Quel paradosso di Gorizia, dove da un lato si celebrano i cooperanti dei nazisti, dall'altro li si condannano come odiatori dell'Italia


A Gorizia il nazionalismo è capace di produrre dei cortocircuiti storici incredibili. Da un lato al parco della Rimembranza continua a dominare sovrano il monumento fatto a pezzi dai domobranci, collaborazionisti dei nazisti nella Venezia Giulia occupata dalla Germania nazista, con una targa dove si può leggere che "mano incivile armata dall'odio dei nemici dell'Italia" il  il 12 agosto del 1944 lo fecero saltare in aria". Evento che fu la conseguenza dell'attentato che avvenne al teatro Verdi di Gorizia il pomeriggio del 5 agosto del 1944. Alle ore 17.30 scoppiava una bomba ad orologeria nell'interno del teatro Verdi di Gorizia, a quell'ora affollato di donne e bambini. Rimanevano ferite 10 persone fra le quali due gravemente e decedevano poi all'ospedale. Altra bomba inesplosa veniva rinvenuta nella galleria dello stesso Teatro. Inizialmente si diede colpa ai partigiani, liquidati sempre come banditi, ma diverse ipotesi invece hanno sostenuto che quella bomba fosse stata collocata dai fascisti. Come rappresaglia di quell'evento tragico,  la notte del 12 agosto 1944 il monumento dedicato ai caduti italiani della prima guerra mondiali fu scosso da un'esplosione. 

 


I giornali scrissero che i domobranci, nazionalisti sloveni, con il tacito consenso dei tedeschi che fornirono loro la dinamite, lo avevano fatto saltare. Quindi i collaborazionisti dei nazisti. Ma sempre a Gorizia, invece, accade che altri cooperanti con i nazisti, la decima Mas, continua ad essere storicamente onorata. Come è noto la Decima nei suoi due anni di attività operò in coordinazione coi reparti tedeschi, sia per contrastare l'avanzata alleata dopo lo sbarco di Anzio e sia in operazioni contro la Resistenza italiana - attività durante la quale l'unità impiegò tattiche tipiche della guerra antipartigiana macchiandosi di crimini, agendo anche e soprattutto in azioni nell'area nordorientale per cercare di arrestare l'avanzata  iugoslava, per affermare l'italianità di quelle terre e contrastarne la presa da parte dei comunisti jugoslavi. Dunque un bel pasticcio storico, unito sicuramente politicamente dal sentimento antislavo, però poi tutti contenti e uniti nel celebrare Gorizia e Nova Gorica capitale europea della cultura che da questo punto di vista non ha contribuito a far progredire alcun tipo di rapporto, rivelandosi semplicemente una clamorosa occasione perduta.

mb 

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