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Dalla strage di Vergarolla al massacro del Circeo, la maledizione di "Pola"


Pola (Pula in croato), meravigliosa e vitale cittadina, italiana per poco più di vent'anni, è stata, suo malgrado, segnata da drammi, violenze, direttamente ed indirettamente che vedono il suo nome essere coinvolto. Città che venne citata da Dante nella Divina Commedia: «Sì com’a Pola presso del Carnaro, ch’Italia chiude e i suoi termini bagna» Citazione strumentalizzata, ancora oggi, per fini nazionalistici, come se Dante in quel tempo avesse realmente in mente una Italia politica ed amministrativa se non addirittura geografica unita che includesse anche Pola. Eppure questo è stato il pensiero dei nazionalisti, che invece ignorano quanto Dante scrisse sull'Italia di quel tempo: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. Parole, visto quello che accade nell'Italia di oggi, a dir poco attuali e valide.

Era il 18 agosto del 1946. Sulla spiaggia di Vergarolla vi erano accatastate ventotto mine marittime con nove tonnellate di tritolo, prive di detonatori ma non vuotate dell’esplosivo in esse contenuto. Quelle mine, dalle varie informazione recuperate in rete e dalle varie testimonianze diffuse sembra che siano state disinnescate da tre squadre di artificieri e che dunque non sarebbero mai potute scoppiare senza detonatori. 
Alcune testimonianze, proprio per evidenziare la convivenza che sussisteva con quelle mine, sottolineavano che i bambini ci giocavano, a cavalcioni sopra i cilindri metallici, che tutti sapevano essere degli oggetti di origine militare ma inoffensivi e lasciati incustoditi sulla spiaggia dai militari alleati verso cui, gli italiani di Pola, riponevano una immensa fiducia. Poi quello che è accaduto è solo ora fatto notorio, una prima esplosione che ha scatenato l'inferno facendo esplodere le mine che inoffensive, a quanto pare, proprio non erano. Una strage. Vittime civili, probabilmente della mano fascista. Una strage che ricorderà le barbarie fasciste che accadranno in Italia in quello che verrà chiamato periodo della strategia della tensione.
La Jugoslavia non avrebbe avuto alcun tipo di interesse a realizzare una simile mostruosità disumana anche perché, era impegnata a Parigi per la questione del Trattato di Pace ed assegnazione delle terre contese. Violenza fascista che avrebbe tratto beneficio da quella immane tragedia usandola, strumentalizzandola per fini nazionalistici per cedere Pola all'Italia?

 E sempre Pola venne interessata dalla mano vigliacca ed assassina di quella che da molti viene definita come eroina d'Italia o “paladina di una Giustizia che trascende quella umana”, Maria Pasquinelli, aderente al partito fascista, che il 10 febbraio del 1947 uccise, sparandolo alle spalle, il Generale inglese Robert W. De Winton, comandante la guarnigione "alleata" di Trieste. Quell'assassinio è passato come atto di protesta eroico contro il Trattato di Pace e la cessione alla Jugoslavia dei territori contesi. Ma alle spalle, di norma, si spara e colpisce chi tradisce. Dopo le ovvie condanne, ottenne la grazia per mano del presidente supplente della Repubblica Cesare Merzagora, il 22 settembre 1964 . Merzagora che sostituiva Segni colpito da malattia il 7 agosto 1964, fino al 28 dicembre 1964, il quale, Merzagora, fu di stanza in Istria al termine del primo conflitto mondiale e ancora nei primi giorni del 1919.

E la maledizione di Pola continuerà.

 
Roma, nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre del ’75, in viale Pola, una strada di quello che veniva presentato come un tranquillo quartiere borghese, verranno ritrovate due ragazze nel bagagliaio di una Fiat 127, avvolte in sacchi di plastica: una morta, l'altra gravemente ferita. Verrà ricordato come il massacro del Circeo. L'Unità del 2 ottobre 1975 evidenzierà subito, senza indugi, le frequentazioni fasciste nonché l'essere squadrista fascista degli assassini. Ancora una volta la mano fascista segnerà, nel dopoguerra, in modo drammatico il nome di Pola. Massacro, che per fatalità atroce del destino, cadrà alle porte della discussione alla Camera di una mozione che darà il là al Trattato di Osimo, che riguarderà la zona A e B. Sulla stampa nazionale del 1 ottobre del 1975 in prima pagina ci saranno le prime notizie sul ritrovamento della 127 nel viale Pola di Roma. Ed in mente, oggi, torneranno le immagini di quel 9 maggio, ove nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani a Roma vi era il corpo di Aldo Moro.  Ma sulla stampa di quel 1 ottobre del '75 si parlerà anche di quello che Rumor avrebbe potuto riferire sulla questione del controverso confine orientale. I giorni 1 e 3 ottobre 1975 alla Camera e al Senato il giorno 6 ottobre 1975 venne conferito dal parlamento una sorta di mandato per risolvere la questione di Trieste e della Venezia Giulia. Con votazione per appello nominale. 
In una nota dei servizi, sempre per quanto riguarda la via Pola, si legge che "il noto  Padre MORLION Andrè, nato a DIXMUDE (Belgio) il 15.5.1904, è residente effettivamente a Roma in via Pola n.29 (stesso indirizzo dell'abitazione di ANTONOV). Il  predetto si è stabilito a Roma nel 1959 divenendo Rettore dell'Università Internazionale di Studi Sociali "PRO DEO" ora "L.UISS" (L.ibera Univrsità Internazionale per gli Studi Sociali) con sede nella stessa via Pola n.12. MORLION è stato oggetto di numerose critiche da parte di organi di stampa che ne indicavano, tra l'altro, l'appartenenza alla CIA." Questa nota informativa nasceva in relazione ad alcuni articoli di stampa del 1985 ove si parlava della strana coincidenza tra l'indirizzo di Antonov e Morlion. Antonov che venne  accusato di aver organizzato l’attentato contro Papa Giovanni Paolo II nel 1981 e poi scagionato.
Marco Barone 

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Marco Barone