Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

D'Annunzio ed i 14mila morti di Ronchi


D'Annunzio nei suoi testi cita Ronchi diverse volte. Ed è interessante osservare come lo stesso rimase a dir poco colpito da un dato numerico che ha richiamato più volte in plurimi scritti. I morti di Ronchi della prima guerra mondiale. I Caduti del ronchese furono migliaia, anche se dalla banca dati messa a disposizione dall'Istoreco di Reggio Emilia, in collaborazione con il Ministero della difesa, che cura una pubblicazione dei caduti della grande guerra, ottenuta mediante riproduzione integrale per immagini dell’Albo d’Oro dei Militari Caduti nella guerra nazionale 1915 - 1918, edito dal Ministero della Guerra, costituito da n° 28 volumi, ne risulterebbero effettivamente caduti 500 circa. Ronchi fu tanto in prima linea, quanto retrovia in quella maledetta guerra, e fu anche oggetto di bombardamenti che distrussero decine di abitazioni e procurarono decine di vittime civili. E beffa nella beffa, la popolazione, che in parte riuscì a fuggire a Wagna, in Austria, allo scoppio della guerra, rimase imprigionata nei confini comunali a causa dell'esplosione della colera. Ben 2500 cittadini, praticamente la metà della popolazione, bloccata in un territorio in prima linea durante la guerra a causa del colera che nell'agosto del 1915 cagionò una trentina di morti come la storia ha ben raccontato nel corso del tempo.Tanti furono i soldati italiani che persero la vita nel comune ronchese. Soprattutto tra il 1915 e il 1916 e la maggior parte appartenenti al 13°, 17° e 18° reggimento di fanteria, si va da soldati semplici, al Colonnello Brigadiere Comandante della Brigata Puglie. Ma furono anche diversi i soldati austriaci caduti e sepolti nel vicino cimitero austroungarico di Fogliano. Il numero identificativo dei loculi dei soldati austroungarici che persero la vita nel ronchese e sepolti nel cimitero austroungarico di Fogliano è il seguente: 973, 974, 975, 976, 977, 978, 979, 980, 981, 982, 983, 984 ,986, 987, 988, 989, 990, 1451,1472.  I nomi  in ordine alfabetico sono: Beszicek Lony, Debrei ( o Dobrei ) Demeter, Gla. Iosef, Hokoie Iosef, Jchann Gabriel,Kaspensik Anton, Kreidl Andreas, Lurzer Erich, Marschak Ianos, Mililosek Filipp, Milkovitsek Sabin, Patzelski, Percez Iosef, Pintar Anton, Plesck Iosef, Pocar Rudolf, Sokot Ambros,Surmo Iosef, Teikmann Wenzel. Tornando a D'Annunzio più di una volta parla di 14mila morti di Ronchi. Ad esempio in un testo del 21 settembre 1922 nel testo "Messaggio del convalescente agli uomini di pena", si legge: "Non soltanto trasponevamo i confini nel territorio, ma li trasponevamo nell’avvenire. Certo avevamo dietro di noi tutti i nostri morti, avevamo dietro di noi tutti i quattordicimila morti del carnaio di Ronchi e i cinquecentomila del Carso e dell’Alpe e delle ripe e delle lagune; ma avevamo davanti a noi i nascituri, più numerosi degli uccisi." O ancora: nel testo  PERCVSSVS ELEVOR. CONTVSVS EXVLTO : "Non ho io dormito stanotte con tutti i miei morti ch’essa ha ricoperti? Non ho io dormito coi quattordicimila morti del cimitero di Ronchi? Non ho io dormito con tutti i miei morti del Carso e dell’Alpe?". Il 31 dicembre del 1919 scriveva: "Certo avevamo dietro di noi tutti i nostri morti, avevamo dietro di noi tutti i quattordicimila morti del carnaio di Ronchi e i cinquecentomila del Carso e dell’Alpe e delle ripe e delle lagune; ma avevamo davanti a noi i nascituri, più numerosi degli uccisi". Ed anche da Fiume, nella primavera del 1920: "Il suo capo alzato era pur sempre l’apice del canto. Ella rappresentava in carne quell’estro del canto che sorse dalle quattordicimila croci di Ronchi senza pace, e venne con noi nella notte garibaldina, e invasò la nostra impresa; e da allora accompagna i nostri passi per tutte le strade che vanno all’avvenire". 


mb


 

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