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Visualizzazione dei post con l'etichetta carceri

Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Coronavirus. La rivolta nell'Italia in quarantena inizia dalle carceri

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In tutta Italia i detenuti nelle carceri sono in rivolta. Morti, feriti, scontri, devastazioni, evasioni. E' intervenuto l'esercito. L'occasione della rivolta è stata data dalle indicazioni del Governo per contenere il coronavirus. Si prevedono delle limitazioni importanti.  I colloqui visivi si svolgono in modalita' telefonica o video, anche in deroga alla durata attualmente prevista dalle disposizioni vigenti. In casi eccezionali puo' essere autorizzato il colloquio personale, a condizione che si garantisca in modo assoluto una distanza pari a due metri. Si raccomanda di limitare i permessi e la liberta' vigilata o di modificare i relativi regimi in modo da evitare l'uscita e il rientro dalle carceri, valutando la possibilita' di misure alternative di detenzione domiciliare. Oltre alla paura di essere contagiati in galera. E questo è bastato per far esplodere le carceri, di cui ci si ricorda della situazione solo a ferragosto durante la visita rit...

L'ex carcere di via Tigor di Trieste

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La salita di via Tigor, a Trieste, è circondata da possenti muri che lasciano correre e scorrere la bora che a volte tra ululati e raffiche violente muta quel luogo in un posto a dir poco inquietante.  Già perché proprio in via Tigor sussiste ancora la vecchia ed ora abbandonata struttura carceraria.  Doveva diventare un albergo a 4 stelle, nel 2006 si prevedeva anche il costo del pernottamento, si parlava di circa 160 a euro a notte.  La burocrazia ha fermato il tutto e quel luogo è ancora lì immerso in una vegetazione che lentamente si è ripresa i suoi spazi, tra muri alti e possenti, con i tradizionali pezzi di vetro che fungono da antifuga o antientrata.  Cosa sarà rimasto dell'ex carcere questo non so ben dirlo, però una struttura del genere potrebbe avere mille destinazioni d'uso. Per esempio accogliere un polo museale sul carcere, raccogliere mostre e manufatti realizzati dai carcerati di tutta Italia, opere letterarie, studi e ricerche ed e...

Un no all'Invalsi arriva anche dal Carcere

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Il sistema dell'InValsi è così complesso e macchinoso, che è difficile riuscire ad affrontare in modo compiuto tutto quell'universo meccanico che nasce dalla Villa Falconieri, conosciuta anche come Rufina o La Ruffina, che è la più antica delle ville tuscolane. Una Villa che ospita l'Invalsi, che nel 1925 fu donata a Gabriele D'Annunzio che si rifiutò categoricamente di risiedervi. A pochi chilometri di distanza da quella Villa esiste un luogo a forma pressoché quadrangolare che racchiude ed imprigiona, per mille e variegati motivi, centinaia di persone. Parlo del carcere di Rebibbia. Ebbene, in tal carcere,esiste la scuola in carcere e si deve ricordare a tal proposito che oggi in Italia si contano solo 155 sezioni che hanno attivato corsi scolastici su un totale di 275 strutture di detenzione. Una scuola che ha tra i vari scopi quello di favorire il reinserimento sociale dell'individuo, attraverso la cultura, la libertà di pensiero, la critica...

La nuova possibile strategia delle mafie contro il carcere duro.

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Leggo dal Quotidiano della Calabria la seguente dichiarazione rilasciata da un boss della cosca Pesce: «La cosca Pesce non esiste. Ai miei figli ho sempre detto di costituirsi, perché altrimenti lo Stato si accanisce» Qualche giorno addietro ha creato qualche scalpore il provvedimento con il quale il Tribunale di Sorveglianza di Roma si è pronunciato in modo negativo sulla proroga del carcere così detto duro verso Troia, affermando che: "La perdurante operatività della famiglia mafiosa non risulta invece comprovata. Nessuna delle vicende riportate nel decreto ministeriale appare riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. E non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell'interesse dell'organizzazione mafiosa a intessere indebiti collegamenti con Troia". Ora l'articolo Art. 41-bis, che è una norma inserita all'interno delle disposizioni che disciplinano il funzionamento dell' ordinamento penitenziar...

Il presunto stragista di Brindisi beneficerà del limite dei 70 anni di età?

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    Lo hanno cercato, lo hanno trovato. Sin dall'inizio si seguiva la via del presunto folle, escludendo ogni matrice politica, mafiosa, ogni strategia della tensione. Eccolo. La foto è pubblica, come pubblica è la sua identità. Molte cose dovranno essere chiarite, molte forse non verranno mai chiarite. Io ero uno di quelli che riconduceva il fatto di Brindisi ad una possibile ripresa della strategia delle tensione. Tesi che ancora oggi non mi sento di escludere, almeno sino a quando non verranno chiariti alcuni perché. Se mai troveranno chiarimento riconoscerò di essermi sbagliato. Errore che nasce da una ferita storica che mai ha trovato giustizia e verità, da quella strategia della tensione mafiosa e fascista che ha martoriato il nostro Paese. Nonostante tutto continuo a rimanere dubbioso, perché una bomba del genere, come è stato affermato più volte, doveva essere e non poteva che essere, realizzata da mani esperte, molto esperte. Perché è stat...

No Tav : la resa dei conti.

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Luca ha semplicemente attuato un gesto individuale ma con l'intento di difendere un bene comune. Un gesto individuale non egoistico volto a sollevare la solidarietà collettiva. Chiamala se vuoi anarchia ribelle che ha dimostrato come il singolo gesto, che sfugge alle gabbie della Polizia di questa non più democrazia, bensì viva e tetra tirannia, può conseguire effetti devastanti per il sistema esistente, per l'ordine pubblico imposto. Certo, probabilmente se Luca non perdeva l'equilibrio fisico, o se non poneva a rischio la propria vita, forse quel gesto isolato, sarebbe rimasto un semplice gesto. Un gesto volto al logoramento, come la battaglia dei ferrovieri, isolati dai media, dimenticati, salvo essere “glorificati” nel giorno mediatico edificato ad hoc, da buona parte della società politica e sociale. Probabilmente Luca sarebbe rimasto attaccato al palo per qualche ora, probabilmente si sarebbe parlato poco dell'occupazione illegale, illegittima, ...

L'autodeterminazione della Valle non si arresta.

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Siamo in piena fase due. Fase dove si vuole affondare il diritto del lavoro, che in realtà, nella sua veste di diritto, è morto già da tempo. Fase dove il dibattito e le tensioni sociali rischiano di espoldere . Ma tra eventi naturali come il terremoto del 25 gennaio, a cui è stato conferito un risalto mediatico sproporzionato rispetto alla consistenza dello stesso, tra eventi di tipica cronaca locale che occupano spazi mediatici nazionali, in tal giornata, si sferra l'attacco violento e repressivo al movimento No Tav. Per giorni non si parlerà, giustamente, di altro. Di questa azione repressiva di Stato realizzata per tutelare lo stato presente delle cose. Ben ventisei ordinanze di custodia cautelare in carcere, varie con obbligo di dimora, un provvedimento di arresti domiciliari e un divieto di dimora in provincia di Torino. Le città interessate dalla maxi-repressione sono Torino, Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova Genova, Pistoia, Cremona, Macerata, Biella, Bergam...

Espressione

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Spremo il frutto dell'agrume sentimento perché mai possa io dissetare la mia voglia di libertà, perché possa sempre io assetare l'esigente libertà, e vivere l'eccitazione perenne nel labirinto umano dell'evasione evasa dal sogno perduto nell'attimo sperduto. Sì, evasione in tal prodromo esistenziale nell'arrivare senza mai esser giunti, nello sfiorare senza mai aver agguantato, nell'assaporare senza mai aver saziato la ricerca di quel gusto ora amaro ora dolce della libertà. Marco Barone M& G

E chi te lo fa fare?

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Io Marco, potrei incatenarmi al Tram dell'omologazione, potrei farmi trascinare sui binari ferrosi dell'indifferenza, potrei abbandonarmi all'adattamento esistente, potrei rinchiudermi nella stanza del silenzio. Ma sarebbe prigionia. Ed io nato per vivere la libertà, perché dovrei morire di prigionia? Evado, sì, cerco l'evasione, perduta e non vissuta, di un tempo senza tempo, di un giorno senza alba, di una notte figlia del tramonto del dogma, ed in tale ribelle eresia, eppure accade nel laico destino che una voce assopita dalla stanchezza di andare contro, ti sussurra nella violenza del vento e chi te lo fa fare? Marco Barone

Berlusconi ritornerà.

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Fermo. Fermo al semaforo rosso. L'ora perentoria per la società esistente, ordinatoria per la mia mente, segna il passaggio di consegne. E' giunto il 2012. Altri giorni, ore, minuti e secondi di vita. Eppure quel semaforo rosso, continua ad essere rosso. Era rosso nel 2011, è rosso nel 2012. Molte cose sono state scritte, molte cose sono state dette, e molte cose ho detto e scritto. Eppure nell'aria si percepisce una mancanza. Sarà l'effetto dell'astinenza, sarà l'effetto dell'umana negligenza, ma lui, il Cavalier Berlusconi non si vede. Comici in affanno, gossip in affanno, prime serate televisive noiose, eppure lui, ora coltiva i suoi processi, dove tra prescrizioni e ritrattazioni di testimonianze probabilmente uscirà non sconfitto. Non si parla più di accanimento della Magistratura, non si parla più di tempismo politico della giustizia, la Giustizia non è più un problema. Eppure, tutto funziona com...

Il silenzio del vento

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Silenziosamente è il vento dei mari del Nord, nel dipinto pennellato dallo sguardo sorpreso e ritrovato in quel guado ora silente, ora dormiente. Silenzio. Dorme il mare. Ho visto un color rosso unire la piazza del Ponte Rosso, con il sorriso di quella luna che nella notte del silenzio perduto ha baciato il buio del tempo avveduto. Scuote il sentimento senza nome la voce della Sacra Corona ungherese, con la violenza del passato non vissuto e dimenticato per quelle strade rese ove ogni libertà è persa, nella via non maestra di tal pensiero manifestato che ogni dissenso ha arrestato sulle rive del Danubio, nel vivo e doloroso dubbio che l'umanità è atroce nel perdurante errare. Silenzio. Dorme il mare. Ho toccato e sfiorato il complesso Kleine Berlin, tra le vie del Coroneo e le monotonie di Fabio Severo, in quella Trieste, che tanto ha sofferto, che tanto ha lottato per un passato qui ancor vivo e mai dimenticato. Ho visto il bu...

We are rebellious metropolitan

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Io non ho avuto un nonno partigiano, ma il suo pianto non è stato vano per la nostra prigione, mio padre non ha lottato per il 68, non ha vissuto la battaglia di Valle Giulia e la P38, mia madre non è stata femminista ma neanche bordighista, eppure ho conosciuto il sapore della voglia di rivoluzione.  Chiudo gli occhi,  e penso, e ascolto, e odo, e godo. sì, godo nell'amplesso esistenziale, perchè giungono voci di rivolta. Ascoltatele, ascoltatele, ascoltatele... We are rebellious metropolitan we rebel the indignation, we want the rebellious indignation we are the train of the revolt we want the revolution; oh yea, we want the revolution, because we love the revolution, because we are the revolution, we are the metropolitan rebellious partisan. And now dream the sound of the rebellion, and now sound the dream of the revolt, a nd now i write the love for the freedom, we are the people, we are the liberty, we are the love, you ar...

Arrestato per scritte antimilitariste?

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Sul sito Indymedia si legge testualmente che Stefano, compagno torinese frequentatore dell'area libertaria, spesso attivo anche nelle mobilitazioni No Tav, si trova nel carcere di Ivrea per accuse legate a scritte antimilitariste apparse all'Alenia e contro il quotidiano La Stampa. per inviare telegrammi, lettere, cartoline: STEFANO MANGIONE CASA CIRCONDARIALE CORSO VERCELLI 165 10015 IVREA (TO) Non voglio entrare nel merito se sia giusto o meno scrivere sui muri, non è questo il  punto. Si può essere arrestati per una manifestazione del pensiero, anche  dura, anche critica, anche infamante il potere vigente, lo Stato esistente? Detenzione per la libertà di espressione? E' questa la democrazia oggi esistente? Se quanto riportato su indymedia, visto e rilevato che non si riescono ad avere maggiori informazioni, dovesse essere confermato, sarebbe a dir poco incredibilmente assurdo. Ma tale assurdità non mi sorprende. Non mi sorprende più nulla. ...

E' natale, è natale ma...

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Oh oh oh  ah ah ah eh eh eh bon bon  dio bon è natale,  è natale, e non ho nulla da festeggiare. Ma io penso, e penso, a chi ha perso, a chi il lavoro ha perso, a chi la casa ha perso, a chi la speranza ha perso, a chi è solo e solo e depresso. Oh oh oh  ah ah ah eh eh eh bon bon  dio bon è natale. Chi va alla Caritas per mangiare, chi in prigione piange e si dispera, chi al bar si va ad ubriacare, chi in fabbrica subisce e non spera, chi in stazione si va a drogare, chi vive la guerra di questa nostra era, chi l'amore va ad abbracciare, per dimenticare anche una crisi che ti fanno scontare senza sconti, evviva il regalo del governo Monti. Vedo città intasate, da auto parcheggiate, da persone stressate, dal consumismo natalizio perché questo è il giorno dell'armistizio, spendo e compro per andare contro la depressione per andare incontro ad un sorriso di natale, perché è natale, è natale, cosa...

Ma che fai?

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Ehilà, sì, dico proprio a te, ma che fai?   Scrivo. Tu, scrivi? Scrivo. Scrivo per la democrazia che non c'è, scrivo perché vivo la follia del quando, perché sta arrivando. Non lo senti? Non ti senti? Oh ma che vuoi che sia, io ora canto non credo e non prego. Scrivo perché non me ne frego, scrivo per il tuo ego, scrivo perché devo. Non lo vedi? Non ti vedi? Eppure sta ascoltando, eppure sta osservando, eppure sta arrivando. Ma chi il laudato sii messia? Non ho messia, non ho euforia, non ho pazzia, non lo ascolti? Non ti ascolti? T u e i tuoi pensieri assorti e mai assolti. Ma quale assoluzione nell'era della redenzione? Io vivo la prigione, cercando l'evasione amando la ribellione. La ribellione è la tua amante? Nessuna amante, nessuna poesia allegante la follia con l'euforia, semplice ribellione, mia evasione. Ma, tu, sì, dico proprio a te, vai ancora alla ricerca dell'attimo che non c'è? Se lo penso esiste,...

La porta della libertà

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Ho visto una porta. Ferma ed immobile, sospesa ed incastrata tra le mure dell'incuria umana, nella perdurante omologata informazione priva di ogni ragione  d'essere libera ed incondizionata. Quella porta è ferma. Quella porta è incatenata. Quella porta è sempre là. Una catena. La voce della ribellione è la tenaglia che romperà le catene della prigionia  di tal ignobile agonia. Imprigionata nella prigione del potere che pretende di ammaliare la ragione, per governar la nave del sistema per le tempestose acque di una società giunta al bivio dell'esistenza. O ribellione, o prigione. A noi la scelta. E la porta ferma ed immobile è sempre là. La guarderai, la sfiorerai, la libererai. Marco Barone

Ridondante ma non disfattista. Eh basta, ME SO’ ROTTO

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Sono mesi, che in sostanza ripeto sempre le stesse cose. Magari con sfumature diverse. Magari con toni ora alterati ora silenti. Siamo come pezzi di vaso disseminati sul campo dell'individualismo o del chi se ne frega. Frega, frega, eccome se frega. Solo che poi sarà, come dire, tardi? Siamo nel caos del loro ordine. Ovvero sempre all'interno delle regole dell'ordine capitalistico. Capitalismo. E' un termine reale non giunto ancora al suo termine. La Sardegna chiude baracca. Una marea enorme di licenziati. Così come in buona parte di questo non più bel paese. Quante volte avrò detto il non più bel Paese? Ma è mai stato bel Paese, l'Italia? Ridondanza. Eccola. Puntuale. Ma a volte è necessario ripetere i concetti fino a quando non entrano in testa. Ci troviamo in una situazione che richiama il periodo di Tangentopoli. Dove tutti, e dico tutti, i partiti erano corrotti e parte integrante di quel sistema. Mancano solo gli attentati di mafia. Ma visto quelle che accade...

Il grande Monitor.

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Repubblica di Bananonia. Anno senza tempo. Ciò perchè a causa di uno strano messaggio subliminale filtrato attreverso alcuni canali televisivi,e virtuali, la gente di bananonia ha perso la concenzione del tempo. Oggi potrebbe essere domani. Ieri potrebbe essere oggi. In quella terra, ove l'uomo e la donna, altro non fanno che mangiare strane cibarie innanzi ad immensi monitor, trascorrono il loro non tempo a curar il grasso del loro corpo. Un tempo in quella terra esistevano luoghi chiamati se non erro, librerie, ma anche biblioteche. Ora in quei posti si vende cibo, cola, ed ancora cibo. Per le strade di Bananonia vedi scorrere carte accompagnate dalla rabbia del vento. Nessuna persona. Tutte assopite innanzi a questi immensi, enormi, monitor. Ecco il momento atteso. L'ora del Padrone di Bananonia. Voce serafica, pacata, rassicurante. Voce che potrebbe accompagnar l'uomo nel mondo dei sogni con tanto di bacio della buonanotte. Ma in veri...

Crisi libica: tra villaggi della solidarietà e occupazione del Cie di Bologna.

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Ancora oggi si sente dire che Berlusconi non governa. Che da  ben due anni si dedica solo ad altro, tipo bunga bunga. Ma siam certi di ciò? La riforma dell'Università? Quella della Scuola Pubblica? I patti della sicurezza? Il Collegato Lavoro? E se non bastasse il Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2011 ha approvato uno schema di Dlgs che modifica il Dlgs 31/2010 sull'individuazione dei siti per le centrali nucleari dopo l'intervento della Corte Costituzionale che  nella sentenza 33/2011 aveva dichiarato illegittimo l'articolo 4 del Dlgs 31/2010 perché non prevedeva di acquisire il parere della Regione interessata nell'ambito della domanda di autorizzazione a costruire una centrale nucleare. Nel loro "non governo" ecco il solito intervento dall'alto. Si modifica l'articolo 4  che ora prevede che l'impianto nucleare è autorizzato con decreto interministeriale d'intesa con la Conferenza unificata previo parere obbligatorio ma non vincol...