Quel paradosso di Gorizia, dove da un lato si celebrano i cooperanti dei nazisti, dall'altro li si condannano come odiatori dell'Italia

Piovono missili a pochi minuti di distanza dai confini attuali dell'Unione Europea. La guerra in Ucraina, chiamata dai russi operazione militare speciale, ricorda per alcuni aspetti quanto accadde nei territori dell'ex Jugoslavia. La fuga della Slovenia, i dieci giorni di guerra alle porte dell'Europa, in quel fine giugno del 1991, che determinò una cinquantina di morti e centinaia di feriti, e soprattutto l'inizio della caduta della Jugoslavia. Dopo la Slovenia, fu la Croazia ad andare via e poi, come ben sappiamo, una guerra fratricida devastante che vide anche la NATO far piovere i suoi democratici missili nel cuore di Belgrado in un conflitto complessivamente decennale che segnò la fine, drammatica, della Jugoslavia. L'Europa si è schierata apertamente a sostegno dell'Ucraina, armandola, sanzionando i russi, aprendo le porte all'adesione all'UE di un Paese che forse farebbe bene a rimanere cuscinetto tra Europa e Russia. Conflitti nazionali, nazionalistici, dai risvolti geopolitici internazionali. Perché in Ucraina, come avvenne in Siria, si sta giocando lo scontro tra il blocco Occidentale ed Orientale con un mondo diviso in due blocchi come ai tempi del muro di Berlino. Solo che questa volta il problema non è il comunismo, ma tutto avviene nell'orticello del capitalismo. Oggi, Gorizia e Nova Gorica cooperano insieme, con il progetto capitale europea della cultura 2025. Chissà che storia si racconterà dalle parti di Kiev tra qualche decennio.
mb
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