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Terrorismo: se si punta il dito contro la rotta balcanica, la Serbia, la Croazia e la Bosnia

Il "terrorista" più ricercato del mondo è stato arrestato a Bruxelles, in quello che per molto tempo era noto anche per alcuni come ex quartiere italiano, per una consistente presenza di italiani e di attività di italiani, anche se nessuna TV o giornale al momento dell'arresto ha mostrato il suo volto. Misteri del mondo della comunicazione, a volte non aspettano altro che mostrarti in faccia il super ricercato appena arrestato, pensiamo ai boss mafiosi nostrani,  come trofeo, altre volte, invece, regna la prevalenza di una sorta di privacy, o di sicurezza, anche se non si capisce di che privacy o sicurezza si possa mai parlare quando per mesi hanno sbattuto in pasto ai media il volto dell'uomo più ricercato del mondo, e dopo il suo arresto, hanno continuato a mostrare momenti della sua vita privata. Già. Rimarrà impressa la scena di quell'uomo con un cappello in testa che fugge nella direzione opposta rispetto a quella delle forze speciali, per poi essere colpito, atterrato, arrestato.   Ma rimarrà impresso nel momento in cui nei Balcani la situazione si surriscalda, dopo la condanna di Karadžić, il fatto che con forza si punta il dito sulla e contro la rotta balcanica, che non ha sfiorato l'Italia e parte dell'Europa Occidentale. Ma questo poco importa, nel momento in cui l'Europa, Italia inclusa, finanzia la Turchia per ghettizzare i profughi e non solo, nel momento in cui la Slovenia nasconde il filo spinato con pannelli per questioni di estetica, per non turbare i turisti, nel momento in cui la voglia di chiudersi dentro i propri recinti incrementa, nel momento in cui la guerra contro la Libia è sempre più vicina. Importa che le armi usate nelle stragi di Parigi, come è stato denunciato, sono state fabbricate nella fabbrica di armi Zastava di Kragujevac, in Serbia. Importa che qualche terrorista abbia utilizzato un numero croato, importa che la Bosnia viene etichettata come "crocevia europeo del terrorismo islamista", importa che i terroristi sono passati dalla rotta balcanica mischiandosi tra i rifugiati. Dunque nel sistema mediatico incontrollato, si rischia di fomentare una sorta di "balcanofobia" comportando che i Balcani verranno visti come luogo che facilitano l'attività del terrorismo che colpisce il centro dell'Europa, esente, in ogni caso, da qualsiasi minima responsabilità. Poi il fatto che in Croazia od in Bosnia le note schede SIM, da sempre, si possano comprare con quattro soldi, ed ovunque, poco importa, il fatto che i bosniaci abbiano conosciuto processi emigratori consistenti, per essere sfruttati dal capitalismo che mai fa male, poco importa. Il fatto che la Serbia è stata massacrata dai bombardamenti NATO, poco deve importare. Sicuramente un problema esiste, e va ricondotto nelle sue giuste e specifiche dimensioni, ma basta un niente per ingrandirlo a dismisura. La sensazione è che si colpisce la rotta balcanica per arrivare a Mosca. Ma se è questa la via che si vuole intraprendere, una destabilizzazione dell'area balcanica, passando attraverso "stati di polizia" comporterà il rischio di una nuova guerra. I muri che nascono con la scusante della "rotta balcanica" verranno protetti e difesi dai nazionalismi, dal rigore securitario. E lo scopo dei nazionalismi è quello di mantenerli questi muri per farli avanzare per riprendere ciò che non appartiene più ad un dato Paese, ma che viene rivendicato dal quel Paese. La pace Adriatica è nuovamente a rischio, e se si continua così, su questo bollente binario, saranno cavoli amarissimi per tutti. 

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