque finestre del salone del Consiglio Comunale, al primo piano del palazzo di corso Verdi, la cui facciata è sormontata ancora oggi dallo stemma della città. Bandiere, che forse furono esposte durante la presenza in città degli  jugoslavi, dal 1° maggio al 12 giugno 1945.  Ed a proposito di storie di bandiere un documento dell’archivio di stato locale racconta la storia di Maria. Una nota della questura goriziana rip...

Quelle tensioni sul confine tra americani e jugoslavi

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Anno 1945, l'esercito di liberazione jugoslavo si era ritirato dai territori liberati il primo maggio del 1945 e poi occupati e amministrati fino al 12 giugno di quell'anno con le vicende storiche ben note. La situazione al confine era tesa, tanto che verso la metà di dicembre del 1945 si registrarono degli scontri tra jugoslavi e americani. Si raccontava ad esempio dell'uccisione di un Maggiore americano, si raccontava che a Tolmino due ufficiali americani, mentre andavano a caccia, vennero respinti dai partigiani di Tito. Nella notte dal 14 al 15 dicembre — sempre secondo l' agenzia d'informazione americana — si erano presentati al posto di guardia presso il ponte di Lucinico circa trecento soldati di Tito, armati. Tre soldati americani di guardia al posto di blocco informavano telefonicamente della critica situazione i comandi superiori Nella velina si legge che "sopraggiungevano immediati rinforzi che si aggiravano su una cinquantina di indivi...

Dalla persecuzione dei preti slavi, ai preti sloveni come la fantomatica quinta colonna di Tito in Italia

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  La persecuzione dei preti slavi durante il ventennio fascista fu importante nell'ottica dell'italianizzazione forzata, nel corso della storia e del tempo sono state raccolte, prove e testimonianze variegate dell'odio fascista verso tutto ciò che non fosse italianissimo. Come emerge ad esempio nel Promemoria dei segretari federali del PNF delle provincie della Venezia Giulia e Zara a Mussolini, l'11 giugno 1927, sui provvedimenti da adattare nei confronti degli Sloveni e Croati della Venezia Giulia. (A CS, MI, DGPS,A GR, vers. 1927-30, 1927, b. 31), si legge chiaramente che "la Curia arcivescovile di Gorizia e specificatamente il principe arcivescovo della diocesi ed i suoi collaboratori diretti rappresentano lo stato maggiore della propaganda religiosa panslavista. Gli opuscoli religiosi a Gorizia si diffondono nelle parrocchie slave e sfuggono al controllo più attento, a Gorizia, in questo campo,è un focolaio d'infezione che influisce palesemente anche sull...

Il primo anniversario della "liberazione" a Trieste, dal 25 aprile, al 30 aprile, dal 1 maggio,alla parata della vittoria del 2 maggio

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Il primo anniversario della Liberazione, il 25 aprile del 1946, a Trieste si viveva in una situazione particolare. La città non era sotto la sovranità italiana, ma amministrata dal GMA, gli angloamericani. Una piccola enclave statunitense nel cuore d'Europa, al confine con la Jugoslavia comunista. Il Giornale Alleato, che si può visionare nel preziosissimo archivio online del Piccolo, per il 25 aprile del 1946, primo anniversario della Liberazione, racconta dei riti avvenuti a San Giusto. Una cerimonia che avvenne in modo condiviso nella cattedrale triestina con la presenza anche di diversi partigiani e vennero deposte delle corone alla presenza del Vescovo Santin. Il presidente del CLN e dell'API parlarono alla folla sul piazzale di San Giusto evidenziandosi come a Trieste le armi furono imbracciate tardivamente rispetto al resto d'Italia, solo dal 29 aprile. Il 25 aprile era una giornata universale per la Liberazione d'Italia, ma a Trieste si viveva in u...

Quella figura un tempo divisiva di Santin ed oggi tra indifferenza politica e condivisione tra i sostenitori dell'italianità di Trieste

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L'ultima statua realizzata a Trieste, quella per il vescovo Santin, la seconda a Trieste dopo quella di Monte Grisa, la prima in centro città, ha creato un grande scalpore, più per la sorpresa e la rapidità con cui è stata posta e si è preso atto di un qualcosa noto a pochi eletti, che per il contesto ed il significato che quella statua ha per la città di Trieste. Un significato sicuramente politico, come politica è la statua di D'Annunzio, ed è interessante osservare come negli anni che furono, dove si rischiò una vera guerra civile a Trieste per le sorti di questo nostro meraviglioso e malinconico territorio, quella di Santin fu una figura divisa. Prova ne è ad esempio uno scritto pubblicato sul giornale Borba, testata giornalistica ufficiale delle Lega dei Comunisti di Jugoslavia dal 1945 al 1991. Nell'edizione del 15 marzo 1952, viene pubblicato un pesante articolo con il quale si attacca il vescovo triestino Santin, come testimonia il prezioso archivio della CIA. Si l...

Nel parco della Rimembranza di Gorizia si faccia un memoriale per deportati dal fascismo e caduti partigiani di tutto il "vecchio" goriziano

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Come è noto durante il fascismo c'è stata la moda di realizzare ovunque parchi della "rimembranza" che in Italia vennero introdotti per la prima volta nel '22, e resi obbligatori nel '25 per diventare a tutti gli effetti pubblici monumenti con l'articolo unico della Legge 21 marzo 1926 n. 559. Alla fine della guerra in gran parte del territorio nazionale questi parchi vennero eliminati, perché erano diventanti uno strumento della propaganda inconciliabili con il nuovo corso politico e storico della Repubblica italiana.Vennero eliminati in tante località, ma non ovunque. Ad esempio a Gorizia.  Un parco dove i monumenti che si trovano raccontano praticamente una sola storia, danno voce a una sola voce. Nessuno qui vuol mettere in discussione drammi e tragedie che ci sono state, anche se ancora oggi ad esempio sul lapidario dedicato ai 655 deportati in Jugoslavia, che non è l'unico che ricorda quei fatti, c'è anche un cippo, si posson...

Quei Monfalconesi entrati illegalmente in Jugoslavia e che cercarono subito dopo di fuggire

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L'esodo dei monfalconesi per andare a costruire il socialismo in Jugoslavia fu imponente, tanto che la città praticamente venne quasi svuotata dalla sua componente comunista filo jugoslava, cosa che ai filo italiani sicuramente non creò fastidio, visto che si era in un periodo caldo e pericoloso, ovvero quello in cui si stava ancora lottando per decidere le sorti dell'area triestina e del monfalconese. Un documento della CIA, molto interessante, datato 3 novembre 1947, descrive il modo in cui venivano reclutati gli italiani per andare a lavorare in Jugoslavia. Emerge che in base a delle indagini effettuate da parte della Questura di Udine, un gruppo di comunisti stava girando per l'Italia, in particolare modo in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia, Basilicata, Sicilia, Campania, per reclutare della manodopera da inviare nel Paese di Tito. Il reclutamento doveva avvenire esclusivamente attraverso l'unione antifascista  italo slovena, i comunisti giuliani, i sindacati g...

 La situazione sanitaria disastrosa negli anni '50 a Nova Gorica

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Un report della CIA focalizzato sulla situazione del socialismo in Jugoslavia, fotografa, in modo impietoso, la situazione a Nova Gorica. Siamo nel 1951 ed emerge che nella municipalità di Nova Gorica, che ricordiamo venne fondata nel 1947, vi erano in tutto il distretto solamente due medici a disposizione, uno a San Pietro di Gorizia, si legge, uno a Salcano. I nomi sono stati scritti così. Vista la complessità dell'area, scrive la CIA nel suo report, il numero dei medici non è adeguato. Si racconta il caso di un medico di San Pietro, che a luglio di quell'anno è stato sostituito, perchè colpito da una crisi nervosa a causa dell'enorme mole di lavoro a cui era chiamato, giorno e notte, senza sosta. Vien da pensare a questo povero medico, cosa deve aver sopportato, altro che le pene dell'inferno, per essersi preso l'esaurimento nervoso per il troppo lavoro. Rilevano che il medico domiciliare poteva effettuare una visita, nella migliore delle ipotesi, ...

La guerra ai confini con l'Europa, come quando si sparò alle porte di Gorizia. Conflitti nazionali ma dai risvolti geopolitici internazionali

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Piovono missili a pochi minuti di distanza dai confini attuali dell'Unione Europea. La guerra in Ucraina, chiamata dai russi operazione militare speciale, ricorda per alcuni aspetti quanto accadde nei territori dell'ex Jugoslavia. La fuga della Slovenia, i dieci giorni di guerra alle porte dell'Europa, in quel fine giugno del 1991, che determinò una cinquantina di morti e centinaia di feriti, e soprattutto l'inizio della caduta della Jugoslavia. Dopo la Slovenia, fu la Croazia ad andare via e poi, come ben sappiamo, una guerra fratricida devastante che vide anche la NATO far piovere i suoi democratici missili nel cuore di Belgrado in un conflitto complessivamente decennale che segnò la fine, drammatica, della Jugoslavia.  L'Europa si è schierata apertamente a sostegno dell'Ucraina, armandola, sanzionando i russi, aprendo le porte all'adesione all'UE di un Paese che forse farebbe bene a rimanere cuscinetto tra Europa e Russia. Conflitti nazionali, naziona...