Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada
La Stampa del 10 giugno, quotidiano nazionale dai noti sentimenti antiasburgici, dedicava le prime pagine nel 1915 a due eventi storicamente e militarmente importanti. Il giorni 11 giorno scriverà: Monfalcone occupata dalle nostre truppe. E seguirà il comunicato di Cadorna, un paio di righe dove spiegherà quanto accaduto il 9 giugno: "Venne occupata la città di Monfalcone. Il fuoco delle nostre batterie danneggiò visibilmente parecchie artiglierie avversarie". Il giorno dopo, stesso film con Gradisca. La Stampa titolerà: L'Annuncio ufficiale dell'occupazione di Gradisca. Così il comunicato dell'11 giugno di Cadorna: "La città di Gradisca, tenuta da alcuni giorni dalle nostre truppe avanzate,è ora saldamente in nostro possesso". No. Non si parla di liberazione. Ma di occupazione. Eppure lo stesso non si dirà per Gorizia e Trieste, dove tutta la retorica nazionalista parlerà di redenzione, di liberazione. Probabilmente perchè Monfalcone e Gradisca, nonostante la loro storia importante per questa fetta di terra, non avevano per l'Italia simbolicamente alcun tipo di valore ma erano un luogo come l'altro da occupare. D'altronde la terminologia esatta era proprio quella di occupazione, perchè nella prima guerra mondiale l'Italia questo ha fatto, ha occupato terre dove pur sussistendo l'italofono diffuso, appartenevano all'odiato Impero con cui si erano identificate nel corso del tempo.
mb
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