Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato


Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione efficace:  una «nebulosa tossica». Bozzi ha evidenziato come nessuna delle ricostruzioni ufficiali combaci con gli unici dati certi a disposizione, a partire dall'individuazione del vero bersaglio dell'agguato: le armi erano puntate contro Tony o contro la sua compagna?

 Tra i punti critici emersi durante la trasmissione figurano  in relazione all'omicidio avvenuto nella notte del 27 settembre 1984, in via Martini 26 a Roma :


  • La scelta dell'arma con cui si è colpita la compagna: Il killer ha utilizzato un silenziatore montato su una canna allungata, una decisione tecnica priva di senso se l'obiettivo era mantenere la massima precisione.

  • L'incongruenza comportamentale: L'azione si divide in due fasi opposte. Inizialmente l'esecutore agisce come un dilettante, compiendo errori grossolani; subito dopo, quando Chichiarelli lo insegue dopo l'agguato alla sua compagna (secondo la versione accreditata), si trasforma improvvisamente in un professionista spietato, capace di mettere a segno 11 colpi.

  • Il numero di proiettili: La pistola impiegata, una calibro 6.35, ha una capienza massima di 7 colpi, rendendo anomala la raffica dei bossoli rinvenuti e colpi scagliati contro Tony.11 Colpi sparati solo contro Tony.

  • La traiettoria dei colpi: L'elemento più significativo emerso nella trasmissione e forse quello innovativo riguarda la direzione dei proiettili che hanno raggiunto il falsario: avevano tutti una traiettoria ascendente (dal basso verso l'alto), come se un tiratore scelto lo stesse aspettando sdraiato a terra. Tutti gli 11 colpi sono stati esplosi dalla medesima arma.

L'impossibilità di fare luce sulla sua morte solleva inevitabili interrogativi: quando le indagini si arrestano di fronte a simili incongruenze, significa che dietro l'operazione muoveva i fili un sistema di potere ben più complesso e strutturato della semplice criminalità comune. Un'ombra che avvolge non solo la sua fine, ma l'intera sua esistenza, a partire dal fitto circuito dei falsi d'arte immessi sul mercato.

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