Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Le prime ore della grande guerra nella città di Gradisca e l'arrivo delle truppe italiane



Gradisca è una città che nel corso della sua storia ha conosciuto diversi conflitti, una città che deve gran parte della propria ricchezza e del proprio pluralismo all'Impero Austro Ungarico, e la prima guerra mondiale travolse, suo malgrado, anche Gradisca, dove convivevano da secoli in pace popoli slavi, latini, come d'altronde testimonia lo stesso primo documento che parla di questa importante località del Friuli, visto che si raccontava di un villaggio agricolo abitato da sette famiglie di origine slava e altre latine sotto il patriarcato di Aquileia. Una delle prime testimonianze che fotografarono la situazione all'alba dello scoppio della prima guerra mondiale e che vide protagonista anche il teatro di Gradisca, fu quella raccolta dal giornale nazionale la Stampa, che faceva chiaramente una inequivocabile campagna antiasburgica. La testimonianza era quella di un certo Francesco Fantini, un profugo, padre di nove figli. Apprese della dichiarazione di guerra nella sera del 24 maggio alle ore 22, col suono a distesa delle campane. Nel pomeriggio del giorno successivo, narra il Fantini, arrivarono, a Gradisca, che poi fu occupata, gli italiani, che il giornale presenta come truppe liberatrici, ed il comandante militare  ordinò alla popolazione di abbandonare la città. E ci furono da subito delle schermaglie tra italiani ed austriaci.  "Mentre ci allontanavamo udimmo impegnarsi fra gli italiani e gli austriaci un violento duello di artiglieria". Gli austriaci cercarono di far saltare un tratto di linea ferroviaria però senza alcun successo. Il ponte, che univa-Gradisca a Sagrado fu distrutto. Gli austriaci — disse  il-Fantini — avevano costruito trinceramenti  ed avevano minato in vari punti il terreno, ma le truppe italiane superarono  ogni ostacolo e la bandiera  venne essere issata sul palazzo comunale di Gradisca. Tre giorni prima che le truppe italiane conquistassero Gradisca vennero tratti in arresto il segretario comunale Budau Amilcare e altri impiegati che avevano voluto festeggiare con un banchetto la loro esclusione dalla leva forzata sotto l'Austria, precisa il giornale. Gradisca, subì pesantissimi danni durante la guerra, soprattutto nella ritirata italiana di Caporetto, la città venne devastata, tra gli incendi più noti vi fu quello della chiesa dell’Addolorata.
 
mb

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