Passa ai contenuti principali

Si modifica lo Statuto della Regione FVG, arrivano le città metropolitane e non solo


Il Colpo di grazia, al mai costituito TLT, arriverà con la LEGGE COSTITUZIONALE 31 gennaio 1963, n. 1 con la quale si stabilirà che "Il Friuli-Venezia Giulia e' costituito in Regione autonoma, fornita di personalità' giuridica, entro l'unita' della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione", od ancora che "La Regione comprende i territori delle attuali province di Gorizia e di Udine e dei comuni di Trieste Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico. La Regione ha per capoluogo la città' di Trieste. Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione ha un proprio gonfalone ed uno stemma, approvato con decreto del Presidente della Repubblica". Insomma sarà proprio la nascita della Regione Friuli-Venezia Giulia a determinare la fine del Territorio Libero di Trieste e l'atto sbrigativo, del 10 novembre 1975, e non degno neanche di una giusta attenzione mediatica, tanto che la stampa di quel periodo dedicherà pochissimo spazio all'evento di Osimo, si stabilirà, a livello storico, politico ed amministrativo, con la firma del ministro,controverso, degli Esteri italiano, Mariano Rumor, e quello jugoslavo, Milos Minic, in sostanza l'abrogazione dell'intesa di Londra e l'indiretta decadenza di alcune disposizioni del Trattato di Pace del 1947 ed il consolidamento della sovranità italiana, già formalizzata con la nascita della Regione FVG, sull'area di Trieste. Ora, dopo l'approvazione al Senato, è giunta alla Camera la proposta di Legge che vuole modificare lo Statuto della Regione FVG. Si legge che la Regione comprende i territori delle attuali province di Gorizia, di Udine, di Pordenone e di Trieste. Che la Regione può provvedere all'istituzione di nuovi Comuni anche in forma di città Metropolitane ed alla modificazione della loro circoscrizione e denominazione, intese le popolazioni interessate. I Comuni, anche nella forma di Città metropolitane, sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. In attuazione dei princìpi di adeguatezza, sussidiarietà e differenziazione, la legge regionale disciplina le forme, anche obbligatorie, di esercizio associato delle funzioni comunali. L'articolo 59 prevede che "l'ordinamento degli enti locali della Regione si basa sui Comuni, anche nella forma di Città metropolitane, quali enti autonomi obbligatori con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i princìpi fissati dalla Costituzione e dal presente Statuto". Dunque le province della regione Friuli Venezia Giulia esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale sono soppresse a decorrere dalla data stabilita con legge regionale e, comunque, non prima della scadenza naturale del mandato dei rispettivi organi elettivi già in carica e la legge regionale disciplina il trasferimento delle funzioni delle province ai comuni, anche nella forma di città metropolitane, o alla regione, con le risorse umane, finanziarie e strumentali corrispondenti, e la successione nei rapporti giuridici.  Arriva la definitiva soppressione delle province e conseguenti modifiche dell'assetto istituzionale, contemplandosi solo due livelli di governo: la regione ed i comuni (questi ultimi anche nella forma di città metropolitane). Si prevede anche l'abbassamento da 25 a 18 anni del limite di età per poter essere eletti consigliere regionale e la  diminuzione, da 15 mila a 5 mila, del numero di firme necessarie per l'iniziativa legislativa popolare. Verrà proposto alla Camera l'emendamento sulla questione delle Unioni Territoriali, che è stato respinto in sede di Commissione. L'emendamento proposto voleva l'istituzione di un referendum specifico sulle Unioni territoriali intercomunali che " hanno suscitato numerose proteste di sindaci, con la conseguenza della presentazione di circa sessanta ricorsi al Tribunale amministrativo regionale di Trieste". L'emendamento è stato bocciato perché " si tratta di temi sui quali il Parlamento non può intervenire in quanto rientrano nella potestà di autonomia delle Regioni a statuto speciale. (...)nel contempo le Unioni territoriali intercomunali sono state istituite con legge regionale e come anche questo tema rientri tra le materie sulle quali il Consiglio della Regione Friuli Venezia Giulia è titolare di piena autonomia". Ai sensi dell'articolo 116, primo comma, della Costituzione gli statuti delle cinque Regioni ad autonomia speciale sono adottati con legge costituzionale. Tali statuti possono essere modificati secondo la procedura di cui all'articolo 138 della Costituzione per l'approvazione delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali. Peraltro, come stabilito dall'articolo 63 dello Statuto del Friuli-Venezia – a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale 2 del 2001 - le modificazioni allo statuto approvate dalle Camere non sono comunque sottoposte a referendum nazionale (anche nell'ipotesi in cui vengano approvate a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera in seconda deliberazione).

Commenti

Post popolari in questo blog

Quattro studentesse dell'Università di Padova in Egitto per una tesi. Era proprio indispensabile?

Circola in rete la notizia che  quattro ragazze Unipd vanno  “alla conquista” dell’Egitto, per lavorare alla loro tesi di laurea e frequentano il corso di Progettazione e gestione del turismo culturale, Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Padova. Si legge  con grande enfasi che  "La loro tesi si è concentrata sulla riprogettazione e sul riallestimento della Sala dei Cimeli nel Sacrario militare italiano. Il Sacrario è un edificio costruito per commemorare i caduti italiani durante le battaglie di El-Alamain, che si sono svolte nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale."
Ora, non so se vi sono già state altre iniziative del genere da quando è stato assassinato Giulio Regeni, quello che so è che  il rettore dell'Università di Padova, Rosario Rizzuto, ha dedicato la giornata dell'inaugurazione del 794° anno accademico a Giulio Regeni con queste parole "Voglio inoltre ricordare in questa occasione con affetto e dolore Giulio Regeni, il g…

La comunità di Ronchi abbraccia la famiglia di Giulio Regeni

Non esiste altro modo che definire come un grande ed immenso abbraccio quello che si è realizzato nella serata di sabato 11 novembre a Ronchi nella sala della Chiesa di Santa Maria Madre. L'abbraccio alla famiglia di Giulio Regeni, a papà Claudio, alla mamma Paola, alla sorella Irene, ad una famiglia meravigliosa che non ha mai smesso per un solo giorno in questi oltre 21 mesi da quel maledetto 3 febbraio 2016 di battersi per la verità e giustizia per Giulio.

Diciamolo pure, quello che è successo dopo la barbara uccisione di Giulio per mano e volere di chi qualcuno lo vorrebbe ancora come innominabile, è un qualcosa di assolutamente straordinario pur nella drammaticità di questa storia, che è diventata la nostra storia. Da quasi due anni continua a resistere, a crescere, a battere colpi ogni giorno ed essere sempre lì in rete la parola chiave, verità per Giulio. E' in continuo movimento. Internazionale, globale, senza età, Ha raggiunto ogni angolo di questo nostro mondo. Ha p…

Quando venne soppressa la provincia di Gorizia perchè troppo slava e l'italianizzazione dei cognomi a Ronchi

Il libro il " fascismo di Confine" di Degrassi, pubblicato in collaborazione con il Comune di Ronchi, offre dei dati storici interessanti. Principalmente incentrato sulle vicende complessive del Confine Orientale e della Venezia Giulia, si addentra anche su come il fascismo ha condizionato e stravolto la vita soprattutto a Ronchi passata dalla provincia di Gorizia a quella di Trieste, a cui vi rimarrà fino al '47, per poi ritornare a quella di Gorizia successivamente fino all'attualità che la vede nell'UTI Carso Isonzo Adriatico.

Le elezioni del 1921 segnarono l'inizio della fine della provincia di Gorizia come determinatesi dopo la fine della grande guerra. In quel collegio vi erano 117 mila abitanti di lingua italiana, 193 mila di lingua slovena, pari al 60%, circa 4 mila di lingua tedesca e circa 5 mila di altre lingue . Dunque era una provincia a forte connotazione slovena. La batosta che verrà subita a livello elettorale dal primo blocco fascista, dove no…