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Visualizzazione dei post con l'etichetta prima guerra mondiale

Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Ronchi conobbe la distruzione della grande guerra, che memoria ne è rimasta oggi di quella devastazione?

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   Ronchi fu tanto in prima linea, quanto retrovia in quella maledetta guerra, e fu anche oggetto di bombardamenti che distrussero decine di abitazioni e procurarono decine di vittime civili. E beffa nella beffa, la popolazione, che in parte riuscì a fuggire a Wagna, in Austria, allo scoppio della guerra, rimase imprigionata nei confini comunali a causa dell'esplosione della colera. Ben 2500 cittadini, praticamente la metà della popolazione, bloccata in un territorio in prima linea durante la guerra a causa del colera che nell'agosto del 1915 cagionò una trentina di morti come la storia ha ben raccontato nel corso del tempo. Oltre 500 furono i soldati che persero la vita sul territorio ronchese in quel maledetto conflitto nazionalistico. Eppure saranno passati poco più di cent'anni ma è come se non fosse mai accaduto quell'evento, come se quella distruzione non ci fosse mai stata, eppure c'è stata come la memoria fotografica del tempo ha ricordato e continua...

Revocare vie e scuole intitolate a Cadorna è un dovere morale e storico: sua la responsabilità di Caporetto e non solo

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Ancora oggi per l'Italia nonché anche nel nostro territorio vi sono vie, strade, piazze, caserme, scuole, e quant'altro intitolate ad uno dei generali e politici più controversi della storia d'Italia, Luigi Cadorna. Eppure di motivi per revocarne le intitolazioni ve ne sono a bizzeffe, a partire dalle funeste fucilazioni volute da costui. Interessante, sul punto, quanto emerge nella seduta della Camera del 6 settembre 1919 dove il deputato De Felice, in relazione alle comunicazioni del Governo relative alla relazione della Commissione d'inchiesta istituita con Regio decreto 12 gennaio 1918 riportò specifiche accuse su Cadorna. Sua fu la responsabilità di Caporetto, eppure ebbe la possibilità di occupare Trieste ed il Friuli "austriaco" potendo risparmiare migliaia di vite umane, ma non lo fece, a causa delle sue indecisioni. Informative militari riportavano il quadro delle difese austriache e De Felicie sostenne che "basta essere stati una sola volta sul...

D'Annunzio ed i 14mila morti di Ronchi

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D'Annunzio nei suoi testi cita Ronchi diverse volte. Ed è interessante osservare come lo stesso rimase a dir poco colpito da un dato numerico che ha richiamato più volte in plurimi scritti. I morti di Ronchi della prima guerra mondiale. I Caduti del ronchese furono migliaia, anche se dalla banca dati messa a disposizione dall'Istoreco di Reggio Emilia, in collaborazione con il Ministero della difesa, che cura una pubblicazione dei caduti della grande guerra, ottenuta mediante riproduzione integrale per immagini dell’Albo d’Oro dei Militari Caduti nella guerra nazionale 1915 - 1918, edito dal Ministero della Guerra, costituito da n° 28 volumi, ne risulterebbero effettivamente caduti 500 circa. Ronchi fu tanto in prima linea, quanto retrovia in quella maledetta guerra, e fu anche oggetto di bombardamenti che distrussero decine di abitazioni e procurarono decine di vittime civili. E beffa nella beffa, la popolazione, che in parte riuscì a fuggire a Wagna, in Austria, allo...

Monfalcone ed i nomi delle scuole: il tempo si è fermato alla prima guerra mondiale, e c'è anche il caso di una scuola dedicata ad un reclutatore di GLADIO

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Nell'osservare i nomi delle scuole di Monfalcone si rimane impressionati dalla concentrazione di intitolazioni a favore di militari, irredentisti, a dimostrazione che il tempo sembra essersi fermato alla prima guerra mondiale, nella migliore delle ipotesi. Vi è la scuola Giacich Ezio, volontario nella Prima Guerra Mondiale, Sottotenente di Fanteria caduto il 15 novembre 1916 e decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla memoria. Vi è la scuola Nazario Sauro, cui è intitolata la Scuola del Rione di Panzano che si arruolò come volontario nella Regia Marina italiana "tradendo" l'Austria, e per questo perse la vita, vi è la scuola Giovanni Randaccio, massone e militare che perse la vita nella grande guerra, la scuola Enrico Toti, invalido civile volontario di guerra, il 6 agosto 1916 partecipò ad uno scontro bellico all’attacco di Quota 85 ad est di Monfalcone dove perse la vita, vi è la scuola intitolata al "Tenente Cassinis" colp...

La guerra in Ucraina dimostra che a più di cent'anni dalla prima guerra mondiale nulla è mutato

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La catastrofe della prima guerra mondiale fu una guerra di logoramento, di posizionamento, di stanziamento, una guerra che ebbe origine con lo scopo di annientare l'Impero Austroungarico, che fu in parte artefice della propria fine, cogliendosi la palla al balzo offerta dall'aggressione alla Serbia. La storia si ripete, disse Polibio, ovviamente con gli adattamenti e con le circostanze del proprio tempo. La Russia invade l'Ucraina per rivendicare territori considerati russi. Un pò come fece il Regno d'Italia nella Venezia Giulia, verrebbe da dire. E la cosa interessante è che si ripetono le stesse meccaniche, gli stessi schemi, salvo avere armi più devastanti e distruttive. Prova ne è ad esempio la repressione o la diffamazione che viene esercitata verso chi non si allinea alla logica di guerra, o con l'Ucraina o contro l'Ucraina, la terza via, quella pacifista, non è ammessa. Il Piccolo del 4 marzo 1915 racconta ad esempio della distruzione di cartoline pacifi...

Ronchi e la grande guerra e quei soldati sepolti nel cimitero austroungarico di Fogliano Redipuglia

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Il Carso fa rima con guerra, suo malgrado. Ronchi, incastonata tra il Carso, attraversata dal canale dei Dottori, scivolando verso l'Adriatico, fu teatro, di quella maledetta carneficina, che stravolse il mondo, che servì ad abbattere l'Impero Austro Ungarico e facilitare, al prezzo altissimo, pagato da migliaia e migliaia di soldati, la conquista di territori contesi. Quanti furono i soldati che persero la vita nel territorio ronchese? Difficile riuscire a quantificare con esattezza. Tenendo conto che Ronchi apparteneva all'Austria, e gli austriaci dovettero difenderla dall'avanza italiana, furono molti anche i soldati dell'Impero che qui persero la vita in questa zona contesa. Una banca dati messa a disposizione dall'Istoreco di Reggio Emilia, in collaborazione con il Ministero della difesa, cura una pubblicazione dei caduti della grande guerra, ottenuta mediante riproduzione integrale per immagini dell’Albo d’Oro dei Militari Caduti nella guerra nazionale 191...

Le prime ore della grande guerra nella città di Gradisca e l'arrivo delle truppe italiane

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Gradisca è una città che nel corso della sua storia ha conosciuto diversi conflitti, una città che deve gran parte della propria ricchezza e del proprio pluralismo all'Impero Austro Ungarico, e la prima guerra mondiale travolse, suo malgrado, anche Gradisca, dove convivevano da secoli in pace popoli slavi, latini, come d'altronde testimonia lo stesso primo documento che parla di questa importante località del Friuli, visto che si raccontava di un villaggio agricolo abitato da sette famiglie di origine slava e altre latine sotto il patriarcato di Aquileia. Una delle prime testimonianze che fotografarono la situazione all'alba dello scoppio della prima guerra mondiale e che vide protagonista anche il teatro di Gradisca, fu quella raccolta dal giornale nazionale la Stampa, che faceva chiaramente una inequivocabile campagna antiasburgica. La testimonianza era quella di un certo Francesco Fantini, un profugo, padre di nove figli. Apprese della dichiarazione di guerra nella sera ...

Cinque anni per distruggere l'Impero, più di cent'anni per ricongiungere gli stessi territori in Europa

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Decine erano le lingue parlate, il tedesco la principale, italiano e sloveno le meno diffuse, l'Impero austroungarico era un qualcosa di immenso che univa, quelli che oggi sono tredici Stati europei che dalla fine della prima guerra mondiale ad oggi hanno conosciuto mille peripezie. Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina prossima ad entrare nell'UE, parte del Friuli del Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige, del Montenegro candidato ad entrare nell'UE, parte della Romania, e Polonia e Ucraina in condivisione con Romania, Polonia e Slovacchia, e Serbia candidata ad entrare in UE. Un territorio vasto, per alcuni fragile come un castello di sabbia, per altri un potentato che andava demolito alla prima occasione utile. Cinque anni di devastante guerra, milioni di morti, di feriti e devastazione, poco più di cent'anni per ricongiungere con l'Europa unita buona parte degli stessi territori. Alla fine si to...

Santa Maria la Longa non ha mai dimenticato la Brigata Catanzaro, riabilitata prima qui che altrove

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  Erano calabresi, erano siciliani, erano del sud. E vennero inviati come tanti altri migliaia di soldati a combattere contro il nemico di turno, l'Austria. Persero la vita in migliaia qui, sul confine orientale. Si è consumata una disgrazia immane. E tra le tante storie vi è stata sicuramente quella della Brigata Catanzaro. Noti tanto per il loro valore nei combattimenti quanto per quel no che costò 28 fucilazioni. Fu la più importante rivolta tra le fila dell'esercito italiano che diede luogo ad una delle più grandi decimazioni avvenute in Italia. Se ne contarono ufficialmente 750 tra l'esercito italiano figlie di processi farsa o meno farsa, di tante altre se ne perse il conto ed ora con un disegno di legge si spera di poterli riabilitare definitivamente questi ragazzi. Perchè nel cuore degli italiani questi soldati sono stati già riabilitati da tempo. Come successo a Santa Maria la Longa. Cittadina che non ha mai dimenticato la Brigata Catanzaro. In questo luogo stanzi...

Riabilitare i soldati fucilati e decimati nella grande guerra è atto doveroso e necessario anche se son passati più di cent'anni...

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Alla fine della grande guerra Paesi come la Gran Bretagna o la Francia avviarono degli interventi per far salvo l'onore di chi venne fucilato, decimato, durante quella tremenda carneficina che fu la prima guerra mondiale. In Italia, son passati più di cent'anni e ancora il provvedimento finale non c'è. Anzi, un primo intervento legislativo si fermò, ora ve ne è un secondo, a firma della senatrice Rojc che è fermo alla commissione in Senato, e si spera possa giungere a buon fine entro questa legislatura. Anche se son passati più di cent'anni, è doveroso e necessario restituire dignità e onore a chi è stato fucilato, con processi farsa, veri o senza neanche alcun processo durante la prima guerra mondiale. Italiani che spararono ad altri italiani. Una delle rivolte più eclatanti fu sicuramente quella della Brigata Catanzaro che si consumò a Santa Maria la Longa dove venne apposta dal Comune anche un targa a ricordo dei 28 soldati fucilati nella più grande rivolta che si re...

Quando nel 1915 Monfalcone e Gradisca vennero occupate e non "liberate"

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  La Stampa del 10 giugno, quotidiano nazionale dai noti sentimenti antiasburgici, dedicava le prime pagine nel 1915 a due eventi storicamente e militarmente importanti. Il giorni 11 giorno scriverà: Monfalcone occupata dalle nostre truppe . E seguirà il comunicato di Cadorna, un paio di righe dove spiegherà quanto accaduto il 9 giugno: " Venne occupata la città di Monfalcone. Il fuoco delle nostre batterie danneggiò visibilmente parecchie artiglierie avversarie ". Il giorno dopo, stesso film con Gradisca. La Stampa titolerà: L'Annuncio ufficiale dell'occupazione di Gradisca . Così il comunicato dell'11 giugno di Cadorna: " La città di Gradisca, tenuta da alcuni giorni dalle nostre truppe avanzate,è ora saldamente in nostro possesso ". No. Non si parla di liberazione. Ma di occupazione. Eppure lo stesso non si dirà per Gorizia e Trieste, dove tutta la retorica nazionalista parlerà di redenzione, di liberazione. Probabilmente perchè Monfalcone e Gradisca...

In FVG: il 1° luglio la giornata regionale della restituzione dell'onore ai soldati fucilati nella prima guerra mondiale. Prossimo passo revocare intitolazioni a Cadorna e non solo

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" L'esercito italiano ha registrato in assoluto il più alto numero di fucilati e giustiziati tra quelli coinvolti nel primo conflitto mondiale, cioè di eserciti che hanno mandato a combattere molti più uomini e che sono stati impegnati dieci mesi in più del nostro (la Francia, ad esempio, aveva al fronte il doppio quasi dei nostri soldati e porta davanti al plotone circa 700 soldati): già solo questo fatto fa comprendere l'asprezza senza pari utilizzata dai comandi italiani ". Questo è uno dei passaggi che si può leggere nella proposta di legge regionale firmata dal Presidente Zanin e dai consiglieri Bordin, Moretti, Nicoli, Sergo, Di Bert, Moretuzzo, Centis, Giacomelli, Honsell, Mazzolini, Boschetti, Marsilio, Bernardis con la quale si vuole porre a livello di memoria giustizia storica. Giustizia storica sulla questione delle decimazioni mosse dall'esercito italiano contro i propri soldati. Mentre l'Italia tarda, il FVG si muove. La proposta di legge prevede ...

Il misterioso cippo senza nome sul Carso, nel bel mezzo tra le Alpi e l'Adriatico

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Alle sue spalle le Alpi, al suo sguardo la Rocca di Monfalcone che sovrasta l'Adriatico. Andando verso il Monte Cosich, che sulla mappa di Google diventa Monte Cosici,    una banale italianizzazione di un nome che questa terra ha conosciuto in modo pesante a partire dall'avvento del Regno d'Italia, non puoi non notare all'improvviso un manufatto. Che risale certamente ai tempi della grande carneficina della prima guerra mondiale, tanto che leggenda vuole che il rosso autunnale che macchia il Carso come se fosse frutto delle pennellate di Monet, sia figliastro del sangue versato durante la prima guerra mondiale su questo tanto aspro, quanto serafico paesaggio. Eppure qui si combatterono tremende battaglie e non per gioco. È noto come il cippo senza nome. Perforato da alcuni proiettili, usato come tiro a bersaglio oppure chissà, magari sarà servito come scudo durante qualche azione rocambolesca di guerra. Lì, solitario, quel cippo misterioso senza nome sul Carso continua ...

Camminando sul Carso cent'anni dopo

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  San Martino del Carso è un borgo noto per la poesia di Ungaretti. Il testo è ricordato da pochi.  Così scriveva il grande poeta italiano: Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto Ma nel cuore nessuna croce manca È il mio cuore il paese più straziato Un borgo  suo malgrado vittima eccellente della più grande catastrofe che abbia mai conosciuto il Carso nel corso della sua storia.     Quando vedi la terra rossa pensi sempre al sangue delle vittime. Se ne è parlato così tanto del Carso macchiato di rosso, che quel rosso lo associ alla violenza, alla guerra. Un paesotto carsico, che ha visto famiglie intere essere spazzate vie, come quella dei Visintin, discendenti della popolazione vicentina trasferita sul Carso per ripopolare il territorio intorno al 17° secolo. Sulla locale chiesa c'è una targa che riporta i nomi dei Visintin che persero la vita a causa della grande guerra. T...