Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

Immagine
C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Ma che fai?

Ehilà, sì, dico proprio a te, ma che fai? 

Scrivo.

Tu, scrivi?
Scrivo.
Scrivo per la democrazia che non c'è,
scrivo perché vivo la follia del quando,
perché sta arrivando.
Non lo senti?
Non ti senti?
Oh ma che vuoi che sia,
io ora canto non credo e non prego.
Scrivo perché non me ne frego,
scrivo per il tuo ego,
scrivo perché devo.
Non lo vedi?
Non ti vedi?
Eppure sta ascoltando,
eppure sta osservando,
eppure sta arrivando.
Ma chi il laudato sii messia?
Non ho messia,
non ho euforia,
non ho pazzia,
non lo ascolti?
Non ti ascolti?
Tu e i tuoi pensieri assorti e mai assolti.
Ma quale assoluzione nell'era
della redenzione?
Io vivo la prigione,
cercando l'evasione
amando la ribellione.
La ribellione è la tua amante?
Nessuna amante,
nessuna poesia allegante
la follia con l'euforia,
semplice ribellione,
mia evasione.
Ma, tu, sì, dico proprio a te,
vai ancora alla ricerca dell'attimo che non c'è?
Se lo penso esiste,
perché io esisto,
dunque penso,
e non desisto e non mi arrendo,
vado, lo vedo, lo prendo.
Se proprio posso e non ti offendo,
ma cosa sta arrivando?
Chi sta ascoltando?
Chi sta osservando?
L'attimo che non c'è.
Lo cerco, lo scrivo, lo afferro,
lo sferro contro quel pezzo di ferro
arrugginito
chiamato, osannato, votato,
accanito e insignito
di onorificenze
nelle infinite
credenze
per le vie delle beneficenze
occultate
da quei visi
dai diabolici sorrisi,
che ora evitate
come la peste,
per le goliardiche feste
dove volano impiccagioni
e trovano teste
decapitate
dalle loro muse
fino a ieri lodate,
ma oggi
evitate 
ed eluse,
chiamalo con il suo nome,
senza cognome,
chiamalo capitale padrone,
che cavalca la epocale 
finzione,
e ricalca la infame repressione,
che tutti noi abbiamo conosciuto,
sappiamo quanto ha nociuto,
ed ora il mio fiuto
vive l'immenso rifiuto.
Detesto, anche senza pretesto alcuno,
l'indifferenza dell'uno, nessuno, ora qualcuno
domani certuno.



Marco Barone






































Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?