Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

 La situazione sanitaria disastrosa negli anni '50 a Nova Gorica



Un report della CIA focalizzato sulla situazione del socialismo in Jugoslavia, fotografa, in modo impietoso, la situazione a Nova Gorica. Siamo nel 1951 ed emerge che nella municipalità di Nova Gorica, che ricordiamo venne fondata nel 1947, vi erano in tutto il distretto solamente due medici a disposizione, uno a San Pietro di Gorizia, si legge, uno a Salcano. I nomi sono stati scritti così. Vista la complessità dell'area, scrive la CIA nel suo report, il numero dei medici non è adeguato. Si racconta il caso di un medico di San Pietro, che a luglio di quell'anno è stato sostituito, perchè colpito da una crisi nervosa a causa dell'enorme mole di lavoro a cui era chiamato, giorno e notte, senza sosta. Vien da pensare a questo povero medico, cosa deve aver sopportato, altro che le pene dell'inferno, per essersi preso l'esaurimento nervoso per il troppo lavoro. Rilevano che il medico domiciliare poteva effettuare una visita, nella migliore delle ipotesi, solo due o tre giorni dopo la chiamata. Nell'ospedale di Vipacco erano ricoverati i malati che venivano trasportati con la croce rossa di Gorizia. I medicinali erano completamente gratuiti per i lavoratori, mentre chi aveva un reddito superiore ai 50 mila dinari doveva pagarsi l'assistenza sanitaria, i medicinali ordinari erano disponibili nelle farmacie, mentre quelli stranieri erano difficili da trovare e se disponibili il prezzo era costoso.Una situazione difficile, e c'è da riflettere su quanto sia importante,soprattutto oggi dove diamo tutto per scontato, adoperarsi per avere una sanità pubblica ottimale, efficiente. Occorre rilevare, che il diritto alla salute nella costituzione jugoslava del 1946, vigente in quel tempo, vedeva lo Stato assumere l'obbligo di attivarsi per migliorare la salute delle persone organizzando e controllando il servizio sanitario, gli ospedali, le farmacie, i sanatori, i sanatori e i centri di convalescenza e le altre istituzioni sanitarie. Ma la realtà del goriziano sul fronte jugoslavo dei primi anni '50 sembrava raccontare una situazione difficile e tutt'altro che corrispondente ai dettami costituzionali della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia.

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