I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Alla ricerca di quel "già" recuperando i vecchi nomi dei luoghi, come hanno fatto a Rijeka/Fiume







I nomi dei luoghi sono importanti, fondamentali. Raccontano l'identità della città, raccontano la memoria della città che si vuole preservare, tramandare, conservare. E questa memoria non sempre fotografa la reale storia e identità della città. Soprattutto nei luoghi di confine. Nell'interessante iniziativa che si è svolta a Gorizia, sui nomi dei luoghi, dove diverse posizioni si sono confrontate sullo stesso tavolo, è emerso che c'è stato un mero appiattimento in chiave nazionalistica, della narrazione dei nomi dei luoghi che si vogliono tramandare. E' stata quasi spazzata via la storia plurisecolare dell'Impero AustroUngarico di Gorizia. Una costante che è avvenuta un pò ovunque. Nel testo Sguardi sul '900 di Ronchi, ad esempio, sottolineavo che paradossalmente, vie come via Verdi, via Dante, Largo Petrarca, via Manzoni, contrariamente da come potrebbe sembrare, non vennero istituite con l'avvento del Regno d'Italia. Ma sotto l'Impero, che riconobbe la valenza della cultura italiana. Nonostante, quel via Verdi, fosse diventato proprio negli anni che precederanno la grande guerra, un motto irredentista antiasburgico. Perché richiamava W Vittorio Emanuele Re D'Italia. In quel tavolo goriziano è emersa, l'intenzione, a Gorizia, di voler ricostruire i vecchi nomi dei luoghi. Con quel "già". Come successo a Trieste, ma il modello da seguire dovrebbe essere quello proposto in via sperimentale a Rijeka, Fiume. In alcuni luoghi sono apparsi i nomi della piazza come veniva identificata nel corso delle varie epoche. Chiaramente una siffatta operazione è proponibile solo in alcuni luoghi, simbolici, non ovunque, ma è sicuramente già un passo che può raccontare come nelle varie epoche i nomi siano mutati, rispetto alle esigenze della storia che si è affermata nel luogo che si vive e attraversa durante la propria quotidianità. Così come sarebbe di fondamentale importanza che questa operazione di recupero della memoria storica, che potrebbe avere anche una valenza turistica importante, oltre che culturale,  rispecchiasse il carattere plurilinguistico della nostra regione, dall'italiano, allo sloveno, dal tedesco, al friulano. Un plus che non toglierebbe niente a nessuno, ma che faciliterebbe il recupero dello spirito mitteleuropeo che si è andato smarrendo nel corso di questi ultimi cent'anni.
mb

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