Quel paradosso di Gorizia, dove da un lato si celebrano i cooperanti dei nazisti, dall'altro li si condannano come odiatori dell'Italia

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A Gorizia il nazionalismo è capace di produrre dei cortocircuiti storici incredibili. Da un lato al parco della Rimembranza continua a dominare sovrano il monumento fatto a pezzi dai domobranci, collaborazionisti dei nazisti nella Venezia Giulia occupata dalla Germania nazista, con una targa dove si può leggere che "mano incivile armata dall'odio dei nemici dell'Italia" il  il 12 agosto del 1944 lo fecero saltare in aria". Evento che fu la conseguenza dell'attentato che avvenne al teatro Verdi di Gorizia il pomeriggio del 5 agosto del 1944. Al le ore 17.30 scoppiava una bomba ad orologeria nell'interno del teatro Verdi di Gorizia, a quell'ora affollato di donne e bambini. Rimanevano ferite 10 persone fra le quali due gravemente e decedevano poi all'ospedale. Altra bomba  inesplosa  veniva rinvenuta nella galleria dello stesso Teatro. Inizialmente si diede colpa ai partigiani, liquidati sempre come banditi, ma diverse ipotesi invece hanno sost...

I nomi dei luoghi ora in italiano ora in sloveno o croato nei documenti dell'intelligence americana


Con il Trattato di Pace del 1947 le conseguenze furono ben note. Si avviò l'esodo, importante, per alcuni aspetti epocale, le ragioni furono prevalentemente dovute al fatto che non si voleva vivere in uno Stato comunista e Jugoslavo e che non fosse italiano. Non furono le uniche, ma furono quelle prevalenti. Così come non semplici furono anche le vicende per gli optanti, le testimonianze raccontano storie diverse ed esperienze diverse. Solo in Dalmazia ne vennero accettate a fine novembre 1948 quasi un migliaio, di cui poco più un centinaio provenienti dalla zona di Lussino, località su cui è incentrato ora questo scritto. Si avviò con il Trattato di Pace anche una "restituzione" dei nomi dei luoghi al ceppo slavo. Questione che ancora oggi continua a far discutere nei Paesi dell'ex Jugoslavia. Vedi ad esempio quanto accade a Capodistria, dove si potranno leggere i cartelli stradali bilingui solo delle città dove il bilinguismo è applicato. Ljubljana a Capodistria, dove il bilinguismo è legge, non sarà Lubiana. In tutto ciò è interessante continuare ad osservare come nei documenti dell'intelligence americana, almeno nei primi anni post Trattato di Pace, si continuassero i nomi dei luoghi per poco più di vent'anni appartenuti al Regno d'Italia, ad essere identificati in italiano prima, croato o sloveno poi. Abbiamo già visto, invece, ad esempio, un documento degli anni '60 dove invece con un colpo di penna i nomi dei luoghi scritti in italiano erano stati corretti nella loro forma slovena o croata. Insomma, una situazione a dir poco ballerina.
 

 
Nel documento che ora brevemente si commenta, del 17 dicembre 1948, analizza lo stato difensivo della zona di Lussino. Piccoli gruppi di militari jugoslavi, per lo più armati con fucili italiani e tedeschi, a difesa dell'isola. Un documento che riporta i nomi dei luoghi su una cartina abbozzata prima in italiano e poi nella forma slava. Anche con alcuni errori. Dunque si leggerà ad esempio: Lussinpiccolo (Losinj Mali) Lussigrande Losinj veliki); isola di Sansego(Susak); Ossero( Oser); Isola di Cherso( Cres); Faresina(Porozina); Dragosetti( Dragozetici).
 
mb

Commenti

  1. Le ragioni dell'esodo non sono dovute al fatto che gli "optanti" come li chiama lei ( chissà perché sbrodolate tanto amore per i profughi di oggi, ma quelli di ieri vi fanno così schifo) non volessero vivere in uno stato comunista, ma a causa della campagna di repressione avviata dal neonato governo Jugoslavo. Le minoranze tedesche furono mandate via per decreto, mente per quelle italiane si adottò una politica un po' più morbida, ma che in sostanza sortì gli stessi effetti.

    I nomi dei luoghi non furono "restituiti", ed il fatto che quella zona appartenne per poco tempo al regno di Italia c'entra poco, dato che i toponimi avevano comunque anche toponimo italiano assieme spesso a quello slavo e tedesco.

    Purtroppo il nazionalismo è anche pensare che un luogo debba avere soltanto un nome, slavo od italiano che sia, e chiamare "restituzione" la cancellazione di una cultura come se certi luoghi non potessero avere più nomi, ma uno dovesse prevalere sull'altro.

    Ci sono i nazionalisti italiani, quelli sloveni, quelli croati etc....
    Poi ci sono gli italiani come lei che fanno i nazionalisti slavi, senza conoscere la lingua e la cultura di quei paesi.... Almeno impiegaste il tempo ad imparare una lingua in più invece di scrivere cazzate.....
    Chissà perché siete tanto affascinati dai Balcani che non conoscete.....

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