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Dopo la "Fieste de Patrie dal Friûl" istituire quella per le comunità slovene e germaniche

Nella seduta della assemblea Costituente del 27 giugno 1947, dopo la proposta come avanzata nella sottocommissione del 18 dicembre 1946 da parte di Fuschini, si iniziò ad introdurre nel dibattito la questione della specialità del Friuli Venezia Giulia. Per esempio, veniva presentato l'emendamento, da Pecorari, che voleva l'istituzione della Regione Giulio- Friulana e Zara, o chi come Tessitori, invece propose di modificare il detto emendamento semplicemente con Friuli-Venezia Giulia, chi voleva la Regione Friuli con Gorizia e comuni della provincia di Trieste che sarebbero rimasti all'Italia, rilevato che il tutto veniva discusso quando ancora il Trattato di Pace doveva essere ratificato. Trattato che verrà ratificato, su sollecitazione della DC, alle ore 19.00 circa del 31 luglio del 1947, dopo diversi giorni di discussioni, dibattiti, polemiche, preoccupazioni e perplessità, maturate in sede parlamentare con 262 voti favorevoli, 68 contrari e 80 astenuti e l'astensione sarà quella del Partito Comunista. Ma sarà solo con la risoluzione della questione di Trieste e la sua assegnazione all'Italia come avvenuta nel 26 ottobre del 1954 che si sbloccherà la situazione a favore della introduzione della Regione del F-VG oggi FVG e la specialità della Regione, come già lo riconoscevano i primi dibattiti emersi in tal senso, veniva ritenuta necessaria proprio per la particolarità storica e sociale e linguistica di questa difficile terra, per il friulano e lo sloveno in primo luogo senza dimenticare il tedesco. Dunque specialità correlata alla necessità di tutelare quelle che vengono definite minoranze linguistiche, che prima dell'avvento del Regno d'Italia certamente non erano in buona parte di questi luoghi mica minoranze, ma anche correlata alla questione di Trieste. Ed infatti, sarà solo con la legge Costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 entrata in vigore il 16 febbraio del 1963 che si risolverà il tutto positivamente. Ora, al fine di ricordare e valorizzare le origini, la cultura e la storia di autonomia del popolo friulano, è stata istituita la "Fieste de Patrie dal Friûl" nella giornata del 3 aprile, anniversario dell'istituzione dello Stato del patriarcato di Aquileia. In applicazione dell' articolo 6 della legge regionale 27/2001 che prevede che può essere esposta accanto alle bandiere italiana, europea e regionale, anche quella della comunità di riferimento. Ed in base alle Legge del 2015 numero 6 del FVG ora gli enti locali e gli uffici della Regione possono esporre all'esterno delle proprie sedi, in occasione della "Fieste de Patrie dal Friûl", la bandiera del Friuli. Vengono organizzate iniziative di varia natura, di carattere storico, culturale, "che si contraddistinguono per la continuità con i valori civili e culturali che hanno caratterizzato l'identità friulana". Senza dimenticare le iniziative previste per le scuole, borse di studio ecc. Come dovrebbe essere noto  in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione, lo Stato italiano con la legge 482/1999 ha normato la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche d’Italia. In FVG la legge ha individuato le popolazioni slovene, germaniche e quelle parlanti il friulano. Nei confronti della minoranza slovena la successiva legge 38/2001 prevede interventi di tutela "globali".Mentre la legge regionale 17 febbraio 2010, numero 5, promuove azioni di valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati in zone diverse della regione: triestino, bisiaco, gradese, maranese, muggesano, liventino, veneto dell’Istria e della Dalmazia, veneto goriziano, veneto pordenonese, veneto udinese. Ciò a significare la peculiarità della nostra regione. Sarebbe a dir poco ingiusto, vista l'istituzione della "Fieste de Patrie dal Friul", non istituire una giornata identica, con una Legge che preveda le medesime disposizioni per la citata festa, a favore delle comunità slovene e germaniche. 

Commenti

  1. Peccato che La Patrie dal Friûl sia plurilingue e non comprenda solo i friulanofoni!

    Gli sloveni della Slavia friulana da sempre si riconoscono parte della "Patriarcato di Aquileia" e della "Patria del Friuli": la qualcosa non è per nulla incompatibile con il riconoscimento della identità, cultura e lingua slovena delle popolazioni della Slavia friulana. Stessa cosa dicasi per la minoranza linguistica tedesca che vive in Friuli. E non è un caso che Sappada si riconosca FRIULANA e appartenente alla Patria del Friuli anche se è di lingua tedescofona.

    Dunque non ha senso la proposta di Marco Barone perché parte da un presupposto errato, ossia dimentica che la Patria del Friuli è da sempre plurilingue e ospita da secoli (dai longobardi?) ben tre minoranze linguistiche (friulani, sloveni e germanici) a cui poi vanno aggiunti gli italiani con i loro dialetti venetofoni.

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  2. Pagina 160 del libro "Venezia Giulia - La regione inventata" ed. Kappa Vu - a cura di Michieli e Zelco - anno 2008, saggio di Giorgio Banchig "Questi slavi bisogna eleminarli - Situazone linguistica e sociale della slavia friulana nel giovane regno d'Italia"

    "PREMESSA
    Il territorio delle Valli del Natisone, abitato dalla comunità slovena, è stato lungo la storia, e per molti versi lo è ancor oggi, un'unità con precise caratteristiche culturali e linguistiche e un'eredità storica originali che ne hanno fatto un piccolo "universo" in quello più ampio della PATRIA DEL FRIULI". (...)
    ..........

    Giorgio Banchig è uno storico e un intellettuale molto autorevole della minoranza linguistica slovena delle Valli del Natisone. Intellettuale che Barone sicuramente conosce almeno di nome per il ruolo importante che ha sempre avuto, ed ha tutt'ora, all'interno della comunità slovena del Friuli.

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  3. Grazie per il contributo, ma a parer mio il 3 aprile è una data a se stante, per come concepita, rispetto alle altre specificità e peculiarità che hanno dato origine all'essere Statuto Speciale della nostra complessa regione. Penso che riconoscere una giornata specifica similare a quella del tre aprile per le comunità slovene e germaniche possa solo rinforzare la specialità e l'identità della e nella nostra regione e rinforzare anche lo stesso 3 aprile. Ho sempre difeso i diritti delle così dette minoranze e continuerò a farlo. Il Friulano ed il Friuli merita tutela così come lo sloveno ad esempio. Se poi si vuole estendere e modificare la giornata del 3 aprile ampliandone le inclusioni, ad esempio, oltre alla bandiera del Friuli, prevedere anche quella slovena, non avrei nulla da eccepire in contrario. Ma a parte la questione delle bandiere, ribadisco che il Friuli Venezia Giulia è appunto Friuli e Venezia Giulia, pur conoscendo bene il senso e l'origine della " Venezia Giulia" e qui vi è stata una presenza delle comunità slovene sempre forte, minata e martoriata, che merita tutela e rispetto.

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  4. Provo a spiegare meglio perchè la proposta di Marco Barone è secondo noi “errata nei presupposti” e non attuabile.

    1) Quando si parla e si scrive di “Patria del Friuli” ci si riferisce ad una realtà storica durata sette secoli (dal 1077 alla caduta della Repubblica di Venezia a metà del 1700). Era una realtà plurilingue e pluriculturale che ha sempre rispettato la diversità culturale e linguistica della popolazione che governava. Per avere i primi conflitti tra friulanofoni e slovenofoni dobbiamo infatti aspettare (nel 1800)l'irredentismo/imperialismo italiano che aspirava ad ampliare i confini italiani ad est a spese di territori misti o totalmente sloveni, croati, ecc. nel nome di “Giulio Cesare” e di “Venezia” (e infatti per tale scopo fu inventato il "nome politico" Venezia Giulia).

    2) La bandiera della Patria del Friuli non è dunque la bandiera “dei FRIULANI” ma la bandiera di uno stato feudale in cui convivevano pacificamente friulani, sloveni e germanici.
    E' dunque errato il presupposto che questa sia “la bandiera della minoranza linguistica friulana”. Come è errato il presupposto che questa sia la festa “esclusiva” della minoranza linguistica friulana. E questo è talmente vero che domenica a Gradisca – alla festa del 3 di aprile, data in cui fu istituita la “Patria del Friuli” – erano presenti anche rappresentanti della minoranza linguistica slovena della provincia di Udine. E i friulani quando scrivono o parlano della “Patria del Friuli”, sempre rimarcano - E DI CIO' VANNO MOLTO FIERI – il carattere plurilinguistico e plurietnico di questo Stato feudale in cui non ci sono mai stati, in 700 anni, conflitti etnici.

    3) Altro è la tutela delle minoranze linguistiche. Tutela che “DOVREBBE” vedere solidali le tre minoranze linguistiche regionali. Che poi i friulanofoni rivendichino il rispetto dei loro diritti linguistici e identitari sventolando la bandiera della “Patria del Friuli”, mi pare ovvio: che bandiera dovrebbero sventolare se non questa?

    4) Infine segnalo che a RADIO ONDE FURLANE, la principale radio privata dei friulanofoni, viene sempre riservato spazio alla minoranza linguistica slovena e anche a quella germanica " www.ondefurlane.eu ". E le minoranze slovena e germanica (questa minoranza regionale non vuole essere definita "tedescofona") sono presenti anche nel Comitato 482. Comitato di cui Jole Namor – slovena della Slavia friulana - è stata anche per anni portavoce. http://com482.altervista.org/membris.htm

    Spero di aver chiarito il nostro punto di vista. Che poi mi risulta essere anche quello degli sloveni della Slavia friulana e dei germanici della provincia di Udine.

    mandi

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