Quel paradosso di Gorizia, dove da un lato si celebrano i cooperanti dei nazisti, dall'altro li si condannano come odiatori dell'Italia

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A Gorizia il nazionalismo è capace di produrre dei cortocircuiti storici incredibili. Da un lato al parco della Rimembranza continua a dominare sovrano il monumento fatto a pezzi dai domobranci, collaborazionisti dei nazisti nella Venezia Giulia occupata dalla Germania nazista, con una targa dove si può leggere che "mano incivile armata dall'odio dei nemici dell'Italia" il  il 12 agosto del 1944 lo fecero saltare in aria". Evento che fu la conseguenza dell'attentato che avvenne al teatro Verdi di Gorizia il pomeriggio del 5 agosto del 1944. Al le ore 17.30 scoppiava una bomba ad orologeria nell'interno del teatro Verdi di Gorizia, a quell'ora affollato di donne e bambini. Rimanevano ferite 10 persone fra le quali due gravemente e decedevano poi all'ospedale. Altra bomba  inesplosa  veniva rinvenuta nella galleria dello stesso Teatro. Inizialmente si diede colpa ai partigiani, liquidati sempre come banditi, ma diverse ipotesi invece hanno sost...

Spie americane che spiavano l'intelligence comunista. Succedeva a Trieste negli anni '50. Decine e decine i comunisti schedati anti Jugoslavia



Il Cominform è stata una delle più note organizzazioni internazionali che ha avuto il merito di riunire i più importanti comunisti europei per un decennio circa, fino al 1956, e divenne soprattutto noto a causa della rottura tra Stalin e Tito che si consumò nel 1948. La conseguenza fu l'avvicinarsi della Jugoslavia alle posizioni occidentali e gli americani incentrarono gli sforzi di spionaggio soprattutto nei confronti dell'attività dei comunisti giuliani pro Cominform, dunque pro Stalin, come testimonia ad esempio un prezioso documento della CIA del 1952, di una quarantina di pagine, con il quale si analizza in modo meticoloso l'attività di spionaggio del partito comunista stalinista nella Venezia Giulia, il loro operato nel confine orientale schedando decine e decine di comunisti, analizzandone l'attività svolta al servizio dell'intelligence del partito comunista pro Cominform di Trieste. Al vertice del partito come è noto c'era Vidali, ma non era l'unico nome importante attenzionato dagli americani. Ci sarà ad esempio quello di Postogna e Destradi. Il documento si apre illustrando la storia di questo partito comunista, che prima della rottura tra Tito e Salin univa comunisti italiani e sloveni. Poi dopo la rottura si crearono le due anime, quella guidata da Babic filo jugoslavia, e quella capeggiata da Vidali, filo sovietica. Si parla delle purghe compiute dalla componente stalinista, e di un partito che nell'area giuliana riusciva a contare circa 5000 mila membri anche se quelli dichiarati ufficialmente, ricordano gli americani erano non più di 3000. 

Particolare attenzione viene dedicata all'attività di intelligence del partito filo sovietico. I cui scopi erano sostanzialmente tre: 1)controllare i confini tra Italia e Jugoslavia; 2)collaborare con i rifugiati jugoslavi anti Tito; 3) sottomettere il partito comunista alla linea sovietica. L'attività di spionaggio del partito comunista stalinista era suddivisa in due aree. Quella esterna, che doveva operare nella Zona A e B del TLT, con lo scopo di infiltrarsi nel partito filo jugoslavo, nell'esercito jugoslavo, e infiltrasi, sempre in base al documento della CIA, tra i rifugiati dalla Jugoslavia, a Trieste. Una sezione interna invece aveva lo scopo di proteggere il partito comunista pro Cominform dall'attività degli anticominformisti e dall'attività degli agenti filo Tito che venivano visti come una minaccia per l'attività di questo partito. A ciò veniva segnalata anche una vigilanza rivoluzionaria adottata sul modello del partito comunista francese. Fondamentale, sottolineano gli americani,  per la riuscita di questi compiti, era l'attività di collegamento con l'Unione Sovietica, e con gli agenti sovietici che operavano soprattutto in Austria e a Roma.

mb

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