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A Pordenone vogliono realizzare il museo nazionale della guerra fredda

Una proposta in fase di discussione alla Commissione cultura della Camera  che vorrebbe portare a Pordenone il museo nazionale della guerra fredda. Nella proposta si legge che "in Italia le istituzioni museali dedicate alla storia della guerra fredda sono da considerare limitate, sia per il nucleo tematico trattato, sia per la dimensione espositiva, sia, infine, per il carattere locale che esse assumono. Si segnalano in particolare la Base Tuono, museo a cielo aperto della guerra fredda a Folgaria (Trento) costituito da tre postazioni di missili terra-aria Nike Hercules collocate in mezzo alle montagne del Trentino ed il Museo diffuso a cielo aperto lungo il confine, Gorizia-Nova Goriza, che consiste in un percorso interattivo tra luoghi e memorie basato sul concetto di « realtà aumentata."

Lo scopo di questo museo sarebbe non solo quale luogo di conservazione, ma di ricerca. Anche perchè a dirla tutta, in Italia esiste un tremendo vuoto che ha riguardato questo Paese, dalla nascita di Gladio fino al periodo della strategia della tensione. Tra segreti, cose non dette, misteri, probabilmente sono più le cose che rimarranno fuori dal museo che dentro. Ma se questo museo potrà avere un ruolo propulsivo in tal senso, ovvero frantumare il muro di omertà che ancora esiste, per divenire un centro di gravità storico importante, ben venga, anche se il fatto che uno dei motivi che lo vogliono in Pordenone è la vicinanza con Aviano, e difficilmente la NATO riuscirà a smuovere le acque a favore della verità storica imparziale, perchè mai dovrebbe farlo? Visto anche che questo museo dovrebbe sorgere in un luogo non imparziale, ovvero nei locali concessi in uso dal Ministero della difesa?
Così come il rischio che questo museo possa divenire solo la voce dell'Occidente contro il sistema Sovietico, è un qualcosa che andrà totalmente evitato, per rispetto della verità storica. Quali, dunque, i compiti di questo luogo? 
Valorizzare e rendere fruibile in modo unitario il patrimonio documentale materiale e immateriale, letterario, icono- grafico e multimediale relativo alla guerra fredda, con particolare attenzione allo scacchiere meridionale della cortina di ferro in Europa e al confine dismesso tra i mondi dell’est e dell’ovest in Italia;  promuovere gli studi sulla guerra fredda per contribuire alla diffusione di una conoscenza critica della storia delle guerre e alla comprensione dei motivi che stanno alla base dei fenomeni di instabilità attuali e potenziali nei teatri delle crisi e delle contrapposizioni geo-strategiche contemporanee; sviluppare nelle giovani generazioni e nella più ampia opinione pubblica la cultura della pace e della collaborazione tra le nazioni e tra i popoli, anche in collaborazione con le istituzioni culturali ed educative. Tra le varie funzioni previste si segnalano anche quelle che lo vorrebbero come soggetto attivo per  fornire sostegno al lavoro della scuola e all’educazione permanente, anche attraverso proprie proposte didattiche o divulgative e per  promuovere e svolgere ricerche in materia di conservazione dei materiali di propria competenza e delle tecnologie utilizzate nel settore.  Il costo dovrebbe essere di 20 milioni di euro per la realizzazione della sede del Museo, nonché la spesa di 1,5 milioni di euro annui  quale contributo per le spese di funziona-mento del Museo.
 
Marco Barone 

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