D'Annunzio nei suoi testi cita Ronchi diverse volte. Ed è interessante osservare come lo stesso rimase a dir poco colpito da un dato numerico che ha richiamato più volte in plurimi scritti. I morti di Ronchi della prima guerra mondiale. I Caduti del ronchese furono migliaia, anche se dalla banca dati messa a disposizione dall'Istoreco di Reggio Emilia, in
collaborazione con il Ministero della difesa, che cura una pubblicazione dei
caduti della grande guerra, ottenuta mediante riproduzione integrale
per immagini dell’Albo d’Oro dei Militari Caduti nella guerra nazionale
1915 - 1918, edito dal Ministero della Guerra, costituito da n° 28
volumi, ne risulterebbero effettivamente caduti 500 circa. Ronchi fu tanto in prima linea, quanto retrovia in quella
maledetta guerra, e fu anche oggetto di bombardamenti che distrussero
decine di abitazioni e procurarono decine di vittime civili. E beffa
nella beffa, la popolazione, che in parte riuscì a fuggire a Wagna, in
Austria, allo scoppio della guerra, rimase imprigionata nei confini
comunali a causa dell'esplosione della colera. Ben 2500 cittadini,
praticamente la metà della popolazione, bloccata in un territorio in
prima linea durante la guerra a causa del colera che nell'agosto del
1915 cagionò una trentina di morti come la storia ha ben raccontato nel
corso del tempo.Tanti furono i soldati italiani che persero la vita
nel comune ronchese. Soprattutto tra il 1915 e il 1916 e la maggior
parte appartenenti al 13°, 17° e 18° reggimento di fanteria, si va da
soldati semplici, al Colonnello Brigadiere Comandante della Brigata Puglie. Ma furono anche diversi i soldati austriaci caduti e sepolti nel vicino cimitero austroungarico di Fogliano. Il numero identificativo dei loculi
dei soldati austroungarici che persero la vita nel ronchese e sepolti
nel cimitero austroungarico di Fogliano è il seguente: 973, 974, 975, 976, 977, 978, 979, 980, 981, 982, 983, 984 ,986, 987, 988, 989, 990, 1451,1472. I
nomi in ordine alfabetico sono: Beszicek Lony, Debrei ( o Dobrei )
Demeter, Gla. Iosef, Hokoie Iosef, Jchann Gabriel,Kaspensik Anton,
Kreidl Andreas, Lurzer Erich, Marschak Ianos, Mililosek Filipp,
Milkovitsek Sabin, Patzelski, Percez Iosef, Pintar Anton, Plesck Iosef,
Pocar Rudolf, Sokot Ambros,Surmo Iosef, Teikmann Wenzel. Tornando a D'Annunzio più di una volta parla di 14mila morti di Ronchi. Ad esempio in un testo del 21 settembre 1922 nel testo "Messaggio del convalescente agli uomini di pena", si legge: "Non soltanto trasponevamo i confini nel territorio, ma li trasponevamo nell’avvenire. Certo avevamo dietro di noi tutti i nostri morti, avevamo dietro di noi tutti i quattordicimila morti del carnaio di Ronchi e i cinquecentomila del Carso e dell’Alpe e delle ripe e delle lagune; ma avevamo davanti a noi i nascituri, più numerosi degli uccisi." O ancora: nel testo PERCVSSVS ELEVOR. CONTVSVS EXVLTO : "Non ho io dormito stanotte con tutti i miei morti ch’essa ha ricoperti? Non ho io dormito coi quattordicimila morti del cimitero di Ronchi? Non ho io dormito con tutti i miei morti del Carso e dell’Alpe?". Il 31 dicembre del 1919 scriveva: "Certo avevamo dietro di noi tutti i nostri morti, avevamo dietro di noi tutti i quattordicimila morti del carnaio di Ronchi e i cinquecentomila del Carso e dell’Alpe e delle ripe e delle lagune; ma avevamo davanti a noi i nascituri, più numerosi degli uccisi". Ed anche da Fiume, nella primavera del 1920: "Il suo capo alzato era pur sempre l’apice del canto. Ella rappresentava in carne quell’estro del canto che sorse dalle quattordicimila croci di Ronchi senza pace, e venne con noi nella notte garibaldina, e invasò la nostra impresa; e da allora accompagna i nostri passi per tutte le strade che vanno all’avvenire".
mb
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