L'ultima statua realizzata a Trieste, quella per il vescovo Santin, la seconda a Trieste dopo quella di Monte Grisa, la prima in centro città, ha creato un grande scalpore, più per la sorpresa e la rapidità con cui è stata posta e si è preso atto di un qualcosa noto a pochi eletti, che per il contesto ed il significato che quella statua ha per la città di Trieste. Un significato sicuramente politico, come politica è la statua di D'Annunzio, ed è interessante osservare come negli anni che furono, dove si rischiò una vera guerra civile a Trieste per le sorti di questo nostro meraviglioso e malinconico territorio, quella di Santin fu una figura divisa. Prova ne è ad esempio uno scritto pubblicato sul giornale Borba, testata giornalistica ufficiale delle Lega dei Comunisti di Jugoslavia dal 1945 al 1991. Nell'edizione del 15 marzo 1952, viene pubblicato un pesante articolo con il quale si attacca il vescovo triestino Santin, come testimonia il prezioso archivio della CIA. Si legge che Santin, "infaticabile autore di attacchi di odio contro la Jugoslavia" aveva scritto ad un cardinale americano evidenziando problematiche che emergevano nella zona B del TLT. Iniziativa che creò diverse reazioni, sul fronte italiano, di compiacimento, sul fronte jugoslavo, di irritazione. Nella rivista jugoslava a conferma di ciò, si scriveva che Santin era un uomo che ebbe le riconoscenze da parte di Mussolini, stimato per il suo operato a Fiume, precisandosi "che aveva emanato decreti con i quali si vietava l'uso della lingua slovena e croata e favorito la reclusione di preti non italiani nei luoghi di prigionia fascista". Gli Jugoslavi tendevano a rimarcare come "la recente proposta di Santin per la risoluzione della controversia sul TLT, abbia ottenuto il riconoscimento di diversi progressisti nel mondo ed ebbe l'effetto di suscitare contro gli jugoslavi gli attacchi tanto da parte dell'Unione Sovietica, quanto da parte degli irredentisti", tutti uniti nella soluzione italiana delle sorti di Trieste. Santin fu decisamente non ben visto dalla componente jugoslava, tanto per il suo noto anticomunismo, quanto per le posizioni irredentiste e conseguenza ne fu l'aggressione subita nel giugno del '47 nel seminario di Capodistria, preceduta da una sassaiola pesante e da cartelli che protestavano contro la presenza di un vescovo reputato fascista. Eppure altre fonti storiche sostengono che riuscì ad intervenire a difesa della popolazione slava oggetto di internamento, intervenne più volte a difesa di ebrei e antifascisti, italiani e slavi, intrattenendo anche discreti contatti con le diverse espressioni del movimento di liberazione. Insomma, una figura un tempo tutt'altro che condivisa quella di Santin, pensare di inaugurare a Trieste una sua statua cinquant’anni fa sarebbe stato semplicemente impensabile, oggi, invece, si è arrivati ad averne addirittura due tra indifferenza, non essendoci state reazioni sostanzialmente avverse, salvo che per questioni di estetica principalmente e condivisione da parte di quel mondo difensore dell'italianità di Trieste, in una città che non riesce proprio a proiettarsi verso il futuro. Quella statua cosa mai potrà dire
agli ignari croceristi che ultimamente stanno invadendo la città e che
non conoscono una sola virgola della storia locale? Curiosità, forse, ma
sostanzialmente poco o niente vista anche l'assenza di una targa minima illustrativa sulla figura di Santin.
mb
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